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Non auguro a nessuno di avere un figlio autistico...

2 minuti

Eccomi qui mi trovo davanti ad un foglio a sfogarmi perché ormai non ho più parole per farlo.
Tra pochi giorni è Natale ma l'unica cosa che vorrei è svegliarmi da questo incubo e avere un figlio normale. Il mio bambino ha avuto una diagnosi di autismo lieve ad alto funzionamento cognitivo nel 2015 all’ età di 8 anni tardi, tardissimo ma non per colpa mia.
La responsabilità è anche delle insegnanti delle mentre io ero una mamma in ansia perchè che già dall’età di 3 anni, vedevo che mio figlio non era come tutti gli altri. Il tempo è passato lui è andato alle elementari ha avuto la diagnosi con la maestra di sostegno ma ogni anno ha subito cambi d insegnanti a causa della buona scuola e come molte persone sanno i cambiamenti per questi bambini sono nocivi .

L' anno scorso un team di docenti diverso e insegnante di sostegno nuovo, cosa ho guadagnato che mio figlio ha iniziato ad avere crisi continue e non solo si è allontanato dalla classe e tutto questo perché a nessuno di loro interessava il ruolo che rivestiva. Io sempre la stessa. Una mamma matta e APPRENSIVA come loro sanno dire ci ho guadagnato quest’ anno una nuova diagnosi di autismo moderato e non ho ricevuto neanche una scusa da parte di questo team che lavora ancora in questo plesso.

Quest’ anno è cambiato di nuovo tutto e siamo in quinta cosa pensa un genitore?
Quest’ anno andrà bene….invece no….il bambino scappa dalla classe ,si allontana ecc sempre disponibile verso tutti non ho mai preso provvedimenti seri…ieri c'erano i colloqui e dopo l' ennesima volta che mio figlio torna come un pazzo sono esplosa con le insegnanti e sapete come sono stata trattata ?
Solo strafottenza e io? Il solito pianto.
Sono arrivata ad una conclusione anche io avrei voluto un bambino sano con nessun problema,poter uscire il fine settimana andare in vacanza in posti nuovi ma ciò non è possibile perché creo solo “crisi"e frustrazioni.
Non auguro a nessuno un dolore così grande.
Un dolore che ti frantuma il cuore e solo noi che abbiamo figli così capiamo e la cosa più brutta sono le persone che ci circondano, che ci giudicano senza mettersi mai al nostro posto…..Ma che possiamo fare noi siamo MATTI! • MA IO FIN QUANDO AVRÒ LE FORZE X LOTTARE LO FARÒ LO DEVO A MIO FIGLIO…

Lettera Firmata

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Scrivo con amore immenso e stima incondizionata a margine della lettera di questa mamma disperata e coraggiosa. Scrivo da sorella maggiore di un ormai adolescente autistico, alla soglia della maggiore età . E la puntualizzazione sull’adolescenza non è casuale. Tutti vorremmo bambini , figli, fratelli, alunni perfetti, privi di deficit o disturbi o patologie di qualsiasi natura ed entità . Tutti vorremmo veder crescere e far crescere futuri creature senza macchia e senza ombra , da cartellone pubblicitario. Tutti vorremmo confrontarci con la normalità di un essere umano che nasce e cresce seguendo perfettamente le tappe evolutive del divenire. Tutti vorremmo ma a non tutti è concesso. Quando viene formulata la diagnosi di autismo si apre un baratro innanzi alle famiglie coinvolte: mistero, ansia, pianti, interrogativi, contrasti. Ma nel dramma si crea un equilibrio.... si impara a vivere al ritmo dell’autismo: nessuna stonatura, nessuna variazione, nessun cambio di programma. Si deve procedere con costanza e determinazione , guardando avanti in attesa della lotta. Perché la lotta è inevitabile. La lotta inizia il primo giorno di scolarizzazione, il primo giorno in cui il piccolo principe si confronta con il diverso, perché in questo resta il suo sconcerto, il suo ritiro in se stesso. Troppo spesso inizia il valzer di ipocrisie, inadeguatezze sistematiche, sguardi umilianti, parole lanciate come sassi contro famiglie già provate. Troppo spesso non equivale a sempre, ma resta comunque un eccesso evitabile. Manifesti, iniziative pleonastiche e prive di sostanza, slogan, finte sensibilizzazioni di chi vuole farsi vedere senza sentire, giornate blu etc etc.... ma a che punto si trova realmente la preparazione degli addetti ai lavori? E non mi riferisco agli insegnanti di sostegno ed agli assistenti che tentano strenuamente di riempire i buchi di un meccanismo farraginoso, bensì mi rivolgo al corpo docente per “ragazzi perfetti e normali”? Anche loro sono insegnanti, anche loro hanno il compito di far sentire l’autistico non come isola selvaggia ed inesplorata ma componente di un gruppo. A che punto si trova la civiltà dei compagni di scuola, che continuano a sogghignare delle stranezze, dei movimenti rigidi , degli sguardi traversi di quel ragazzo della luna? Quanto attenti sono i genitori degli altri, nel momento in cui si propone una problematica nella classe dei loro figli? L’autismo resta un capitolo di album familiare e non una realtà in crescente diffusione da capire ed affrontare. I problemi restano degli altri finché non si viene toccato in prima persona. Questo è lo stato dell’arte in riferimento all’universo autismo . Ma il vulnus si incancrenisce nella scuola, dove in pochi hanno il coraggio di insistere, di approfondire, di non lasciare a se stesso chi vi è chiuso dalla nascita. Le sfide non piacciono mai, se non per qualche frase ad effetto o per anime elette al sacrificio del cambiamento. Abbraccio questa mamma così disperata e coraggiosa, perché so cosa significa trovarsi a piangere e a dover asciugare quelle stesse lacrime per non far percepire al piccolo principe il dispiacere. Abbraccio questa mamma così disperata e coraggiosa, che deve sentirsi umiliata nello stigma della “matta apprensività”. Siamo noi i combattenti dei nostri cari, siamo noi a doverci far forza per far capire l’avvio a chi tentenna. Siamo noi a dover squarciare il velo di Maya innanzi alla cecità , alla irragionevolezza degli operatori e concittadini che usano metri valutativi diversi anche per situazioni simili. Perché l’autismo fa paura non solo o non tanto per la patologia in re ipsa, ma per le reazioni dei cd. normali. Un abbraccio a questa mamma e a tutte le mamme ed i papà che affrontano quotidianamente la verità , che non si arrendono innanzi all’ignavia dantesca di questa società perfetta nella forma ed ancora perfettibile nei valori . Non è facile alzarsi ogni mattina con questa consapevolezza e regalare un sorriso, eppure noi lo facciamo per i nostri piccoli principi, nonostante il resto che ci circonda, sepolcro imbiancato.

Mio figlio con lievi problemi di dislessia ha compiuto tutto il percorso scolastico fino alla licenza liceale con due anni in più dei cinque previsti. Tutto questo perché a scuola nessuno dei docenti ha colto le problematiche che rendevano mio figlio sin da scolaro delle elementari un bambino problematico. Solo in età adolescenziale qualcuno al liceo si è "insospettito" e ci ha prospettato un fatto di presunta dislessia. Questo è quanto è capitato a noi in famiglia, senza tenere conto che alle elementari, a causa della distrazione durante le lezioni, un maestra (per modo di dire) buttò a terra mio figlio con uno spintone perché non rispondeva a una domanda. Poi è cresciuto, ha cambiato una miriade di insegnanti, alcuni degni della loro missione educativa e, finalmente, con due anni di ritardo sui suoi coetanei ha portato a termine gli studi superiori. Un incubo! Mia moglie la vita come assistente ai diversamente abili nella scuola superiore e ogni giorno mi racconta di fatti di abbandono a se stessi da parte degli insegnanti di sostegno nei confronti dei ragazzi di cui dovrebbero essere la sponda umana fuori del nucleo familiare. Addirittura, mi ha parlato di un insegnante di sostegno che durante le ore a scuola lascia gironzolare per le aule e i corridoi il ragazzo che dovrebbe seguire durante il tempo di apprendimento, per vendere case usando il computer della scuola. Di insegnanti che dicono: "Ma tanto che gli vuoi fare a questi ragazzi... che ce li mandano a fare qui a scuola!". Questa è la realtà che non si può raccontare altrimenti si finisce in tribunale per diffamazione, mentre la famiglie tacciono perché sanno che sennò comunque sarebbe peggio per o loro figli che hanno una energia diversa dagli altri. Un consiglio. Ascoltate le voci di popolo, ché è la voce di Dio. E ricordate sempre che la città di Teramo ha un lugubre anagramma: "Omerta". Questo fa male al cuore. Mi firmo con in immagine: Giancarlo, noi ci incontriamo che è ancora notte la mattina presto da vanti a un bar. Ogni giorno. Adesso sai chi sono. Perché non scrivo il mio nome?! Perché non ho nessuna fiducia nella giustizia italiana...

Trovare la forza di "urlare" il suo dolore è già un grande segnale. Non abbandoni questa abitudine, continui a condividere gioie e dolori e coinvolga sempre la comunità vicina e lontana. L'autismo non si sconfigge e si affronta tutti insieme. Con le istituzioni chiamate a responsabilità derivanti da leggi specifiche per l'autismo, dalla comunità locale che deve essere attenta alle famiglie con tale disabilità, alla scuola che deve essere il primo percorso di inserimento e di abilitazione di persone con tale condizione. Contatti direttamente Giancarlo Falconi e si faccia dare indicazioni e informazioni specifiche. Oggi esistono soluzioni di sostegno e aiuto che possono rendere la quotidianità di suo figlio più stimolante e quella della famiglia più serena.

Ho anch'io un figlio che aveva diagnosi di autismo, ormai fuori dallo spettro e fortemente recuperato. La diagnosi precoce serve a poco o nulla, posto che in Italia non viene fatta alcuna terapia medica e si mira solo ad addestrare i pazienti con terapie comportamentali che non trattano le cause della malattia.
Relativamente alla scuola è, sinceramente, illogico aspettarsi che siano all'altezza di fare qualcosa quando, a malapena riescono, con alunni "normali"...
Suggerisco di attivarsi verso CURE MEDICHE per migliorare suo figlio.
Buone cose.

Io sono stata la mamma di un bimbo con tetraparesi spastica e sono la mamma di un ragazzo con DSA, ma niente è paragonabile all'autismo. Ma come te, mamma speciale, ho vissuto i problemi di giudizio, pregiudizio, consigli a tenere mio figlio lontano dai loro, insegnanti incompetenti e servizi mancanti.
Mi sono sentita sola, per questo oggi aiuto e sostengo famiglie. Dare voce a chi no ce l'ha o a chi non riesce o non ce la fa più.

Anche io sono passata da etichetta di autismo lieve a etichetta di autismo moderato, e posso immaginare lo sconforto. Ma mi chiedo: chi vi sta seguendo? La scuola certo non sembra avere strumenti per rendere la vita scolastica di suo figlio una esperienza educativa, ma a casa chi vi segue? Le crisi ci sono, ma si possono imparare a gestire. E diminuiscono. Con gli interventi cognitivo comportamentale adeguati le etichette cambiano. Cercate supporto facendo riferimento alle linee guida dell'ISS, cercate associazioni di genitori che vi guidino. Non date per scontato che non ci sia luce in fondo al tunnel.

Ciao , non vorrei peggiorare la tua situazione... ma purtroppo questa è la" normalità "! Il peggio deve ancora arrivare ! Mio figlio ha cambiato insegnante di sostegno ed educatore come i calzini .... con tutti i danni immaginabili . Quindi coraggio ... sfogati ogni volta che ne hai bisogno ... serve ad andare avanti . Un forte abbraccio 😊

❤️

Cara Signora,lei è una mamma.
Una madre come tutte le altre con tutti i risvolti positivi e negativi che questo ruolo ,che abbiamo scelto,ci porta.La nostra vita di madri è spesso difficile qualche volta pesante ,dura frustrante ,ma l'abbiamo scelta e ci ha reso spesso felici.Anche io ho avuto un problema terribile con uno dei miei figli ed in certi momenti mi sono perfino pentita di averlo desiderato e di averlo fatto nascere.Ho vissuto anni e anni di dolore e di strazio,ero annientata e mi ammalavo. La mia vita era un incubo ,ho perso per tre volte il lavoro ed il mio matrimonio crollato. Ho avuto la fortuna di incontrare la Psicoterapia.fino ad allora era solo una cosa di cui conoscevo il nome e quasi con riluttanza ho deciso di intraprendere questo cammino..... e mi dicevo: .tanto peggio di così non posso stare,tanto non
ho più niente da perdere ,
avevo toccato il fondo del baratro ed ero completamente sola perchè nessuno poteva immaginare,capire quello che mi stava succedendo.
Con l'aiuto di una Psicoterapia di sostegno ho ricomposto le mia ossa spezzate e piano piano ho ritrovato il filo che mi legava a quel figlio sofferente.
E' stata dura,molto,ma ho ritrovato la mia parte migliore ,quella forte,quella che sa cosa vuole e sa tenere i propri desideri e capire quelli degli altri.
Ora mi figlio ed io stiamo meglio , ed il peso dei problemi è diventato sostenibile,gestibile.
Non lasciarti andare al dolore ,vedrai,ce la farai.

Condivido il post ma ... io che sono una docente di sostegno e lavoro nelle scuole superiori vorrei che tutti capissero che i Professori, purtroppo, non hanno la bacchetta magica e spesso l'esperienza necessaria per gestire l'autismo in tutte le sue sfaccettature. L'alunno autistico và conosciuto approfonditamente e "studiato" con molta passione ... Passione che spessissimo manca! È un lavoro molto difficile se fatto bene e il più delle volte sottovalutato e sminuito.