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Il medico di Famiglia risponde all'Avv. Giordano...

3 minuti

Gentile Avv. Giordano, comprendo il suo dolore legato alla morte della Sua Mamma, ma ritengo sia grave ed imperdonabile dire cose inesatte.
Lamentare negligenze o mancanze del medico curante, lo ritengo veramente inverosimile.
Le sue affermazioni sono infondate e soprattutto non vere:

1) la mia prima mail l'ho inviata all'Usca immediatamente, ovvero il 26 ottobre e rinnovata telefonicamente sabato 31 (quando i medici di famiglia Le ricordo, non dovrebbero lavorare perché sostituiti dalla guardia medica, ma la mia deontologia non ha a che fare con giorni festivi e prefestivi), e rinnovata nuovamente lunedì 2 e martedì 3 novembre. 

2) le sue affermazioni sono smentite palesemente dai farmaci prescritti come da protocollo sin dal primo giorno, ed adeguatamente integrati in base all'evoluzione della sintomatologia!! Le basterà controllare la sua email dello studio legale o quella di suo padre!!!

3) quello che lei ha detto a tutti gli organi di stampa non corrisponde al vero, se si accosta alle ben 35 telefonate avvenute tra me ed i suoi genitori. Le ripeto, compreso il sabato e la domenica, per sincerarmi quotidianamente delle loro condizioni cliniche.

4) Al contrario di quello che Lei afferma, ho avuto il  primo contatto con Lei, e ripeto solo Lei, oltre i suoi anziani genitori, solo dopo 13 gg dall'esordio dei sintomi della sua adorata Mamma, visto che ha delegato al suo Papà 83 enne la somministrazione della terapia. 
Infatti il 4 novembre era all'oscuro della stessa, tanto da richiedermene prescrizione per sms.

5) Le ricordo inoltre che quando il suo Papà è stato ricoverato e la sua Mamma è rimasta sola a casa, ha insistentemente richiesto qualcuno che andasse a somministrarle la Terapia, perché non voleva correre rischi. Tuttavia trovato da me immediatamente un infermiere ha declinato, preferendo altre soluzioni.

6) Sottolineo che ho continuato a seguire i suoi genitori,  sia durante l'accesso al Ps , parlando in maniera completa e dettagliata con i colleghi di turno, nonché  il primo giorno di ricovero di entrambi, parlando con il Responsabile Covid di Atri per poterli riunire.
Ovviamente quanto precede è già stato ampiamente e dettagliatamente documentato ai miei Responsabili della ASL attraverso l'esibizione di mail, SMS, screenshot etc che sono prove oggettive da poter esibire ovunque. 
Quindi risulta evidente come abbia profuso la mia disponibilità e professionalità ben oltre i miei doveri professionali !!!

In questo tragico periodo di Emergenza Covid, noi medici di famiglia,  stiamo profondendo tutti i nostri sforzi per riuscire ad arginare questa pandemia e curare la salute dei nostri amati pazienti, senza mettere a repentaglio la nostra stessa vita (per questo la ASL, per salvaguardarci, ha istituito il servizio USCA, che debitamente provvisto di DPI effettui le visite domiciliari come realmente effettuate).

Certa che le sue parole siano state dettate solo dal lacerante dolore, porgendole le mie più sentite condoglianze, pretendo le Sue sollecite scuse su tutti gli organi di stampa dove mi ha diffamato ed informandola che ovviamente in difetto mi tutelerò.

Il medico di famiglia.

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Commenti

Dottore, mi scusi, sono un anziano e non ci sto!
Conosco Mimmo Giordano e so che è una persona perbene. Gli faccio pubblicamente le mie condoglianze più sincere. Ho letto la sua lettera di risposta. Una elencazione di adempimenti che, però, ha avuto come conclusione finale il fatto che, come dichiara Mimmo, "per venti giorni mai nessun medico (di base o della famigerata unità speciale) è mai venuto a dirci di cosa si trattasse". Questo Lei, infatti, non lo contesta.
Non entro nel merito della vicenda specifica: non sono personalmente al corrente dei fatti specifici. Mi pare, però, se non ricordo male - ho la scusa di essere anziano - che ebbi modo di scrivere la scorsa primavera ai "Due Punti", commentando un'altra tragica storia di mancata assistenza e un'altra morte da COVID-19, ingiusta, come tante altre che l'hanno preceduta e seguita. La causa prima di queste morti era e resta una malattia la cui diffusione è frutto dell'intrinseco rapporto tra un virus e la/le sua/sue popolazione/i bersaglio. Su questo non c'è dubbio, e, pertanto, non c'era e non c'è dubbio che la strategia scelta - la segregazione (che sarebbe la traduzione di lockdown) – avrebbe potuto rallentare la diffusione - e lo ha fatto - ma non sarebbe mai stata in grado di bloccare l'epidemia. Di più, ad ogni rallentamento della segregazione, l'epidemia avrebbe ripreso il suo corso naturale - e così è stato -. L'avevo scritto a primavera e lo ripeto alle soglie dell'inverno. Così come ho scritto e lo ripeto che le conseguenze, dal punto di vista della sanità pubblica e dei singoli pazienti infetti, sono state aggravate da scelte inaccettabili e sbagliate delle autorità competenti. Per non parlare delle conseguenze economiche e sociali che hanno già piegato tante famiglie e imprese. E non è ancora finita. Si continua, infatti, con la stessa strategia sbagliata per cercare di rallentare i contagi nell'attesa e nella speranza che un vaccino salvifico arrivi a risolvere tutto, Speranza questa che, peraltro, potrebbe essere un'altra patetica illusione. Ammesso che il vaccino si dimostrerà funzionare adeguatamente non potrà essere la panacea universale e risolutiva, ma solo uno strumento potente per mitigare l'azione del virus. Non potrà MAI eliminarlo del tutto dalla popolazione ed è praticamente certo che le morti da COVID-19 continueranno, anche se in misura auspicabilmente inferiore. Esse, purtroppo, penso non cesseranno mai del tutto, perché questo tipo virus ha probabilità pressoché nulle di essere "eradicato", come avvenuto, per esempio per quello del vaiolo.
Scrivo queste cose non per affermare stupidamente e in modo vanaglorioso "l'avevo detto", ma perché allora, come ora, speravo e, soprattutto, continuo a sperare - sul piano del puro egoismo tipico dell'anziano che sono - che si adottino strategie di intervento più efficaci e diverse da quelle "cinesi" fin qui perseguite. Strategie, cioè, congruenti con l'organizzazione sanitaria del Paese che ha, come principio fondante, la sorveglianza epidemiologica capillare e l'assistenza diagnostico-terapeutica di base. L'attuazione – oggi si usa l'abominevole neo-anglicismo "implementazione" – di questo principio, secondo l'ordinamento legislativo del Paese, era e resta affidata ai medici di famiglia/base. Essi avrebbero dovuto e dovrebbero continuare a garantire, fra l'altro, il riconoscimento precoce dei fenomeni anomali - per es.: nuove malattie, epidemie emergenti, nuovi focolai di infezione/malattia -. A loro spetta il compito della diagnosi e della terapia domiciliare. La loro azione e non la segregazione sarebbe lo strumento più potente nei confronti della ospedalizzazione impropria e il conseguente sovraffollamento nosocomiale e assicurerebbe al meglio terapie efficaci e tempestive.
Il Servizio Sanitario Nazionale, al di là della solita retorica, non ha funzionato, in quanto ORGANIZZAZIONE, all'inizio dell'epidemia e di ciò testimonianza inoppugnabile l'inconcepibile ritardo intercorso fra i primi eventi morbosi da COVID-19 in Italia e il riconoscimento della sua esistenza. Quel che è infinitamente peggio è che ha continuato e continua a non funzionare in modo appropriato, nonostante che, come alcuni abbiano fatto notare, quello che, era chiaro sin dall'inizio a chiunque capisse un minimo di malattie infettive: l'infezione da SARS-COV 2 tende a diffondersi per aggregati discreti. In questo tipo di situazione la famiglia costituisce, come dire, "l'unità di base". La prevenzione primaria dell'infezione nelle categorie più a rischio (per es.: anziani) più efficace è, soprattutto, di tipo "familiare". Altro che tamponi di massa!
All'inizio dell'epidemia poteva essere tollerabile che i medici di base non fossero mobilitati a pieno regime per fronteggiare l'emergenza, assicurando anche e soprattutto l'assistenza domiciliare, perché sprovvisti di Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) adeguati (anche se mi pare che le malattie infettive non siano esattamente entità sconosciuta o trascurabile in Italia) ed anche perché, non si capiva fino in fondo cosa si aveva di fronte e avevano una legittima umana paura. È, tuttavia, assurdo, inconcepibile e, comunque, inaccettabile che nel profluvio di disposizioni emergenziali susseguitesi da febbraio ad oggi, non si sia provveduto ad assicurare, da un lato, la fornitura di DIP adeguati ai medici di famiglia/base e, dall'altro, ad assicurarne la piena e massiccia mobilitazione operativa. Un'assistenza sanitaria domiciliare capillare e tempestiva - sotto il profilo diagnostico (ivi compresa la diagnosi eziologica = tamponi e anticorpi), e terapeutico - sarebbe stata e continuerebbe ad essere lo strumento di lotta più efficace, non solo nei confronti della COVID-19, ma anche della diffusione del SARS-COV2 e anche per prevenire l'eccesso di mortalità nelle categorie più sensibili, per es.: quella degli anziani cui appartengo, maledizione!
Questo tipo di assistenza può e dovrebbe essere garantita agli Italiani dai medici di famiglia perché lo impongono le Leggi di questo Paese e la buona prassi sanitaria. Le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) dovrebbero essere importati utilizzati come strumenti INTEGRATIVI - soprattutto quando il medico di famiglia ha più di 60 anni - ma non possono e non devono essere sostitutive dell'azione assistenziale domiciliare del medico di famiglia.
Tutto il resto, secondo questo cittadino anziano, non solo è strumentale retorica emergenziale politica, ma anche espressione di professionalità e deontologia inadeguate.
Vincenzo Caporale

La solita abitudine italiana. Non potendo incolpare il SISTEMA astratto , astruso e intangibile della PUBBLICA BUROCRAZIA che ha preferito finanziare i monopattini invece che acquistare in tempo utile respiratori ed assumere medici ed infermieri, dopo aver chiuso ospedali e presidi sanitari su tutti i territori, elegge a capro espiatorio il primo e probabilmente più importante baluardo della salute pubblica, il medico di base. Non entro nella specifica questione né mi riferisco ad essa nello specifico. Quante vite un medico di famiglia salva ogni giorno ? Tante. Quanto contribuisce a decongestionare i presidi di emergenza ? Tanto. Abbiamo dimenticato che anche prima dell'emergenza COVID i tempi di attesa al Pronto Soccorso il più delle volte erano di diverse ore ? Interventi delle forze di Polizia, denunce penali e risonanza mediatica. Abbiamo dimenticato ? Il mio medico oltre ad esprimere un'altissima professionalità risponde al cellulare 7 giorni su 7 H 24. Mi sento di ringraziare pubblicamente lei e la categoria che rappresenta. Non è il momento di sparare sulla Croce Rossa. Sulla specifica vicenda, se chiamata in causa, sarà la Giustizia ad accertare la verità. La cosa peggiore che invece potrà accedere a questo Paese è che ad emergenza finita tutto tornerà come prima. No, in questo caso il ritorno alla NORMALITÀ non è un auspicio ma un fallimento. Sei i morti, le sofferenze e le macerie sociali ed economiche di questi mesi non porteranno ad una robusta e duratura rinascita morale e civile della società , della politica e dello Stato allora si che inesorabilmente il peggio lo avremo davanti.

Quanto ha ragione!
Viviamo nel paradosso che bambini asintomatici fanno il tampone entro qualche giorno perchè un operatore o un compagno sono positivi, spesso risultando negativi o se positivi di certo con carica virale bassa in quanto asintomatici, e persone con FEBBRE ed altri sintomi simili all’influenza deve aspettare GIORNI anche solo per vedersi prescritto un tampone.
Nel frattempo i familiari vanno al LAVORO (eh, no, non danno nessun permesso, li devi utilizzare e chiedere come gentile concessione al datore di lavoro), a SCUOLA, a fare la spesa, infettando di tutto e di più. Nemmeno anziani ultraottantenni sono risparmiati, altro che tampone, non lo prescrivono, capito???
Ma che protocolli ci sono? Come pensano di arginare il tutto se ai SINTOMATICI il tampone non viene prescritto se non con enorme ritardo? E che spesso la positività si scopre “per caso”, per la coscienziosità di un parente che magari va a pagarsi un tampone privatamente? Ma dove vogliamo andare a finire???