Il Libro...Sillogismi dell’amarezza

26
gennaio
2014
di Maria Cristina Marroni

Leggere Cioran è come vedere chiaramente con gli occhi chiusi. E se le parole sono pietre, come diceva Carlo Levi, quelle di Cioran sono macigni scaraventati nello stagno della nostra esistenza. Tante piccole schegge di pensiero.
Sillogismi dell’amarezza” (Syllogismes de l'amertume) di Emil Cioran è una raccolta di aforismi e riflessioni dalla lingua e dallo stile ineccepibili. Fu pubblicato nel 1952 in Francia, dove Cioran è ancora considerato uno dei maggiori scrittori in lingua francese, sebbene rumeno di nascita e formazione.

Coltivano l’aforisma soltanto coloro che hanno conosciuto la paura in mezzo alle parole, quella paura di crollare con tutte le paure”, scrive Cioran per giustificare la scelta della scrittura breve. I suoi aforismi spremono il noumeno e ne traggono un succo amaro, ma corroborante.
Il pamphlet si compone di dieci parti dai titoli suggestivi: “Atrofia del verbo”, “Lo scroccone dell'abisso”, “Tempo e anemia”, “Occidente”, “Il circo della solitudine”, “Religione”, “Vitalità dell'amore”, “Sulla musica”, “Vertigine della storia”, “Alle sorgenti del vuoto”.

Cioran è un filosofo asistematico, ossia privo di un sistema filosofico organizzato. Tuttavia dai suoi scritti possiamo trarre un pensiero in movimento, dispiegato nella sua genesi e nel suo divenire. L’opera dello scrittore è una silloge di pessimismo e racconta il tramonto della speranza e la presenza di un dolore che è stato ed è di tutti. Il dolor è anche aegritudo e l’aegritudo è anche dolor. “«Sono come una marionetta rotta, con gli occhi caduti al di dentro». Questa frase di un malato mentale conta più dell’insieme delle opere di introspezione”.

Nelle parole di Cioran c’è ironia, paradosso, esagerazione, derivanti dallo smontaggio dei falsi miti “dell’ottimismo spiritualistico e della superbia tecnologica”, “contro la pretesa perfettibilità dell’individuo e del consorzio sociale, contro ogni certezza di progresso morale, ogni risorgente orgoglio antropocentrico e qualsivoglia finalismo provvidenzialistico”.

È presente in Cioran il paradosso della nostra età contemporanea che anela all’Assoluto, che poco prima ha tentato di assassinare. “Mi sono aggirato intorno a Dio come un delatore: incapace di implorarlo, l’ho spiato”. Il nulla di Cioran è ossimoricamente grondante di luce.
L’aforisma non è in Cioran un mero genere letterario, ma una scelta consapevole. I suoi frammenti di pensiero esprimono la difficoltà ontologica e gnoseologica e, con la propria evidenza icastica e sintesi efficacissima, rilevano lo strazio tra rifiuto e accettazione, tra lotta e resa.
 

Dopotutto esistere è una tentazione, oppure c’è sempre la sopravvivenza.
In alcune pagine di Cioran riaffiora il pessimismo leopardiano, in particolare alcuni spunti dello Zibadone, “meno confessione psicologica da journal intime, e più invece riflessione concettuale, onde anche l’autoanalisi non diventa inchiesta interiore o esame di coscienza, ma studio filosofico e «scienza dell’animo umano»”.

C’è in Cioran un irrimediabile male di vivere con le vibrazioni estatiche e visionarie di chi diviene egli stesso figura-emblema: “Vivo attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi”.




 

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12:12
— del —
26
gennaio
2014
Antoine
Dalla presentazione,brillante come sempre,si intuisce che si tratta di un libro difficile,impegnativo,ma non per questo non interessante. Genere diverso dei libri finora letti,ma la mia curiosità mi spinge a leggerlo,almeno ci provo. Secondo me vale la pena affrontare questo tipo di lettura,anche se espressa in una lingua alla quale non sono abituato,o che richiede più tempo per conquistarmi . Sicuramente leggere questo libro richiede maggiore sforzo ,ma sono sicuro,poi, di ricevere il giusto premio. Vedo la lettura come una forma di esercizio. Se si conformi a fare sempre gli stessi movimenti senza sudare un po' di più ,si avra' sempre lo stesso risultato. Grazie, buona domenica e felice inizio settimana.
11:11
— del —
26
gennaio
2014
aznavour
IL CORTIGIANO DEL VUOTO. Così si definiva Cioran che da un villaggio di ftontiera della Transilvania sbarcò a Parigi dove visse da "studente" della sorbona, fino a 43 anni, girò la francia in bicicletta, ripudio' la lingua madre a favore del francese. Si considerava il più sfaccendato di Parigi. Ovviamente aveva più detrattori, di quella squadra di creditori che lo braccava. pensò molto e forse ha scritto poco......i temi preferiti furono: la noia,la religione, il suicidio, il tempo, la storia...... come dire,tutta robetta di poco conto! Linea conduttrice della sua filosofia " l' inconveniente di essere nato". Per cioran i motori del mondo sono il rancore e la vendetta; " il bene è timido, inadatto a diffondersi, il male è invece intraprendente e si trasmette facilmente perché affascinoso e contagioso "......personalmente ritengo che sia impossibile muovere obiezioni al suo vivacissimo pensiero. Si definiva " un intrattabile liberale" . Come tutti i bestemmiatori Cioran era profondamente religioso, un destino religioso che, tuttavia, non è riuscito a trasformare in fede....spero che queste telegrafiche notazioni possano essere utili per meglio comprendere l'opera del "filosofo" da porre accanto alla dotta e "difficile" recensione della sempre attenta e brava prof...........amis du livre,bon dimanche.

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