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Il corrosivo: la pavimentazione del Corso: annosa e ricorrente vergogna

di Elso Simone Serpentini
7 minuti

La pavimentazione del Corso principale (foto “Corriere Abruzzese” lunedì 22 febbraio 1888) è sempre stata un problema per Teramo e per i teramani, fin dalla fine dell’Ottocento, quando veniva chiamato “basolamento”. Il 9 dicembre 1885 il “Corriere Abruzzese” annunciava una buona notizia in vista degli imminenti lavori di rifacimento del selciato: era stata trovata una pietra che avrebbe fatto risparmiare parecchie migliaia di lire al bilancio comunale. Ma un anno dopo, un anno passato invano, la questione della scelta del materiale da usare era ancora aperta e lo stesso “Corriere Abruzzese” il 1° dicembre scriveva che della pietra di Pesaro, sulla quale si orientava la scelta definitiva, sembrava che la cava non ne producesse una quantità sufficiente per terminare i lavori entro un anno, e che sarebbero stati necessari tre o quattro anni per averne quanta ce ne sarebbe occorsa. Il giornale tornava sull’argomento il 15 dicembre, dicendo che il sindaco di Pesaro, interpellato, aveva risposto che la cava della pietra che si voleva usare per pavimentare il Corso di Teramo ne produceva tanta da poter basolare 8.000 metri quadrati di strada. Il corso era di poco più di 9.000 metri quadrati, quindi… la speranza di potercela fare in poco più di un anno di tempo c’era. Ma il tempo passò invano e il 1° giugno del 1887 il “Corriere Abruzzese” informava i lettori che si era finalmente conclusa la gara per appaltare il basolamento del Corso (una gara alla quale nessuno sembrava voler partecipare)  e che era risultata vincitrice la ditta Girolamo-Silenzi, con il 14% di ribasso. Pochi giorni dopo il 15 giugno, lo stesso giornale scriveva che la pietra scelta il 2 febbraio dal Comune, abbandonata quella di Pesaro, sarebbe stata quella tratta da una cava locale, quella del sig. Capeci, e il sig. Castelli aveva messo a disposizione una sua casa di legno posta ai piedi del monte dove si trovava la cava, per ospitare gli scalpellini. Ci si augurava, però, che non fosse vero quello che si diceva in giro, che cioè la pietra fosse assai fragile e quindi c’era il pericolo che il basolamento potesse durare non più di dieci, quindici anni. Ci si augurava anche che si volesse approfittare dell’occasione dei lavori di basolamento per risolvere alcune antiche questioni, come l’abbattimento di una bruttura come quella dei Portici Pompetti, allargando in quel punto il Corso e trasformando in bei negozi le attuali vecchie catapecchie.

            Alla fine di gennaio 1888  un contenzioso tra la ditta appaltante e il Comune portò ad un’interruzione dei lavori, che ripresero a fine febbraio. Ma erano sorti molti dubbi sulla qualità e sulla resistenza della pietra che si veniva usando, così vennero inviati dei campioni a Roma, alla Regia Scuola di Applicazione, per farli analizzare. Si voleva chiudere la stalla dopo che i buoi erano scappati? si chiedeva il “Corriere Abruzzese” il 25 febbraio 1888. A mano a mano che proseguivano i lavori, si registrarono alcune gravi screpolature nei pilastri dei Portici Trippetta, e si temettero pericoli di crolli, che vennero confermati da un sopralluogo del Genio Civile. Furono applicate delle travi di sostegno nell’abitazione della famiglia Caccioni, che per precauzione fu fatta sloggiare. Venne anche vietato il passaggio per quella parte dei Portici. Il 26 maggio il “Corriere Abruzzese” riportava la notizia che i Portici Pompetti erano stati abbattuti e auspicava anche la demolizione dell’arco del Vescovo. L’ombrellaio Angelo Marchini, che aveva dovuto sgomberare la sua bottega situata sotto i Portici, annunciava di esseri trasferito in Via dei Tribunali, sotto la Camera di Commercio.

            I lavori, una volta ultimati, non risultarono molto soddisfacenti, così le polemiche non mancarono nemmeno quando nel 1904 il Comune approvò il progetto per la pavimentazione del Corso di Sotto, o di Porta Madonna, optando per delle mattonelle di asfalto. Caduta l’amministrazione Paris, che aveva varato il progetto, quella che le subentrò, pur essendosi quando era minoranza impegnata ad attuarlo nel caso in cui avesse vinto, non mantenne l’impegno e per bocca del suo capo, Berardo Cerulli, nel luglio 1906 mutò il progetto, sostituendo le mattonelle di asfalto con la pietra del Vesuvio. Nel marzo 1909 i lavori, iniziati, non si erano ancora conclusi e i negozianti del Corso di Sotto protestarono con il sindaco per la lentezza con cui procedevano e auspicarono che potesse riprendere al più presto il passaggio delle carrozze, per non risentire più del grave danno finanziario subito per la lentezza dei lavori. Ma se il Corso di Sotto piangeva, il Corso di Sopra non rideva. La nuova pavimentazione davvero non era durata molto e il “Corriere Abruzzese” il 4 giugno 1908 denunciava che il Corso principale di Teramo dava l’idea di una cava di pietra, a causa dei lavori di rabberciamento in corso, che stavano durando troppo e stavano subendo troppi arresti, con le pietre che restavano in mezzo alla via a dar noia ai passanti e le buche che rischiavano di far rompere le gambe a qualcuno. Si diceva che i lavori di rabberciamento non proseguivano perché mancava il capo degli operai addetti. Era possibile? Se l’ufficio municipale non disponeva di un ingegnere, non aveva almeno alle sue dipendenze un maestro muratore?

            Purtroppo un giorno di metà giugno di quell’anno, 1908, era un mercoledì, arrivò a Teramo, proveniente dalla via di Montorio, un’automobile FIAT con tanto di chauffeur, targata 75-187, e, arrivata a Piazza del Municipio dovette arrestarsi, impossibilitata a proseguire perché il basolato da quel punto era rotto. A bordo dell’auto c’era niente po’ di meno che Sua Maesta il Re, il quale, fotografando gli scorci della città che più lo attraevano, dovette procedere con la sua automobile lungo vie secondarie, selciate Dio sa come o impolverate, non potendo percorrere il centro storico da Porta San Giorgio a Porta Madonna. Corso San Giorgio era pieno di pietre ammassate per i lavori di rabberciamento del basolato e nel Corso di Sotto la pavimentazione era ancora incompleta e mancante in diversi tratti.

            La pavimentazione dei due Corsi, anzi dei tre Corsi, è sempre stata per Teramo e i teramani un’annosa e ricorrente vergogna, una questione mai risolta degnamente. Dopo quelle di fine Ottocento e del Novecento, più di una, una peggiore dell’altra, è arrivata quella di questi nostri anni Duemila, che si sta concludendo con quella che le cronache storiche del futuro ricorderanno come “la Grande Schifezza”. Ma di questa parlerò tra qualche giorno.

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Commenti

Straordinariamente e tristemente attuale.
Bellissimo scorcio.
Grazie

Molto bello. Corsi e riCorsi storici.

Bellissima ricerca storica, che dimostra come le amministrazioni sconclusionate non siano un problema nuovo, qui da noi.
L'aneddoto della visita del re è a dir poco esilarante...

invece i nostri pseudo-politici attuali continuano bellamente a farsi i cazzi loro
fregandosene totalmente della città di Teramo oramai più che moribonda, anzi direi già cadavere. Amen.

Tutti esperti, aspettiamo la fine dei lavori...non sembra male.

il Corso non sembra male ? NO fa schifo proprio.

Caro Prof. ecco spiegato perché Teramo era, è e sarà sempre poco più che un piccolo paese.
Non si cresce se chi comanda è un "piccolo" uomo e da Teramo i "Grandi" vanno via, restano solo i "piccoli, che si sentono grandi.
Ma tutto è relativo.
E questo vale in ogni campo.
P.s. Spero non tocchino i due corsi minori, Cerulli e De Michetti.
Meglio il pavimento in pavè che quello sgorbio di Corso San Giorgio.

Scusate se mi permetto , ma dare un giudizio a un opera non terminata mi sembra prematuro , considerando a fine lavori il gusto personale che può piacere o non piacere .

a teramo tutti ingegneri e professori....

A chi dice di aspettare la fine dei lavori:
1. Non ci vuole un critico d'arte per rendersi conto che la pavimentazione è già completamente macchiata e lo rimarrà per sempre.
2. Non ci vuole un tecnico per capire che se non stucchi le fughe subito dopo la posa queste salteranno alla prima nevicata, saltata la fuga salta la pavimentazione...
Non si tratta di bello o brutto, si tratta di uno schifo di lavoro. La direzione lavori dov'è???

Alfredo ancora non finiscono i lavori... non parlare a vanvera....