Qualche notte orsono, ho fatto un sogno. Un brutto sogno, da cui mi sono svegliato madido di sudore. Era l’anno 1153. Le feroci armate del Roberto di Loritello (un urbanista ante litteram?) sventrano, nella rappresentazione onirica, con un aratro spagnolo guidato da giusta e perfetta mano, il CARDO di Interamnia, aprendo un profondo solco come una ferita nel corpo della città. Ma il vero orrore del sogno era un assenza. Nel delirio notturno mancava chi, nella realtà storica, la città la ricostruì. Mancava Guido II (forse fuggito per spavento, ho immaginato nel sogno).
Escludendo che mi avesse fatto male la cena moscianese della sera precedente, nella impossibilità del ritorno in vita di Guido II, non ho esitato ulteriormente nell’incontrare mio psicoanalista freudiano. Gli ho raccontato della notturna avventura inconscia. Questi, anziano e di vecchia scuola, mi ha prontamente domandato se, recentemente, avessi visto immagini impressionanti, girovagando per qualche sito internet.
Ed allora mi si è disvelato il significato del sogno. Si, avevo visto su un sito istituzionale la pubblicità, per immagini, del destino futuro riservato alla vostra amata città.
Poiché per professione faccio il professore, per capir meglio l’origine dell’incubo, ho cominciato a studiare.
Ho messo sul mio tavolo tre documenti di grande interesse.
- 1. Il primo è il bando di concorso dal titolo “micro spazi e macro luoghi – concorso per la progettazione di un sistema di spazi pubblici e relazioni nel Centro storico di Teramo” (12 pagine).
- 2. Il secondo documento si intitola “Concorso europeo di architettura – MICROSPAZI MACROLUOGHI – catalogo dei progetti” (176 pagine senza indice!).
- 3. Il terzo documento è una raccolta di immagini che ho fatto, navigando in rete, di quanto dovrà essere costruito: il progetto esecutivo. Questa ultima raccolta di immagini è stata la cosa più facile da reperire! (tante immagini pubblicitarie).
Tre documenti che vanno analizzati uno per uno per scoprire, ma solo alla fine delle puntate, se i vari protagonisti (Ispiratori del bando, Estensori del bando, Giuria del concorso, progettisti concorrenti, progettisti esecutori, verificatori del progetto esecutivo, Enti ed Istituzioni preposte alla tutela dei luoghi storici, ecc.) hanno seguito un filo rosso di alto profilo degno della operazione che segnerà per i prossimi decenni la vostra città.
IL BANDO DI CONCORSO
Il bando prevedeva due fasi. Nella prima, completamente inutile, si riprogettava stranamente l’intera città. Poi alla seconda fase del concorso accedevano solo 5 progettisti (o gruppi) selezionati dalla Giuria. I 5 dovevano, invece, riprogettarne solo una parte della città al cui centro c’era un solo corso: il Corso san Giorgio.
Nel bando di concorso si leggono cose interessanti, vi sono quelle regole e quei riferimenti culturali, tecnici, economici che hanno guidato tutti i concorrenti e in speciale modo (sicuramente) progettisti del progetto esecutivo. Questi ultimi, in quanto vincitori, non saranno mai andati, ovviamente, fuori dal tema del bando.
Si legge: “Lo scopo è di creare una rete di spazi aperti, un organismo capace da un lato di relazionarsi e relazionare le architetture esistenti, e dall’altro di costruire le ragioni di una loro ri-significazione attraverso la capacita di generare utilizzo, frequentazione e aggregazione”. Risalta subito dalla cripticità dello scritto la parola aggregazione. Sarà, alla fine, il progetto che vedrà la luce un progetto aggregante? Andando oltre, si viene a sapere che il concorso ha “la finalità di promuovere una riflessione intorno ai caratteri odierni dello spazio pubblico, raccogliendo proposte di progetti che abbiano la capacità di generare, prima ancora che configurazioni esclusivamente formali, strategie e nuove modalità operative sia d’uso che di intervento”. Ma il bando dimentica di ricordare ai progettisti, a scanso di equivoci culturali, che caratteri odierni dello spazio pubblico del centro storico di Teramo non dovrebbero – ad esempio - essere quelli del centro commerciale Gran Sasso.
Poi, nel bando, a conclusione della descrizione degli scopi del progetto, è scritto che: “I progetti dovranno confrontarsi con il contesto in maniera non mimetica, senza ricercare tranquillizzanti configurazioni “vernacolari”, e, allo stesso tempo, non essere "indifferenti" al contesto stesso”. Che tradotto significa: architetto non guardare alla tradizione della città o alla storia della architettura ma solo alle riviste alla moda di architettura; anche se dovrai far finta di ricordarti di essere in una città italiana centro meridionale dalla specifiche caratteristiche !
Altra considerazione che sarà interessante verificare se è attuata nel progetto vincitore: “Le logiche e gli indirizzi dei progetti partecipanti al concorso dovranno quindi scaturire da una complessa combinazione, da un processo di sintesi che unisca la forma urbana, la memoria collettiva e l'attenta rilettura dell’ambiente che andranno a trasformare”.
Avrà il progetto che si andrà a costruire attuato un processo di sintesi che unisca la forma urbana, la memoria collettiva e l'attenta rilettura dell’ambiente ? Lo scopriremo dopo l’analisi del progetto.
Inoltre, il bando definisce, a garanzia di tutti (tutti intesi come progettisti e cittadini che godranno del progetto), quali siano le caratteristiche per appartenere alla giuria e quali siano i motivi di esclusione da essa. Ad esempio saranno esclusi dalla giuria tutti “coloro che intrattengano con i partecipanti un rapporto di lavoro o di collaborazione continuativa”. Allo stesso modo, continua il bando, sono esclusi dal concorso quei progettisti concorrenti che “abbiano qualsiasi rapporto di lavoro o collaborazione continuativo con membri della Commissione Giudicatrice”. È ovvio, ma non siamo in questo caso, che oggi nella era di internet e con dei programmi atti allo scopo è facile incrociare i nomi di eventuali giurati con eventuali concorrenti per dare attuazione a questi sacrosanti principi di garanzia.
Poi, con doppio salto carpiato, si passa alla seconda fase del concorso. Cinque gruppi selezionati, dopo aver fatto un progetto rispondente a TUTTE le richieste e regole della prima parte del bando, si andranno a confrontare sulla progettazione del corso san Giorgio.
Vi sono nel bando delle frasi chiave che ci serviranno per studiare il progetto che Teramo avrà la fortuna di vedere realizzato.
Si legge: “Considerata la particolare tipologia dell’intervento, del contesto urbano di riferimento e l’importanza sociale delle opere da progettare, e tenendo conto degli obiettivi programmatici dell’Amministrazione, i concorrenti ammessi nella seconda fase dovranno presentare un progetto a livello di progettazione preliminare, con gli elaborati necessari, tali a garantire la fattibilità della propria proposta presentata nella prima fase del concorso”.
Cosa si intende per fattibilità?
Il bando parla di fattibilità urbanistica ed ambientale descrivendo poi nel dettaglio questioni non pertinenti tal tipo di fattibilità.
Il bando parla di fattibilità tecnica. Emerge la “Valutazione del livello d’utilità dell’intervento, previsioni sulla sua sostenibilità economico-finanziaria e valutazione delle convenienze economico-sociali derivanti per la collettività”.
I concetti chiave sono utilità dell’intervento e la sostenibilità economico-finanziaria.
Ho cercato tra le cose importanti richieste dal bando, per una opera pubblica, la facilità di manutenzione del progetto realizzato, ma non ne ho trovata traccia. D’altro canto non vi è neanche nessun riferimento alla normativa sulle Opere pubbliche.
Qui termina la prima parte delle considerazioni sul progetto che ha turbato una mia tranquilla notte di riposo. Mi sono limitato ad una velocissima analisi del bando. Seguiranno altre sul catalogo (un libro che tra le righe e le immagini contiene cose interessanti su cui ragionare), e ovviamente sul progetto da realizzare.
Eusebio Cesarea – professore emerito di Patafisica urbana
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