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Il corrosivo: Sfido l’arch. Vallese in pubblico dibattito

di Elso Simone Serpentini
5 minuti

Se fossimo ancora nell’Ottocento o, al massimo, ai primi del Novecento, sfiderei l’arch. Giustino Vallese, progettista dell’orrido urbano della nuova pavimentazione del Corso della “mia città”, Teramo, a duello, mandandogli i padrini con il guanto e per la scelta dell’arma. Ma siamo nel Duemila inoltrato e opto per un altro tipo di sfida: un pubblico dibattito, nel quale sia consentito a me di sostenere il ruolo della pubblica accusa e a lui quello di difendere la schifezza della quale purtroppo, ahi lui, porta la responsabilità prima, essendone il progettista. Non che non esistano altre colpe: quelle di chi ha ritenuto che il suo progetto fosse il migliore, tanto da vincere un concorso di idee, dei componenti della giuria che lo ha giudicato tale, del committente che poi ha tradotto quella vittoria in una aggiudicazione con relativo susseguente contratto di appalto. Ma non posso sfidare tutti e chiamare a correi tanta gente fa sfumare, come sempre, le responsabilità maggiori, che in un caso come questo, sono quelle del progettista.

Preannuncio che, se la sfida fosse accettata, i miei capi d’accusa sarebbero dieci, e non li elenco ed illustro qui, anche se alcuni li ho anticipati in un corrosivo precedente, e tutti tendenti ad ottenere un risarcimento dei danni morali ed estetici inferti al tessuto urbano della nostra città e dell’offesa irreversibile, o reversibile con altissimi costi materiali, alla sua storia e alla sua cultura. Lui dovrebbe avere il dovere morale e culturale di sostenere la sua difesa punto per punto, spiegando il suo progetto al popolo che lo ha pagato e ha poi pagato per la esecuzione. Dovrebbe spiegare quali siano state le sue idee guida,quali i valori urbanistici ed estetici che ha perseguito.  Dovrebbe anche spiegare anche come mai, essendo sia progettista che direttore dei lavori, non abbia evitato tanta difformità tra il “suo” progetto e l’esecuzione, che tra di loro, basta confrontare il progetto e il manufatto, hanno poche affinità. Era controllore e controllato, ma ha controllato se stesso?ytytytytytyty

Sono indignato che a Teramo la capacità di indignazione dei cittadini abbia raggiunto il minimo storico e che, pur non piacendo a molti, la nuova pavimentazione, non ultimata ma già leggibile nella sua interezza globale, porti solo ad un mormorio indifferenziato senza conseguenze e ad una protesta dei commercianti dettata solo da interessi di bottega per le lungaggini e i ritardi nell’esecuzione dei lavori. Tra le cose di cui il progettista dovrebbe rispondere, ci sarebbe anche la colpa di aver progettato qualcosa che a quelle lungaggini e a quei ritardi non poteva non portare, in ragione dei materiali scelti e della loro disposizione.  E a tal proposito dovrebbero rispondere di persona coloro che hanno validato il materiale scelto e indicato e convalidato quello effettivamente utilizzato.

Va ripagato l’oltraggio arrecato alla nostra città da un progetto tanto scellerato ed inadeguato, così distante dal nostro tessuto urbanistico, sia pure già offeso nel corso dei decenni da interventi maldestri che hanno fanno perdere l’antica unitarietà stilistica, sia pure parziale per il sovrapporsi e il succedersi delle pagine della storia.

Il progettista di “cotanto scempio” non può rimanersene in silenzio, nella sua torre d’avorio, insensibile alle critiche e ad ogni altra considerazione negativa, né può sentirsi legittimato ad un atteggiamento di rifiuto ad un pubblico dibattito, per il timore che potrebbe rivelarsi un processo di popolo con lui sullo scranno da imputato. A parte che non ci sarebbe niente di strano in questo, se ciò fosse, posto che l’eventuale condanna non sarebbe quella a finire sotto la ghigliottina, non ci si può esimere da un confronto con la gente, alla quale l’opera realizzata sulla base del suo progetto è destinata. E’ un’opera che non è stata affidata ad un semplice muratore, con la semplice raccomandazione di farla “come viene viene”, ma ad un architetto, che non è un semplice tecnico, ma anche e in buona misura un artista, o almeno tale dovrebbe essere. L’opera di un artista può essere giudicata in base a criteri tecnici, intellettuali, ma anche estetici, e chiunque di noi non sarebbe contento se nel proprio salotto di casa un architetto piantasse una schifezza simile a questa che è stata piantata nel salotto buono della città. E, per fortuna, ogni eventuale altro oltraggio è stato risparmiato al Corso di Sotto e a Porta Madonna, come pure prevedeva l’intervento di “riqualificazione urbana” del centro storico di Teramo. Qui si è operata una “de-qualificazione” del centro storico e qualcuno ne deve rispondere ai cittadini, non solo per i soldi spesi tanto follemente, ma anche per la bruttura senza pari che ci ritroviamo nel cuore della nostra città.

Non sfido l’arch. Giustino Vallese (che non conosco di persona) ad un duello dietro il convento dei Carmelitani scalzi e nemmeno delle Carmelitane scalze (scalze rimarranno tutte le donne teramane che si avventureranno per i Corso con i tacchi 12 perdendo per via le loro scarpe). No. Lo sfido in un pubblico dibattito, nel giorno che vuole, nell’ora che vuole, nel luogo che vuole. Attendo di sapere.

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Commenti

Prof. mi consenta di farle da portaborse, gratis ovviamente.

Ben detto prof.
Alzo la mano da adesso per fare anch'io qualche domanda all'architetto.

Gent.mo Professore, il progetto dell'Arch. Vallese ha vinto un concorso.
Nessuno gli ha dato un incarico diretto come progettista,
Forse dovrebbe invitare chi lo ha giudicato, oppure mettere in discussione i temi del bando.

Tranquillo Elso, fa pendant con l'ipogeo

Uno schifo immane.
Pavimentazione da pista ciclabile per un lungomare e non certamente per un centro storico.
Spero che in Corso De Michetti vengano bloccati i lavori prima che inizi uno scempio irriparabile.

Questa è la Teramo che i teramani vogliono...dove non vanno avanti le idee dove non conta la preparazione dove la genialità ha poco spazio così come pure la meritocrazia...qui conta solo la piccola cerchi di soldatini politici con i loro vassalli e valvassori...qui dove la raccomandazione fa da padrona anche per iscrivere un figlio all'asilo!!!!! Questo è il medioevo!!!!!

Carissimo Professor Serpentini,
mi dispiace deluderla,ma ho la sensazione che l'Architetto Vallese non accetterà mai il confronto pubblico da Lei proposto.
Nel caso in cui io dovessi essere smentito,e me lo auguro tantissimo,sarei veramente interessato a partecipare e poter fare alcune domande all'Arch.Vallese,ma dovrebbero partecipare anche i responsabili del Comune.
Lo spero tanto.

Caro Prof. tu sai benissimo che i vigliacchi non rispondono mai, ed a Teramo i vigliacchi abbondano.

Professore, spero vivamene che ciò accada per assistere personalmente a un tale confronto...purtroppo ho il brutto presentimento che la sua sfida non sarà accettata ma piuttosto ignorata. E' più facile nascondersi di fronte al malfatto che esporsi, confrontarsi ed eventualmente fare ammenda di ciò che si è fatto. La cosa che più mi rattrista è che ormai il danno è stato fatto e che non c'è più possibilità di tornare indietro, così come per altri scempi compiuti ai danni della nostra città.
La leggo sempre molto volentieri e la saluto ricordando, tutto sommato con affetto, i tempi non felicissimi passati insieme al Liceo Classico.

Prof ! Noi commercianti non abbiamo protestato solo per interessi di bottega , sin dalla presentazione del progetto presso la sala San Carlo nel marzo del 2013 sia il sottoscritto che tanti colleghi contestarono la non affinità dell'opera proposta con l'urbanistica esistente .IO pubblicamente ho più volte sostenuto che la soluzione migliore era quella di ripavimentare Corso S Giorgio con il
porfido , in modo da dare continuità con Piazza Martiri e quanto già realizzato
nel 2001 nel primo tratto in corrispondenza dei portici . In merito all'oltraggio
di Corso De Michetti il pericolo ad oggi è ancora in essere come da dichiarazioni del Sindaco e dell'assessore ai lavori pubblici , i quali ritengono che il progetto non può essere cambiato motivandolo da vincoli al finanziamento e al concorso internazionale . Prepariamoci alle barricate .

Per non parlare della copertura in ferro che verrà messa in largo San Matteo in centro c'è bisogno di luce sole e verde ed evitare i colori spenti e freddi che intristiscono l animo.....

i lavori ancora non sono finiti....altra cosa è che non piacciono i colori/materiali....non possono piacere a tutti.

Prof ! Se Vallese non accetta la sfida come in molti già affermano che ne dici di organizzare un pubblico processo in piazza , Tu che sostieni l'accusa, cittadini da testimoni , un avvocato difensore d'ufficio e naturalmente una giuria con un giudice che coordina il processo .

Non ne capite di architettura..., nè di arte.

Buonasera ,
Scusate , ma secondo voi l'opera in corso , rispecchia il progetto approvato dal Com.ne il 16 ottobre 2015 ? Secondo me no .
Se ho ragione , perché?
Buona serata a tutti .

Credo che l'architetto Vallese non abbia nessuna colpa,è vero che il suo progetto è una schifezza per il nostro Corso San Giorgio ma è pur vero che non ha imposto di accettare quest'opera d'arte; professore qua bisognerebbe chiedere un dibattito con quelli incapaci che hanno scelto una tale barbarie

AMBITO 1_ CORSO SAN GIORGIO
Asse principale in quanto a programma ed usi quotidiani ed eventuali, questa sorta di “piazza allungata” è pensata come elemento essenzialmente pedonale a sezione unica, con traffico ad esclusivo uso di servizio e soccorso. Il progetto prevede la realizzazione di un composito parterre definito da due porzioni differenziate, perché l’una a servizio dell’altra. Un parterre infrastrutturante a sezione costante attraversa il corso in porzione centrale a partire da Via Albi fino ad intercettare Piazza Martiri luogo in cui trova un allargamento che media il passaggio tra il nuovo parterre del Corso e quello esistente della Piazza stessa, spazio in cui il parterre diviene interattivo: i cambiamenti cromatici registrano il passaggio pedonale e la sua intensità. Un ulteriore allargamento della infrastruttura è presente in prossimità di Largo S. Matteo, dove è presente anche il più importante degli elementi fissi. Questo spazio, testata dell’intero sistema pedonale, è allora fortemente connotato nella sezione dalla presenza del parterre che ospita una piattaforma multimediale e da quella di una grande copertura in acciaio e metacrilato trasparente che di fatto trasformano l’uso oltre che l’immagine dello spazio stesso: un grande atrio all’aperto del realizzando Spazio espositivo “L’Arca” destinato alla sosta, alla relazione e all’allestimento.
In prossimità dei punti di soglia (sottopasso ipogeo, accessi al corso da via Carducci e via Cirelli) sono posizionate altri elementi fissi, pensiline capaci di sottolineare (segnalando, comunicando) il passaggio di stato.
Completano l’immagine dell’ambito corso i sistemi mobili (sedute e box), elementi spostabili secondo logiche fissate dal progetto stesso.
Parterre infrastrutturante
La posizione risulta essere strategica rispetto alla definizione dei fussi (pedonali e carrabili di servizio) e ai programmi previsti. Il parterre è un pacchetto stratificato cablato ed infrastrutturato, pensato per essere tecnologicamente ed superficialmente aggiornabile.
La sezione prevede la costruzione di una sorta di “pavimento flottante” realizzato mediante:

sottostruttura con soletta in cls;
sistema strutturale di sostegno ed aggancio dello strato superficiale realizzato mediante elementi mono-dimensionali estrusi in materiale composito polimerico rinforzato in fibra (FRP), materiale scelto per le vantaggiose proprietà (l’elevata resistenza specifica, l’anisotropia, nonché la leggerezza e la facilità di montaggio che abbrevia tempi e costi di realizzazione); la struttura consente il passaggio delle reti che restano completamente ispezionabili;
sistema superficiale costituito da elementi trasversali ricorrenti aventi differenti materiali, finiture e modalità di aggancio alla struttura. La trama infatti è pensata per assolvere ad una serie di programmi ed usi: • alloggiamento di nebulizzatori e fontane a pavimento (posizionati in prossimità degli incroci tra le trasversali e il corso sia come elementi di segnalazione che come elementi di controllo del microclima di aree costantemente assolate nei periodi più caldi); • illuminazione direzionale a raso (in corrispondenza della nebulizzazione a sottolinearne l’effetto notturno); • alloggiamento di sistemi di pubblicità destinati a e gestiti da attività commerciali interessate, posizionati in corrispondenza dei vuoti degli edifici; • griglie di raccolta acque bianche, pozzetti di ispezione, sistema di alimentazione rete acque bianche (idranti); • sistemi plug-in, di alimentazione rete elettrica e rete gas posizionati secondo una regola derivante dalla definizione degli spazi destinati al mercato; • piattaforma multimediale in prossimità de “L’ARCA” gestita dal museo e pensata come estensione dello stesso all’esterno; • piattaforma interattiva a sottolineare la transizione corso - piazza Martiri • pavimentazione in granito di Cresciano, finitura filo sega in lastre 3x1 mt poggiate a secco, (materiale scelto per le sue caratteristiche fisico-chimico che permettono la realizzazione di lastre a forti dimensioni, geometrie e spessori). L’infra-struttura, dunque, garantisce contemporaneamente sia l’uso quotidiano che quello eventuale (cablaggio, elettricità e dotazione idrica in caso di fiere, mercati, concertini, installazioni, piattaforma multimediale). Inoltre predispone alcune fasce per l’aggiornamento tecnologico delle reti degli edifici. Le potenzialità intrinseche alla natura del suolo infrastrutturato permettono alla gestione pubblica di “vendere” predisposizioni (reti, pubblicità) con conseguente partecipazione del privato al finanziamento dell’opera. Parterre infrastrutturato Il parterre è completato da un pavimento infrastrutturato realizzato in lastre di granito larghezza 1 mt intessute a correre nella direzione trasversale e trattate superficialmente filosega, bocciardate e fiammate in modo da restituire un effetto codice a barre. Questo parterre è solcato da due ulteriori trame: quella degli scuretti che sottolineano la direzione trasversale e quella della illuminazione led a pavimento che scandisce il corso e le trasversali in tutta la loro ampiezza. Sistemi fissi_superficie: copertura Largo S.Matteo La struttura combina a differenti livelli più necessità: realizzare un atrio all’aperto del museo, mantenere la trasparenza che permette di godere della forte connotazione spaziale dell’invaso, installare pochi e elementi verticali e restituire uno spazio con un confort ambientale accettabile pur se localizzato in posizione difficile nei periodi più caldi. Il sistema, a misurare il basamento, è realizzato mediante una struttura a lame in acciaio inox (cm 2) posizionate a distanze variabili nella medesima direzione del parterre, collegate tra loro a due a due e ad una cerchiatura di bordo. Gli appoggi sono lastre estremamente sottili orientate secondo le diagonali, il reale prolungamento delle lame che costituiscono le travi. Questi contengono il sistema di scolo delle acque, divengono elementi di supporto per proiezioni ed essendo in acciaio specchiante contribuiscono alla realizzazione di un effetto di rarefazione della struttura ed alterazione della percezione spaziale. La copertura è realizzata in lastre di metacrilato serigrafato mediante parallele alla struttura, ad intensità variabile secondo l’andamento delle curve che definiscono i diagrammi del confort ambientale. Sistemi mobili: sedute Si tratta di un elemento di arredo urbano trasformabile, spostabile, componibile a seconda della configurazione dello spazio e delle possibilità d’uso dello stesso. I componenti possono avere forma compatta ed occupare poco spazio, o possono scomporsi a conquistare uno spazio maggiore assumendo configurazioni ed usi differenti. Il materiale utilizzato non è innovativo ma alternativo. Realizzato da un’anima interna di polistiloro espanso coperto da una pellicola additivata con sostanze termocromatiche microincapsulate, l’elemento si caratterizza cromaticamente secondo variazioni di grande effetto visivo legate alle condizioni climatiche alle intensità d’uso.

Un "opera" bella tanto quanto gli otto anni di amministrazione Brucchi!

Finalmente l'intervento di un Architetto!!!
Il progetto sembra molto interessante e spero di vederlo presto ultimato.

uno schifo indegno di qualsiasi paesotto figurarsi di una "città" capoluogo di provincia. Un lavoro progettato ( si fa per dire ) male ed eseguito peggio, senza un criterio logico che fa pendant con gli altri lavori dell'era CHIODI-Brucchi volti solo a distruggere Teramo ( neanche Attila poteva fare meglio ).
E i nostri pseudo-politici sono anche convinti di aver "fatto un bel lavoro", complimenti ! Ma scommettiamo che i teramani li premieranno di nuovo con il loro voto ???