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La verità sul Mi(ni)stero dell'Ambiente su Bussi....

18 minuti

Il Mi(ni)stero dell'Ambiente su Bussi.

https://www.youtube.com/watch?v=RDqOHZuGDWg

L'appuntamento per vedere le carte di gara a febbraio che si rivela una "sola", i documenti che non si trovano ma che vengono citati dai dirigenti, il Ministro che parla di immediato avvio dei lavori: le mille stranezze e giravolte della della gara da 38 milioni sulle discariche 2A e 2B.

Ora si scopre pure che il parere del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici è solo interlocutorio e auspicava integrazioni progettuali.

L'incredibile storia della revoca di un appalto che rischia di rinviare di 6-7 anni le bonifiche.

Ecco le Faq del Forum H2O che spiegano le contraddizioni e le illogicità del Ministero e di chi appoggia le "soluzioni" dei suoi dirigenti.

Un appuntamento "sola" a Roma per vedere le carte che poi non vengono date, documenti importantissimi che ufficialmente non si trovano al Ministero ma che vengono citati estesamente dai funzionari ministeriali con il ministro in persona che nel frattempo - il 23 gennaio 2019 - assicura la partenza entro una settimana di quei lavori che i suoi dirigenti già in quel momento stanno cercando di bloccare da oltre due mesi (e il Ministro cercò goffamente di smentire l'esistenza di tale procedura nonostante avessimo diffuso il pdf del documento della sua dirigente Distaso); il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, qui allegato, che viene fatto passare dal direttore del Ministero per ostacolo insormontabile ma che invece è solo un parere interlocutorio aperto ad integrazioni progettuali. Sono solo alcune delle inquietanti stranezze che circondano la vicenda della gara da 38 milioni di euro per l'allontanamento da Bussi dei rifiuti delle discariche 2A e 2B che ora il Ministero dell'Ambiente ha confermato di voler annullare rischiando di rinviare le bonifiche di 6-7 anni.

Il Ministero dell'Ambiente ancora il 20 febbraio 2020 con un documento, che qui alleghiamo, vergato dalla dirigente Distaso affermava di non essere in possesso della documentazione attinente la gara per l'appalto da 38 milioni di euro che il ministero aveva aggiudicato ben due anni prima a febbraio 2018. D'altro lato lo aveva scritto anche nella nota 25884 del 20/12/2018 (quella all'avvocatura dello Stato che il Forum H2O diffuse 16 mesi or sono e smentita dal Ministro Costa) quando la Distaso sosteneva che il RUP tratteneva tutta la documentazione nonostante "le plurime richieste di trasmissione di tutta la documentazione di gara agli atti del Ministero". Insomma, a voler credere a questi documenti, il ministero appaltante in oltre un anno non è riuscito a riavere dal Responsabile Unico del Procedimento da loro nominato i documenti della gara che ha aggiudicato e che la stessa Distaso da dicembre 2018 sta provando ad affossare!

Quella che diffondiamo è solo una delle lettere dilatorie con cui la Distaso cerca di motivare con argomenti ai limiti dell'assurdo la mancata ostensione al pubblico dei documenti, dopo aver strenuamente cercato di negare un accesso agli atti sulla gara da noi avviato il 29 ottobre 2019. Facciamo notare che l'accesso agli atti dovrebbe durare 30 giorni, qui siamo a 206 giorni e i documenti ancora non escono! Eppure nelle loro lettere la stessa Distaso e anche il suo direttore Lo Presti dimostrano di avere sicuramente diversi documenti del procedimento che quindi devono esserci al Ministero...

Arriviamo poi, dopo una serie di diffide e la vittoria nel ricorso al responsabile anti-corruzione, ad un clamoroso caso, quello dell'"appuntamento sola" del 13 febbraio, che il Ministero ci ha dato (con un'email non firmata) proprio per vedere le carte, documenti che poi non ci ha fatto trovare quando ci siamo recati nella loro sede! La mancanza di trasparenza è una delle innumerevoli stranezze di una vicenda che rischia di ritardare di 6-7 anni le bonifiche aprendo anche il rischio a ipotesi di "soluzioni al ribasso" come quella del tombamento in loco dei rifiuti o, a nostro avviso, in generale meno favorevoli per l'interesse pubblico. Con la beffa che, se la procedura di revoca è basata su motivazioni così fragili (se ce ne sono altre più gravi, siano rese pubbliche), si rischia pure di dover pagare il risarcimento a chi la gara l'aveva vinta.

Pertanto facciamo appello a tutti gli enti di rendere pubblica tutta la documentazione della gara e la relativa corrispondenza prima di decidere su una questione così rilevante non solo per l'Abruzzo ma per l'intero paese perché le aree contaminate della Val Pescara sono una ferita nazionale ancora aperta visto che rilasciano ancora cancerogeni a valle da anni nell'inerzia di chi deve per legge coordinare le attività: il Ministero dell'Ambiente.

Qui sotto alcune spiegazioni in breve.

LE FAQ DEL FORUM H2O CHE SPIEGANO LE CONTRADDIZIONI DEL MINISTERO

Proviamo qui sotto a rispondere brevemente con delle FAQ alle tante questioni sollevate in questi giorni.

Il parere del Consiglio dei Lavori Pubblici affermava veramente che era "impossibile la redazione di un progetto definitivo corretto" come ora scrive il direttore del Ministero Lo Presti? O era solo un parere interlocutorio?

No, era solo un parere interlocutorio e si comprende facilmente proprio grazie all'inequivocabile paragrafo finale del parere stesso in cui si apriva alle integrazioni progettuali. Lo riportiamo (sottolineature nostre): "Nel restituire, pertanto, il progetto definitivo indirizzato a questo Consiglio Superiore, riservando l'emissione del parere richiesto, a valle degli (così nel testo, ndr) ulteriori indagini e rilievi necessari a rendere il progetto meno approssimato e quindi più coerente col livello di progettazione, corre l'obbligo di segnalare l'alto valore dell'interesse ambientale tutelato e l'urgenza di raggiungere l'obiettivo della bonifica del sito".

Come mai allora il direttore del Ministero Lo Presti nella sua lettera del 18 maggio 2020 al comune di Bussi afferma che "era emerso uno scarso grado di approfondimento dei contenuti progettuali iniziali posti a base di gara che, a parere del Consiglio Superiore, rendeva impossibile la redazione di un progetto definitivo corretto, approfondito e rispondente ai requisiti minimi della normativa tecnica vigente"?

È il ministero a stabilire se i fondi, 45 milioni di euro, rimangono in Abruzzo?

No, sono fondi vincolati dal Parlamento con l'Art3 octies della Legge 26 febbraio 2011, n. 10 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie" che assegnava 50 milioni di euro (in parte ora spesi) delle somme destinate alle aree terremotate per assicurare la bonifica a Bussi e la reindustrializzazione.

Certo preoccupa leggere quanto scrive il Direttore del Ministero Lo Presti quando sostiene di aver ridato indietro al MEF i soldi della contabilità speciale visto che - in termini burocratici - ora il MEF è legittimato a pensare che il Ministero non li ritiene necessari per Bussi aprendo a modifiche normative per riassegnare quei fondi vista anche l'emergenza mondiale in corso. In ogni caso la modifica normativa dovrebbe passare per il Parlamento.

Poiché la pubblica amministrazione parla non con comunicati stampa, il sottosegretario Morassut dovrebbe scrivere al MEF chiarendo che i soldi servono a Bussi.

Si possono spendere su altre aree del SIN di Bussi come vorrebbe la consigliera regionale Marcozzi?

Delle due l'una! Se, infatti, passa la logica che non si può andare "in danno" anticipando le somme pubbliche per poi riprenderle dal privato responsabile della contaminazione (come prevede tra l'altro la legge), come sostenuto improvvidamente per le discariche 2A e 2B, non essendoci aree contaminate direttamente dallo Stato nel SIN di Bussi ed essendo ormai individuato in Edison il responsabile della contaminazione su vaste porzioni del SIN, seguendo questa "logica" effettivamente non avrebbe senso mantenere i denari su Bussi. Per questo chi ragiona in questo modo mette effettivamente a rischio la destinazione dei fondi per le bonifiche a Bussi.

Perché allora è esiziale mantenere lo stanziamento pubblico?

Ha senso per velocizzare gli interventi sul campo visto che proprio il Ministero dell'Ambiente ha dimostrato in questi anni, reiteratamente, di non fa rispettare i tempi dei procedimenti fissati dal Testo Unico dell'Ambiente (che prevede sulla carta di risolvere tutto nel giro di due anni, bonifica compresa...) per i progetti depositati dalle aziende.

Quindi i soldi servono come "polmone" per intervenire direttamente e con progetti condivisi (come la rimozione dei rifiuti invece del loro tombamento) in attesa della definizione di tutti i lunghissimi contenziosi con il privato (per ricorsi al TAR, Consiglio di Stato ecc.). Si veda la situazione di stallo creatasi a Bolognano, ad esempio, oppure le aree esterne alla Tremonti, ugualmente pesantemente contaminate e su cui non vi è neanche un intervento di messa in sicurezza.

Il Ministero dell'Ambiente è trasparente?

No. Come detto in premessa la SOA Onlus ha avviato un accesso agli atti il 29 ottobre 2019 sugli atti relativi alla gara sulle discariche 2A e 2B. Dopo un tentativo di dilazione e una diffida la dirigente Distaso ha negato l'accesso agli atti. La SOA ha fatto ricorso al responsabile anti-corruzione che ha dato ragione all'associazione. A quel punto, dopo una diffida e dopo un incredibile tentativo della Distaso di ottenere dall'anticorruzione il "riesame del riesame" (cosa non solo non prevista dalla legge ma mai vista in tanti anni di attivismo!), con un messaggio email (senza firma!) dal ministero è stato dato un appuntamento il 13 febbraio. Una volta al Ministero il rappresentante della SOA ha verificato che le carte della gara non erano disponibili!

La SOA ha scritto una lettera di fuoco minacciando denunce. A quel punto la Distaso ha scritto al RUP Bentivoglio chiedendogli le carte, sostenendo che il ministero non ha la documentazione di gara. La SOA il 20 febbraio ha replicato elencando alcuni documenti (come il parere del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici) che erano stati pure citati dalla stessa Distaso!

Ad oggi i documenti non sono stati ancora forniti.

Quindi le affermazioni del ministero (e del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici) su quali "carte" sono fondate?

Non lo sappiamo con precisione, vorremmo tanto consultarle anche per verificare certe affermazioni.

Ad esempio, quali affermazioni?

Quella secondo cui la contabilità speciale del Commissario (i 45 milioni) abbia sofferto per la mancata consegna di una relazione da parte della dirigente Laura D'Aprile entro il 30 giugno 2018. Peccato che la dirigente abbia lasciato il servizio nel febbraio 2018 e che ovviamente la continuità amministrativa deve essere assicurata dai nuovi dirigenti. Ci risulta, per aver visto le carte, che la dirigente uscente abbia non solo rendicontato il 2017 ma anche consegnato una relazione con il cosiddetto "passaggio di consegne" evidenziando l'attività amministrativa svolta "post-commissario".

Quindi, se è vero che qualcuno non ha consegnato una relazione per tempo al MEF provocando un blocco nella possibilità di usare quei fondi, chi è il dirigente responsabile di tale inadempienza al ministero?

Altre affermazioni da verificare?

Quelle relative alle cosiddette "criticità" segnalate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Una delle criticità sollevate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è la mancanza di analisi di rischio: serviva effettivamente?

No, perché l'analisi di rischio non si fa sui rifiuti e lì ci sono due discariche di rifiuti. Per il terreno a fondo scavo contaminato l'art.242bis "Procedure semplificate" del Testo Unico dell'Ambiente rende possibile andare direttamente a bonifica senza passare per l'analisi di rischio accettando di rispettare le Concentrazioni Soglia di Contaminazione che sono più restrittive delle Concentrazioni Soglia di Rischio derivanti, appunto, da un'analisi di rischio. Insomma, ci potrebbe essere anche la beffa, tra l'altro, che ora Edison potrebbe fare lei l'analisi di rischio e ottenere magari di raggiungere obiettivi di concentrazione dei contaminanti più alti nei terreni, cioè meno restrittivi!

Solo per l'acqua di falda permane il problema ma è facilmente superabile con integrazioni che al Ministero sono quotidiane per progetti e procedimenti di questo tipo.

Se non ci credete, mettete le parole "bonifica, procedura semplificata, analisi di rischio" in google e vedete cosa dicono i siti specializzati in bonifiche.

Le altre due criticità (elenco discariche dove conferire i rifiuti e impermeabilizzazione delle aree di lavorazione dei rifiuti) erano superabili?

Sì, la pubblica amministrazione continuamente approva progetti con prescrizioni o chiede integrazioni progettuali.

La revoca in autotutela a quali rischi espone?

La nota del Direttore del Ministero Lo Presti è come minimo confusionaria, perché da un lato sostiene di annullare la gara per via di un progetto addirittura non approvabile in radice (ma abbiamo visto che in realtà lo stesso Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dice altro!), procedendo in autotutela a revocare l'aggiudicazione avvenuta oltre due anni fa e, addirittura, anche il bando di gara del Commissario Straordinario del Governo Goio, di cinque anni fa. A parte che esistono limiti temporali per l'azione in autotutela e qui un Ministero si accorge di problemi dopo 5 anni, si rischia di perdere un eventuale contenzioso milionario con la ditta aggiudicataria. La strada della revoca per interesse pubblico sopravvenuto è tutta da dimostrare, visto che le somme anticipate si recuperavano addossandole al responsabile privato e nel frattempo si accorciavano i tempi per la bonifica che è il vero obiettivo pubblico, come sostiene anche il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Insomma, si apre la strada ad un contenzioso enorme con indennizzi e forse anche risarcimenti milionari per l'aggiudicatario che si vede togliere un appalto, se non emergono fatti assai più gravi come richiesto dalle sentenze del Consiglio di Stato in materia di revoca di appalti.

Tra l'altro nelle premesse dell'Accordo di Programma voluto dal Ministero dell'Ambiente e sottoscritto anche da Comune e Regione Abruzzo, è scritto esattamente che "la tempestiva esecuzione dei lavori di bonifica oggetto della Procedura di Gara è di primario interesse pubblico, in considerazione dello stato di contaminazione delle Aree nonché della volontà di promuovere eventuali accordi per la reindustrializzazione delle stesse;"

Vogliamo vedere in un contenzioso difendere una giravolta dopo aver usato queste parole in un accordo istituzionale per una gara voluta da un Commissario di Governo.

Le bonifiche sono più o meno veloci con l'annullamento della gara?

Per la Discarica Tremonti solo per fare le analisi sono passati due anni. Due per approvare il progetto, con il tentativo di Edison di lasciare i rifiuti lì. Approvato ad agosto 2018 ad oggi non sono stati fatti passi avanti sostanziali nella rimozione dei rifiuti.

La gara per la rimozione dei rifiuti dalle discariche 2A e 2B aveva un vincitore con aggiudicazione definitiva. I soldi c'erano. Le linee fondamentali del progetto erano state concordate (rimozione di tutti i rifiuti). Quindi si trattava di una procedura molto avanzata, seppur tra mille ritardi causati dalla morte del Commissario e da procedure burocratiche che sfiniscono (vedi il plurimo cambio del RUP).

Ora invece si riavvia il procedimento dalla prima casella, dalle analisi.

Si va verso la tombatura dei rifiuti? Che tipo di progetto può presentare Edison? Quanti anni passerebbero?

Bisognerebbe chiedere a Edison quali intenzioni ha oppure alla Distaso, a Lo Presti, a Morassut e alla Marcozzi se e come vogliono imporre la medesima soluzione del progetto che vogliono revocare. Può scegliere di puntare, come ha provato a fare per la Tremonti, sulla "tombatura" in loco, cosa probabilmente molto meno costosa rispetto all'allontanamento dei rifiuti. In tal caso, dopo analisi su analisi, dovrebbe predisporre un progetto, probabilmente soggetto a un lungo iter. In caso di bocciatura, ad esempio in sede di V.I.A. regionale, Edison potrebbe fare ricorso al TAR e al Consiglio di Stato. Se dovesse vincere, potrebbe "tombare" i rifiuti. Se dovesse perdere, ripartirebbe l'iter per un nuovo progetto.

Fate voi i conti degli anni.

Chi ha voluto l'accordo di programma con l'acquisizione della aree delle 2A e 2B da Solvay?

È stato proprio il Ministero e noi avevamo sconsigliato vivamente al Comune l'acquisto delle aree visto che la bonifica poteva passare per un'occupazione temporanea. Fu il Ministero, però, a sollecitare con un accordo di programma il passaggio delle aree alla proprietà pubblica in vista della rimozione dei rifiuti. Paradossalmente ora la proprietà pubblica potrebbe fare da diga ad eventuali richieste di tombamento in loco dei rifiuti da parte del privato, ma è un risultato "spurio" e non voluto e certo utilizzabile con difficoltà in uno scenario, assai probabile, di contenziosi infiniti. Se la gara fosse andata avanti i rifiuti sarebbero stati sicuramente eliminati dall'area.

Si rischiava di usare fondi pubblici facendo un favore al privato?

No, le norme prevedono che, essendo prioritaria la salute e la tutela ambientale, lo Stato possa sostituirsi ai privati per poi rivalersi sull'azienda individuata come responsabile. In questo caso Edison. Bastava notificare a Edison progetto e costi.

Cosa succede ora?

Succede che nei pochi minuti che avete impiegato a leggere questo comunicato nel SIN di Bussi la situazione ambientale è ulteriormente peggiorata e qualche grammo di cancerogeno è andato in acqua.

Poi moltiplicate questi minuti e questi grammi per i 13 anni di inadempienze del ministero dell'ambiente e traete voi le conclusioni su chi ha ragione in questa storia.

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