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Scuole: Il Grande mistero della Savini e della San Giuseppe. Il Resto? Speriamo nella fortuna...

di Giancarlo Falconi
5 minuti

ERa il mese di Luglio del 2017.
I nostri soliti e noiosi articoli sulla sicurezza scolastica a Teramo.
In fondo siamo in un cratere sismico e amaro in fondo, avevamo subito tre scosse di terremoto e una folle nevicata.
Scrivevamo " Il dirigente del comune capoluogo, Remo Bernardi, ha relazionato sui valori di resistenza sismica degli edifici scolastici dalle materne, alle medie.
Vi ricordiamo che dentro il cratere sismico, anzi, in particolar modo all'interno del cratere sismico,  le indicazioni di legge sono 1 ( uno).
Aveva ragione il sindaco Brucchi che con urgenza aveva individuato la sede del polo scolastico lo Stadio di Teramo?
Che cosa ne pensa la maggioranza?
La Minoranza?
I dissidenti della maggioranza?
Che cosa accadrà a Settembre?
Nulla.
Tutti a scuola. , in attesa della progettualità.
Si pensano agli 800 mila euro riportati per la scuola Risorgimento dall'ass. Fracassa nell'ultima riunione a Fossa.
Le altre scuole?
Leggete.
I numeri raccontano la nostra storia..

La preoccupazione che dovrebbe portare a una decisione immediata è per sei scuole..
Sei plessi sono sotto allo 0,2
  Molinari , Fornaci Cona, Piano Lenta, De Iacobis , Scuola san Berardo , San Giorgio....".


Che cosa accadde?
Il nulla.
I ragazzi della Savini e della San Giuseppe trasferiti in una scuola con un indice sismico più basso dello 0,2.

Qualche mese dopo, Gennaio 2018.
Vi leggiamo una piccola agenzia Ansa.


 

I terremoti non sono soggetti a "prevedibilità" e dunque i sindaci non devono opporsi al sequestro delle scuole che, anche nelle zone a "basso rischio sismico", sono a ipotetico rischio crollo seppure per un "minimo scostamento dai parametri" di edificazione emanati nel 2008. Lo sottolinea la Cassazione accogliendo il ricorso della Procura di Grosseto contro un sindaco che ha ottenuto la riapertura di una scuola a 'leggero' rischio sismico, pari allo 0,985 su una scala che soddisfa a '1' il parametro di sicurezza statica.
Così la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura di Grosseto contro Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada, indagato per omissione di atti di ufficio per non aver chiuso il plesso scolastico della frazione di Ribolla "nonostante dal certificato di idoneità statica dell'immobile, redatto il 28 giugno 2013, ne emergesse la non idoneità sismica". Contro il sequestro della scuola primaria e secondaria, frequentata da quasi trecento bambini, e disposta dalla magistratura grossetana, Limatola aveva fatto ricorso e il tribunale del riesame lo scorso 26 aprile lo aveva accolto togliendo i sigilli. Ad avviso del riesame, era insussistente "un pericolo concreto ed attuale di crollo ragionevolmente derivante dal protratto utilizzo del bene secondo destinazione d'uso, avuto riguardo all'attività scolastica svolta ininterrottamente dalla fine degli anni sessanta". L'ordinanza rilevava inoltre che "in applicazione del cosiddetto indicatore del rischio di collasso previsto dalle 'Norme tecniche per le costruzioni' emanate con decreto il 14 gennaio 2008", dall'accertamento redatto nel certificato di idoneità statica "il rischio sismico era risultato pari a 0,985 registrando in tal modo una inadeguatezza minima rispetto ai vigenti parametri costruttivi antisismici soddisfatti al raggiungimento del valore '1'". Contro il sindaco di Roccastrada, la Procura di Grosseto ha protestato in Cassazione sostenendo che la scuola deve essere chiusa perchè il pericolo per la incolumità pubblica "nella non prevedibilità dei terremoti, doveva intendersi insito nella violazione della normativa di settore, indipendentemente dall'esistenza di un pericolo in concreto". Secondo il pm, "nessun rilievo avrebbe pertanto potuto attribuirsi alla circostanza che l'edificio insistesse su un territorio classificato a bassa sismicità o che l'inadeguatezza dell'immobile rispetto ai parametri costruttivi antisismici fosse minima". Dando ragione al pm toscano, la Suprema Corte - sentenza 190 depositata oggi - sottolinea che "nel carattere non prevedibile dei terremoti, la regola tecnica di edificazione è ispirata alla finalità di contenimento del rischio di verificazione dell'evento"". Pertanto, "la inosservanza della regola tecnica di edificazione proporzionata al rischio sismico di zona, anche ove quest'ultimo si attesti su percentuali basse di verificabilità, integra pur sempre la violazione di una norma di aggravamento del pericolo e come tale va indagata e rileva ai fini dell'applicabilità del sequestro preventivo". Ora il tribunale del riesame deve rimeditare il via libera al dissequestro.

Praticamente Teramo non dovrebbe avere una sola scuola aperta, giusto?
O quasi.
Le domande rimangono sempre le stesse.
Che cosa è stato progettato e cantierato in questo anno dell'Amministrazione D'Alberto?
Le indagini della Procura hanno dato la possibilità di un cambiamento dei rup e dei responsabili tecnici?
Chi sta sfidando la Procura di Teramo?
Perchè la Savini fu chiusa con un esito C?
Cosa cambiò tra le scosse di Agosto e di Ottobre?
Quali furono gli esiti dei sopralluoghi?
Chi dovrebbe avere il coraggio di denunciare?
Quanti soldi sono stati spesi nelle scuole teramane?
Quale resistenza sismica è stata ottenuta?
La sicurezza dei nostri ragazzi?
Al prossimo terremoto, speriamo di no....




 


 

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Commenti

Ci sono comuni che hanno costruito scuole con indice 2, tipo Corropoli, a Teramo si lotta per lo 0,2 e si aspettano i MUSP di Brucchi.
Purtroppo il lato peggiore della vicenda non sono i tecnici comunali e i politici ma i genitori che ingoiano questa vicenda dell'omertà assoluta.

S Giuseppe e Savini messe a norma , le si dovrebbero riaprire quanto prima , strutture fondamentali per la vitalità del centro storico .

e crediamo ancora nella ricostruzione!!!! facciamola finita di pensare alle favole

Eeehhhh, la somma urgenza!!!