Il LIbro: TACCUINO DI UN VECCHIO SPORCACCIONE

2
febbraio
2014
di Maria Cristina Marroni

CHARLES BUKOWSKI NELLA SUA NARRATIVA PARTE DAL PRESUPPOSTO CHE DEBBA ESSERE CONOSCIUTO E RICONOSCIUTO AL PRIMO ISTANTE. LEGGERE I SUOI TACCUINI, PER CHI NON È ABITUATO ALLA SUA VOLGARITÀ, ALLA SUA ASPREZZA, AL SUO DURO REALISMO, È COME FAR BERE A UN ASTEMIO UN BICCHIERE DI GRAPPA. INFATTI LA SUA SCRITTURA NON È PER PALATI DELICATI.
BUKOWSKI È ANTICONFORMISTA, È CREATIVO, È CONSAPEVOLE DELLA PROPRIA DIFFERENZA. HA VISTO TUTTO, VISSUTO TUTTO E NON HA NEPPURE BISOGNO DI RICORDARSENE, MA INTANTO ANNOTA GIORNO PER GIORNO LE SUE SENSAZIONI.

NEL “TACCUINO DI UN VECCHIO SPORCACCIONE” BUKOWSKI PARLA SCHIETTAMENTE, SENZA FRONZOLI. PER L’AMERICA PURITANA E BORGHESE DI QUARANT’ANI FA QUESTO LIBRO RAPPRESENTÒ UN PUGNO ALLO STOMACO. ALLA VITA BORGHESE, AGIATA E RIPETITIVA, SI CONTRAPPONEVA UNA FAUNA UMANA SCASSATA E SFRENATA. I PERSONAGGI DI BUKOWSKI PRESENTANO UN VITALISMO NON EROICO MA SPREGIUDICATO E DISINVOLTO NELLA MELMA.

NON È AGEVOLE RICOSTRUIRE LA TRAMA DI QUEST’OPERA, POICHÉ SI TRATTA DI SPICCHI D’ANIMA, DI PENSIERI LIBERI E DISINIBITI: CHIACCHIERE LUNGHE UNA NOTTE, WHISKIES DI POCO PREGIO, GIOCHI DI CARTE CON IL BICCHIERE SEMPRE PIENO DAVANTI, FUMO NEGLI OCCHI E NEI POLMONI, LUCE SOFFUSA, ODORE DI URINA, “ARIA DI SVACCO PUBBLICO”.

DIETRO L’APPARENZA DI UN MALEDETTO ALCOLIZZATO, BUKOWSKI PRESENTA UNA RARA INTELLIGENZA, CHE LO PORTA A DESCRIVERE CON PENNELLATE DEFINITE E SPIETATE LA REALTÀ, NON SOLO QUELLA SORDIDA DI EMARGINATI, DI PROSTITUTE E UBRIACHI. LE SUE PAROLE SPINTE E SCANDALOSE COSTRINGONO I LETTORI A IMMAGINARE UN’AMERICA DIVERSA DAL MODELLO DI EQUILIBRIO E POTERE APPARENTE. DIETRO L’EMBLEMA DEL BENESSERE C’È UNA POLITICA SBAGLIATA E C’È ANCHE LA GUERRA, QUELLA DEL VIETNAM IN PARTICOLARE. “-CHE DIFFERENZA C’È TRA UN GALEOTTO E L’UOMO DELLA STRADA?-, -IL GALEOTTO È UN PERDENTE CHE CI HA PROVATO-“.

LA NARRAZIONE S’IMPOSSESSA DI STILI E TONI VARIEGATI E SOVRAPPONIBILI. DALLE PAROLE TRASPARE LA DISPERAZIONE ESISTENZIALE DELL’AUTORE, MA ATTRAVERSO QUELLE STESSE PAROLE LUI STESSO RIESCE POI A RESUSCITARE DALL’ABISSO PER TORNARE ALLA VITA IN SUPERFICIE. LO STILE È SECCO, QUASI GIORNALISTICO E I SINGOLI RACCONTI SI INTRECCIANO A CASO, IN UN MAGMA INDISTINTO.
ANCHE QUANDO LA NARRAZIONE SI FA PACATA, SOTTO LA CENERE RESISTE LA BRACE ACCESA, PRONTA A RIPRENDERE FUOCO. COMPAIONO ALLORA NUOVI PERSONAGGI, INSTABILI E DEVIATI, SULLE CUI VITE LO SGUARDO DELLO SCRITTORE RESTA LUCIDO E FREDDO.

LA RABBIA DI BUKOWSKI QUI È TOTALE, I SUOI OCCHI “DI BRAGIA” MANIFESTANO IL DEMONIO NELLA NOTTE ATRA DEI SOBBORGHI CITTADINI. “AMO COLUI CHE VUOL COSTRUIRE ALDILÀ DELLA SUA PERSONA, E CHE COSÌ SI DISTRUGGE”, DIRÀ NIETZSCHE, PERCHÉ UNO SPIRITO NOBILE NON DESIDERA CIÒ CHE SI OTTIENE SENZA SFORZO O UNA VITA FACILE.
NELL’INDECISIONE NON RESTERÀ CHE DIRE: “IL MONDO FA DI NOI UOMINI (E DONNE) DEI PAZZI, E PERFINO I SANTI SONO DEI DEMENTI, NON SI SALVA NIENTE. COSÌ VAFFANCULO”.



 

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17:05
— del —
2
febbraio
2014
Cristina Marroni
Spiacente per il maiuscolo, come ha chiarito Giancarlo, assolutamente non voluto. L'urlo non mi è affatto congeniale. L'unico urlo che amo è quello di Munch.
Gent.le Sig.ri Antoine e Aznavour, grazie per la vostra preziosa e puntuale partecipazione alla lettura dei libri. Ricevere un augurio di buona domenica e di una felice settimana è segno di gentilezza ed educazione, preziose oggi più che mai. Per questo ricambio con stima.
14:02
— del —
2
febbraio
2014
Giancarlo Falconi

 Colpa mia...inserito con il tel non ho potuto modificare. Chiedo scusa ai lettori.

12:12
— del —
2
febbraio
2014
Pelo nell'uovo
Magari in un altro contesto non avrei detto niente, ma qui... Scrivere tutto maiuscolo!
Allora facciamo fare a Falconi il testimonial dei bigodini!
11:11
— del —
2
febbraio
2014
Antoine
Superlativa. Recensione magistrale. Le note puntuali di grande respiro fanno risaltare il messaggio del libro e del suo autore.C'è poco d'aggiungere , se non qualche divagazione ,riportando il tutto alla nostra realtà regionale,alle vicende boccaccesche , al meccanismo menzognero e ingannatore che decostruisce il reale, lo sposta e lo reinventa in un contesto di comodo. In pochi giorni accadono eventi particolari che riguardano alcuni politicanti regionali,il loro momdo politico e personale e il nostro momd0 reale di cittadini ,ridotti a spettatori, Quello che turba è il ribaltamento della realtà,costruita a tavolino come in un reality ,con interviste patetiche,come ad annunciare la capacità di rovesciare la verità. Ora è possibile accettare tutto questo? Forse è arrivato il momento per gli spettatori ritornare cittadini ,riportando la politica a fare i conti con la realtà. Ringrazio di cuore per le opportunità di confronto domenicali e auguro una 969 buona domenica e un felice inizio settimana.
10:10
— del —
2
febbraio
2014
aznavour
PRIMA DI ESSERE UN MILIARDARIO FU......un bambino tedesco picchiato con la cintura dal padre che, a 13 anni beveva alcool, poi fu un oscuro impiegato delle poste di Los Angeles dove si trasferì con la sua famiglia. Con il viso deturpato dall'acne fece 1000 altri lavori e maturo' 1000 esperienze laide e violente. Lo chiamavano Hank e nelle sue opere, forse, c'è un po di Anton Cechov,un po di Hemingway,un po di Jon Fante, un nichilista amante della vita, mi sembra. Lo spassoso taccuino di un vecchio porco (il mio libro ha questo titolo), tanti anni fa mi fece sorridere, anche se narrava le vere brutture della vita in una Los Angeles moralmente ultra degradata. È un libro sorprendente,sfrontato, un po visionario, sicuramente indipendente e fa riflettere; quindi un libro da leggere e rileggere. La vena letteraria corrosiva e anticonformista di Hank si può godere anche leggendo le sue belle poesie (non sono proprio delle poesie) che il poeta scriveva "...solo per portare a letto le ragazze...." come amava ricordare! .........friends of the book, good sunday.

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