L'Italia terra di meritocra...Zia...

16
luglio
2014
di Susanna Ciminà

Studiare, studiare, studiare ... preferisco il rumore del mare.
La cultura sinonimo di disoccupazione, la laurea traguardo senza meta, i libri cumuli di pagine senza un' anima.
Giovani che sospirano più che aspirare, carriere bloccate come larve sugli alberi, l'impegno personale deriso, la voglia di cambiare pietrificata, la voce fatta silenzio, la motivazione imbavagliata sotto la sabbia.
Siamo diventati un paese "stanco", vecchio ed informe. 
Il paese " per pochi", di pochi, i pochi senza cuore.
Siamo apostrofati come i più grandi esportatori  di giovani capaci ed intraprendenti, di giovani laureati ed umiliati, in nome della meritocra...zia, intesa come parente.

Questa è una storia diversa.
Questa è la storia di Emanuel e Dimitri, due ragazzi teramani che hanno condiviso la loro infanzia. Hanno marinato la scuola insieme per la prima volta. Stessa età, stessa compagnia, entrambi vincitori di un concorso nazionale sull'innovazione . Poi due strade diverse, uno ha scelto di restare nel Bel Paese, uno di partire.

Nome?

Dimitri Gramenzi 
Emanuel Mazzilli

Nazionalità?

D:Italiana 
E:Italiana

Residenza? 

D.Teramo, Italia.
E: San Francisco, California.

Dove hai studiato, in quale Università?

D: Università degli studi dell’Aquila (AQ).
E: Università di Modena e Reggio Emilia.

Lavori? Che lavoro fai? 

D:Laureando in Ingegneria Meccanica. Attualmente in cerca di occupazione, questa condizione mi ha spinto a sviluppare una Startup.
E:Ingegnere informatico presso Twitter Inc.


Quanti colloqui hai dovuto effettuare prima di trovare il tuo lavoro?

D:Ho inviato un numero “infinito” di e-mail, sia in modalità di candidatura spontanea, che in risposta a posizioni aperte ben specifiche. I colloqui selettivi realmente effettuati a seguito delle mie candidature non superano la soglia del 10%. I risultati: stage semestrali , collaborazioni non retribuite e molti le faremo sapere….

E: Con l’azienda attuale 8-9 colloqui selettivi. Prima ho fatto serie di questo tipo con una decina aziende, alcune bocciature, alcuni rifiuti da parte mia ed alcuni problemi burocratici legati alle regole sull’immigrazione.

Ritieni che i colloqui fossero tutti oggettivi e professionali? Hai riscontrato irregolarità?

D:In alcuni casi il dubbio che ci fossero delle irregolarità nel giudicare i candidati è stato forte, tuttavia non giudico l’oggettività e la professionalità di chi mi esamina. 

E: Super oggettivi, basati al 90% sulle abilità tecniche.

Ritieni che la tua retribuzione sia congrua?

D:Attualmente non percepisco salario.

E:Si.

Cosa pensi del sistema lavoro-merito Italiano?/E di quello americano?

D:
In Italia le due parole LAVORO e MERITO non vanno certamente di pari passo.
Per esempio consideriamo mediamente un giovane Italiano neolaureato che si affaccia sul mondo del lavoro. 
Ciò a cui va in contro è giustamente un periodo in cui mette in pratica le proprie abilità e acquisisce esperienza, la cosiddetta “gavetta”.
Questo periodo iniziale di lavoro in cui l’impegno ed il lavoro fornito sono maggiori rispetto al compenso ricevuto, è a mio avviso il periodo in cui il datore di lavoro quantifica e qualifica il merito del dipendente.
Purtroppo non è così , gli stagisti Italiani vengono utilizzati come risorse da sfruttare a breve termine a costi vantaggiosi da parte delle aziende.
Spero che in America le cose vadano in una direzione diversa!

E: L’italia è un immenso sistema dove MAI si avanza per merito e mai si retrocede per demerito. Anzi, in molti ambiti il merito è visto come una minaccia alla posizione di supremazia di chi decide. In America, fino ad ora, ho visto soltanto merito.

Torneresti mai in Italia? / Andresti mai in America?

D: Per un’ esperienza temporanea sicuramente.

E:Mi piacerebbe molto un giorno.

Credi che l’Italia sia un paese per pochi? Pensi che l’America sia il nuovo mondo?

D:Credo che L’Italia sia un paese in forte crisi  dove le aziende che prima si fronteggiavano per sviluppare al meglio i loro prodotti, ora combattono giornalmente per “rimanere a galla” cercando di raggiungere segmenti di mercato sempre più piccoli.
Nell’immaginario collettivo L’America è la terra promessa ormai da generazioni, ma la linea di confine tra immaginazione e realtà non è cosi sottile. 

E:Penso che l’America ha cose straordinarie e bellissime, ma anche molti difetti. Lavorativamente parlando sono 1000 anni avanti; umanamente hanno molto da imparare da noi.

Pensi che in Italia ci sia corruzione?/ Ed in America?

D:Aimè credo che in Italia la corruzione sia entrata a far parte del nostro biglietto da visita. 
Lo si percepisce quotidianamente grazie ai mezzi d’informazione che descrivono un paese in cui il malaffare dilaga a tal punto da non risultare più motivo di vergogna.
Questo è scandaloso!!!!
I disonesti sono ovunque anche in America, ma credo che li vadano in galera quando vengono scoperti!  

E: L’Italia è un paese di persone oneste in mano ai disonesti. Non è che c’è corruzione, si basa proprio sulla corruzione. In America c’è anche la corruzione, perchè fa parte della natura umana, ma i corrotti lo fanno di nascosto, non lo rivendicano in televisione. E quando vengono beccati, vanno in galera e sono emarginati a vita.

In Italia lavori solo se sei figlio di….? In america conta chi sei o conta che fai?

D: In Italia ho visto giovani ingegneri e laureati servire nelle mense con estrema professionalità e rispetto. Qualità che sporadiche volte ho riscontrato nei loro coetanei figli del cosiddetto “politico di turno” dagli altisonanti incarichi manageriali, ottenuti con scarsa trasparenza.
Le aziende Italiane cercano figure professionali competenti da inserire all’interno del proprio organico. Tuttavia, al figlio dell’imprenditore titolare dell’azienda non sarà MAI assegnato ad un’incarico di responsabilità inferiore di quello di un ruolo di dirigenza.
Questo accade perchè nella maggior parte dei casi il rango sociale influisce sulla scelta delle risorse , che nel caso fossero inadeguate rappresenterebbero  fattori di rischio per gli sviluppi aziendali. Non conosco le condizioni Americane!

E:In America conta soltanto chi sei. È chiaro che se sei “figlio di” forse alcune cose sono più facili. Però un azienda preferisce un “figlio di” può essere denunciata per discriminazione e se si riesce a dimostrare la cosa passa davvero brutti guai. Vi faccio due esempi, ho iniziato a fare i colloqui ed è tassativamente vietato fare domande sulla provenienza. Abbiamo preso uno stagista da Stanford. Parliamo di una delle università più costosa al mondo (circa 50.000$ l’anno di retta), quindi forse è un “figlio di”. Io con le borse di studio per reddito e merito pagavo 112 euro l’anno di tasse. Con un anno di Stanford ci paghi circa 328 anni all’Università di Modena. In teoria, lui è sotto di me.

Secondo te le start up in Italia hanno il giusto volano? Ed in America?

D: Attualmente stò lavorando allo sviluppo di una startup nata da una mia idea, quindi ritengo di poter parlare in prima persona in base alle mie esperienze in merito.
Ritenendo di essere in possesso di un’idea valida ho presentato la mia proposta al concorso I.E.SMART per startup innovative lanciato dalla CENTRAL EUROPE.
La regione Veneto ha partecipato come partner attiva a tale iniziativa indicendo il concorso Veneto Smart Competition, grazie al quale ho inserito le caratteristiche e le peculiarità della mia proposta. Dopo varie fasi eliminatorie il mio progetto è rientrato tra le prime dieci idee più meritevoli, alle quali è stato erogato un servizio di assistenza speciale nello stilare il proprio Business plan. Dopo un pitch dei dieci migliori modelli d’impresa, la giuria ha proclamato cinque vincitori tra i quali me, con la terza posizione in graduatoria.
La Regione Veneto ha accompagnato poi i vincitori una settimana a Bratislava, in Slovacchia, in un Campus speciale dove le idee brillanti sono state presentate a potenziali investitori internazionali.
Attualmente in Italia ci sono concorsi, finanziamenti  e incubatori d’impresa per startup, ma le competizioni sono serrate, i finanziamenti non sono esorbitanti e principalmente siamo ancora poco competitivi nell’elargire risorse considerevoli.
Pensare di poter paragonare le risorse messe a disposizione alle nostre startup, con quelle americane equivale a raccontare una barzelletta. 

E: Secondo me poche startup in Italia hanno “il giusto”. Per lo stesso motivo per cui, a parti invertite, pochi stilisti e pochi cuochi hanno valore in America. È un livello professionale inferiore, per quello che ho visto. Pensa che una delle persone più ricche in Italia, tessera numero 1 del partito al Governo e proprietario del più importante giornale italiano ha preso una delle aziende informatiche più importanti al mondo (Olivetti), negli anni del boom dell’informatica, quando spaventava IBM e Microsoft, ed è riuscita a farla fallire. Oggi la Olivetti produce macchine da scrivere per l’India. Nel 2013 la Microsoft ha chiuso con un fatturato di 78 miliardi di dollari, IBM 100. Sommando i fatturati soltanto di queste due aziende si ottiene una cifra che è circa dieci volte il PIL dell’Abruzzo. Per far fallire una azienda informatica al top negli anni del boom informatico bisogna essere dei fuoriclasse. Le poche startup che valgono, credo si scontrino con la burocrazia e con un sistema corrotto, per cui per loro è difficile emergere. L’unica eccezione che conosco è “Arduino”. In America le startup funzionano. In California trainano l’economia. Pochi lo sanno ma nel raggio di 30 Km a San Francisco ci fanno tutte le app che abbiamo sui cellulari e tutti i siti più visitati. Parliamo di aziende consolidate (Google, Apple, Facebook, Yahoo, Twitter, Linkedin, Mozilla, Paypal), ma anche nuove realtà (Airbnb, Bittorent, Uber, Spotify, Dropbox, Whatsapp, quasi tutto quello che vi appare se cliccate il tasto al centro di qualunque smarphone). 

Cosa pensi del governo del tuo paese?

D:Credo sia un governo che arranca in un contesto politico ed economico non facile. Con estrema lentezza ci stiamo liberando di figure che per anni hanno, con constatata incompetenza, portato il Paese al tracollo.  

E: Semplicemente corrotto, colluso ed incapace. Penso che, da quando ho memoria, mai ho visto tutte e tre queste caratteristiche presenti allo stesso tempo.

Cosa cambieresti?

D:I costi della politica e molto altro!

E:L’informazione, basterebbe a cambiare il nostro paese in 6 mesi.

Se ti permettessero di prendere una gomma e cancellare un’istituzione, quale cancelleresti?

D:Non cancellerei le istituzioni ma bensì le persone corrotte che fanno leva su di esse!

E:Tutto sommato le istituzioni in se sono fantastiche, sono state pensate da persone che univano l’eccellenza all’onestà.

Credi che  l’Italia stia affondando? Credi che l’america stia riemergendo?

D:Credo che l’Italia stia lentamente affondando e l’America abbia le competenze necessarie per garantire stabilità. 

E:Si ad entrambi.

Nel sistema Italia, credi che ci sia uno spiraglio per ripartire?

D:La domanda che mi pongo è la seguente: siamo in grado come popolo Italiano di sfruttare le nostre risorse? Lo spiraglio c’è, le risorse le vedo ogni giorno , camminano in strada , sono ferme alla stazioni degli autobus, sono negli uffici e nelle scuole.
Le risorse siamo noi!
Un popolo che soffre dovrebbe essere coeso, noi lo siamo?

E:Assolutamente si, forse però nel lungo periodo. Abbiamo risorse che neanche immaginiamo.

Se ti facessero una mega-offerta all’estero abbandoneresti mai l’Italia?/ Ci torneresti?

D:Temo che sarei costretto a farlo, pensando “un giorno tornerò”.
Mi viene in mente un celebre versetto di Dante Alighieri : “ Tu proverai si come sa di sale lo pane altrui”. Nelle condizioni attuali in cui versa il nostro paese, c’è il rischio e la forte sensazione che sia quello di casa il “pane salato”. 

E: Si! Ma la mega-offerta non la valuterei in termini economici, ma in termini umani. Magari un’azienda che assume e promuove per curriculum, dove il mio lavoro viene valorizzato, dove il “magadirettorecapo” si siede nell’open-space, dove, interfacciandomi con le istituzioni, mi trovo qualcuno che oltre alla banca di papino esprima altre virtù.

Per una volta i compiti a casa li diamo noi: leggete 10 volte ad intervalli regolari ed imparate ad ascoltarci. 

D'altra parte...."il bordello e' l'unica istituzione italiana dove la competenza e' premiata ed il merito riconosciuto"
(Indro Montanelli).

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4:04
— del —
25
luglio
2014
Emanuel Mazzilli
Ad ogni modo, Fabio Fidanza for President!
17:05
— del —
24
luglio
2014
teramano
No Santacruz, per favore, non rivelarci chi sei !
A cosa serve daltronde ?
Lui, a parte la veemenza delle sue tesi, come dice Eligio, non ha mai offeso nessuno !
E allora meglio che rimanga quest'alone di mistero su di lui (e su molti di noi, quasi tutti) !
Forse lo incontriamo tutti i giorni per Teramo e non sospettiamo che sia lui ! Potrebbe forse esprimere tutti quei lunghi ed interessanti concetti con piena liberta' e sincerita in egual misura se si firmasse ? Io dubito.
Moriremo senza aver scoperto l'identita' del mitico Santacruz !!!
Facciamocene una ragione...:):):)
17:05
— del —
24
luglio
2014
Santacruz
Sig. Eligio,
la sua teoria secondo cui dovrei rivelare la mia identità perché sono stato veemente, francamente la trovo assurda.
Per lo stesso motivo, allora, qui sarebbero obbligati a rivelare i propri nome e cognome un’infinità di commentatori (com’è che non ha riflettuto sul gran numero di post particolarmente energici ed “incazzati” che vengono pubblicati su questo blog? Eppure ha detto che lo frequenta abbastanza).
Se poi tiene conto che non sono assolutamente d’accordo sul fatto di essere stato veemente (forse lei confonde la veemenza con la perentorietà e/o con la particolare caparbietà), capisce che a maggior ragione resto dell’idea che sia giusto rimanere per lei e per tutti Santacruz.
Mi dispiace se l’ho delusa, ma un suo eventuale disappunto presumo potrà ammortizzarlo se realizzerà che in fondo gli spunti di riflessione su I Due Punti non nascono dai soggetti che intervengono, bensì dai pensieri da loro esternati.
Saluti anche da parte mia.
16:04
— del —
24
luglio
2014
Eligio
Gentile Santacruz, si ha ragione.
Per lettore "aggressivo" mi riferivo a Lei.
Per quanto riguarda Eligio, non è uno pseudonimo, io mi chiamo Grossi Eligio e sono intervenuto altre volte in questo blog firmandomi Grossi Eligio.

E' vero che questo blog offre la possibilità di commentare in modalità anonima, ma è altresì vero che vista la veemenza delle sue tesi sarebbe cosa opportuna svelare la sua identità.

Cordialmente la saluto
22:10
— del —
21
luglio
2014
Santacruz
Caro Fabio (Fidanza),
le ripropongo un passaggio del suo post 18 luglio, ore 7.07:

Uno bravo perchè dovrebbe restare in Italia?
Patriottismo?
Pe lu magnà?
Vi assicuro che la mancanza cronica di meritocrazia, da decenni, si è ormai connaturata nella vita quotidiana degli italiani.
L'idea che puoi fare un lavoro solo se sei capace di farlo è sparita.
Il principio di fregare il prossimo quando è possibile è un'epidemia.
Il voto a ciccio perchè "fa entrà fijeme alla ASL" è la prassi.
E non parliamo della qualità delle scuole, università comprese, negli ultimi anni.

Come vede, anche lei – attraverso un giudizio così netto (negativamente netto, sul quale molto avrei da dire) – ha assunto toni incazzusi, o quantomeno molto perentori e seri.
Ciò per dirle che se poi improvvisamente passa a toni che solo chi la conosce personalmente può capire che sono “innocenti”, qualche altro partecipante al dibattito virtuale al quale lei è sconosciuto è legittimato a pensare che i medesimi toni siano, in realtà, provocatoriamente ed altezzosamente ironici anziché semplicemente ironici, nonché di scherno anziché scherzosi.
Chiudiamola qui.
Auguro a lei, a Susanna, a Dimitri e ad Emanuel le più grandi soddisfazioni.
Lo dico sinceramente perché aldilà delle schermaglie virtuali, sono sicuro che nella vita reale siate tutti ottimi professionisti e bravissimi ragazzi.
E scusatemi, non so Magda ma io sono troppo vecchio per infilarmi in macchina a quest’ora e venire a Notaresco :-)
Ciao.

Per il sig. Eligio.
Sig. Eligio,
o c’ho una coda di paglia infinita, o qualche volta sono capace anch’io di partorire scontate deduzioni.
Ma a prescindere, posso chiederle se intendeva “Santacruz” quando ha parlato del particolare lettore molto “aggressivo”?
Sa, è una domanda a mero titolo di scrupolo (anche se ho la sensazione che la risposta, se vorrà darmela, sarà scontata quanto le mie deduzioni).
Se avrà la cortesia di replicarmi, mi limiterò esclusivamente a porre alla sua attenzione un paio di spunti di riflessione.
Grazie.

P.S. – però firmarsi semplicemente con “Eligio” mica corrisponde a firmarsi con nome e cognome… Indipendentemente dal soggetto al quale si riferiva, come mai prima di rivolgere quello specifico consiglio al particolare lettore molto “aggressivo”, naturalmente, logicamente, conseguentemente non ci ha pensato?
17:05
— del —
21
luglio
2014
Fabio Fidanza
Santacruz,
a me tutto me se po dice, tranne che mi faccio il fregno coi titoli ed esperienze :)

Poi il titolo "altisonante"!
Io quando mi chiamano ingegnere chiedo per favore di evitare e non mi sono mai firmato Ing!
Non ci tengo proprio al titolo.

Secondo me questa discussione sta prendendo un tono un po' incazzuso, che, per come la vedo io, non serve a tanto.
Io, sinceramente, non ho capito nemmeno tanto bene le posizioni di alcuni; e se questo fervore derivi dal patriottismo, dall'antiamericanismo o non so che altro.

Che ognuno sia libero di esprimere il proprio parere è, almeno su I due Punti, una realtà.
Poi se a qualcuno piace l'Italia, a qualcuno l'America, a qualcuno l'Italia ma sta in America, a qualcuno l'America ma sta in Italia, de gustibus, finchè si lavora onestamente.

Poi sono sicuro che anche lei, Santacruz, con Magda Susanna Dimitri e Emanuel, gradirebbe con noi una fetta di pane & pummadore con una birretta di Notaresco.

Peace & Love
17:05
— del —
21
luglio
2014
teramano
Il dilemma di firmare i post con un nome di fantasia torna anche questa volta. Io penso che in questo caso si puo' essere piu' sinceri ed esporre le cose che si pensano nell'animo e che, in caso di riconoscibilita' ci si vergogna di dire per mille motivi e condizionamenti.
Quindi ben venga, come nel mio caso, lo pseudonimo !
E poi, a cosa serve sapere il nome e cognome che si nascondono dietro un concetto ?
Quello che conta e che deve far riflettere e ragionare e' solo quest'ultimo e non chi lo dice e da quale estrazione sociale provenga !
C'e' solo una regola : quando si scrive in forma anonima bisogna essere 10, 100, 1000 volte piu' educati. Altrimenti si scivola nella vigliaccheria...
15:03
— del —
21
luglio
2014
Eligio
Susanna ho avuto il piacere di leggere la tua intervista e le interpretazioni dei tuoi lettori e trovo che tra i diversi commenti le considerazioni di Magda, che non conosco, siano quelle che meglio aderiscono alla mia opinione.

Consiglio ad un tuo particolare lettore, molto " aggressivo" , invece di firmarsi con lo pseudonimo, di presentarsi con il suo nome e cognome.. In quanto non credo abbia nulla da nascondere.

Un caro saluto e continua così, sei forte!
14:02
— del —
21
luglio
2014
Santacruz
Gentile Katia,
grazie per la sua risposta.
Grazie soprattutto per averla resa in modo così gentile, nonostante le considerazioni che le ho rivolto.
Alla luce dei suoi chiarimenti, la prego di accettare le mie scuse.
Spero comprenderà che il mio post 20 luglio, ore 8.08, nella parte a lei dedicata l’ho strutturato sulla base dell’interpretazione errata di quello che ho definito il suo “telegramma”, non sapendo del suo “status” di mamma che ovviamente è molto, ma molto più importante del replicare al sottoscritto.
Non ho mai riso leggendola, ora lo posso dire.
Anzi, il suo intervento 18 luglio, ore 22.10, l’ho trovato molto lucido e dettagliato (alla faccia delle eventuali critiche di chi non sopporta i post lunghi, io ne ricevo a bizzeffe come forse sa) ed a tratti ne ho condiviso il contenuto.
Giusto l’esordio mi aveva seccato, laddove ha ipotizzato potesse essere un’offesa ciò che in realtà era ed è un mio semplice punto di vista.
Pertanto, non avendo ancora ricevuto la sua cortese spiegazione dell’equivoco, la mia reazione è stata quella che è stata.
A giusta ragione secondo me.
Vede dott.ssa Katia, qua una si è permessa di dirmi che sono ineducato nonostante non lo sia mai stato e un altro si è permesso di insinuare la mia connivenza con la politica clientelare, poi – non sapendo come ammortizzare la figuraccia che ha fatto – ha definito “diversivi” gli inequivocabili elementi che ho fornito per comprovare quanto tale insinuazione fosse non solo infondata ma anche molto grave.
Ci aggiunga il “misunderstanding” sorto con lei, giacchè pure l’altezzosa ironia di qualcun altro della quale successivamente ho dovuto prendere atto, ecco che un frequentatore di questo sito come me fermo e zitto non ci riesce a stare.
E si, perché all’inizio può anche risultare divertente sta storia che la gente quando non ha argomenti o quando li ha esauriti non attacca più i miei pensieri ma me personalmente, avventurandosi – assurdamente – nell’idealizzare l’essere umano che si firma con lo pseudonimo “Santacruz”.
Però alla lunga diventa difficile continuare a divertirsi, con la conseguenza che arrivati ad un certo punto può accadere che da simili scambi di commenti fra soggetti virtuali si generi una reale rottura di scatole.
Così è successo a me.
Le auguro le migliori fortune, sinceramente.
La saluto.
11:11
— del —
21
luglio
2014
Santacruz
Non basta conoscere il dialetto della propria terra d’origine ed utilizzarlo per comunicare, per far credere alla gente che alla fin fine si è rimasti umili e con i piedi per terra nonostante un titolo di studio “altisonante” e l’aver vissuto esperienze di qualsivoglia genere all’estero.
Una cosa che ho capito, fra le altre, dalla lettura di questa intervista e dei pedissequi commenti, è che per qualcuno “meritocrazia” significa ottenere pure l’ultimo cioccolatino rimasto nella scatola e, di conseguenza, non accettare, anzi, non sopportare che vi possa essere qualcun altro indisponibile a riconoscere legittima tal pretesa.
Nemmeno quando – è questa la cosa più grave – detta indisponibilità è rappresentata con garbo, esponendo concetti che possono anche non essere condivisibili, ma che certamente sono pertinenti con l’argomento sul quale ci si sta confrontando.
Tu vuò fa l’americano, sient ‘a me chitoffafà.
10:10
— del —
21
luglio
2014
Katia - Ing. Elettronico - Biomedico
Caro Santacruz
non sono riuscita a scrivere di più perché il we ho da assolvere ai "santi" doveri di mamma. Ho sorriso ma non di scherno le assicuro. Ammiro la sua caparbietà e la capacità di ribattere senza colpo ferire. Ho sorriso perché è vivace e vivacizza le discussioni. era un sorriso che sottintendeva "Diavolo di un santacruz!". Mi scuso se non ho aggiunto altro. Come ha ben notato non è mio costume lasciare commenti che non esplicitino fino in fondo il mio pensiero ma non ho avuto proprio modo di dedicarmi ai blog.

Rispondo alle sue domande perché rispondere è cortesia oltre che un dovere.

1)In generale, esprimere un punto di vista vuol dire offendere?
2) E nel caso specifico, dove rileva la mia offesa ad altri lettori nel momento in cui affermo che il messaggio che a titolo personalissimo ne ho ricavato leggendo questa intervista è “USA Nazione globalmente più progredita dell’Italia”?
3)Dal fatto che non è la stessa interpretazione data dalla maggior parte dei commentatori del presente articolo?"
Se si, perché non far valere questa teoria in senso bilaterale dicendo, allora, che anch’io vengo offeso da coloro che non la pensano come me?

Ha ragione: a una prima lettura mi era sfuggito il fatto che il suo commento era a titolo personale e nella scorretta ipotesi che stesse parlando a nome dei lettori ho fatto un incipit scorretto. Lei ha parlato in prima persona e non a nome di altri. Quindi doppiamente scusa: non sono d'accordo con il suo punto di vista ma è una sua considerazione personale e va rispettata. Spero che nonostante l'incipit errato abbia poi preso in considerazione anche il resto del mio post che nel suo complesso voleva sostenere il mio personale punto di vista confrontandolo al suo.

Concludo dicendo che che se in Italia vige un sistema poco meritocratico la colpa non è da cercare solo in chi ci governa e amministra. Se si ha la pazienza di leggere i miei post fino in fondo lo si comprende. Il sistema meritocratico cessa quando le coscienze individuali daranno più valore alla dignità personale che al raggiungimento del potere. La classe politica è specchio del paese nel suo complesso. Paese che vai ..usanza che trovi.
7:07
— del —
21
luglio
2014
Fabio Fidanza
Magda, me fi mmattì.
Vorrei chiamarmi Furio, ma m'amanghe due lettere.

Santa Cruz, il fatto che lei comprenda il vernacolo di noi umilissimi discendenti dei bifolchi la rende più vicino a noi e ci lascia un fiato di speranza.

Una fiatella, a dire il vero, visto che noialtri ci cibiamo, anzi che di pane e saggezza, di bistecca agricola, detta anche pane & pummadore. E per supplire alla mancanza di aspirina e penicillina ci mettiamo una strisciata d'aje fresk.

Susanna, il tuo articolo, all'apparenza un innocua intervista doppia, è diventato un richiamo della foresta.

Io nel frattempo ho bevuto una cedrata con Dimitri a Teramo e abbiamo fatto progetti per cambiare il mondo e un pastrami con Emanuel a San Francisco.

Secondo me ce lo stamperemo e incorniceremo questo articolo, una specie di manifesto della Rostella Valley.

E Santa Cruz e Magda si sposeranno, emisfero destro e sinistro dell'amore.
21:09
— del —
20
luglio
2014
Santacruz
Sig. “terra terr”,
non ci sono più margini per continuare a negare l’evidenza.
Per cui l’ammetto: si, ha ragione… il mio primo post è stato un “diversivo”.
Visto che oramai ha scoperto la tattica che utilizzo, è giusto che le riveli la mia identità.
Il mio nome è Bond.
James Bond.

Per la sig.ra Magda (tornando seri).
Gentile Signora,
avrebbe potuto replicare al sig. Fidanza dicendogli che ciò di cui lei si ciba – quindi ciò che ha mangiato anche oggi – è pane e saggezza, conditi con molta cultura e lucidità.
Ma in fondo la capisco… è giusto non rispondere quando la domanda è sin troppo superflua.
Intervenga più spesso su questo blog, per favore.
Buona serata.
17:05
— del —
20
luglio
2014
Per Fabio Fidanza
L'oscurità è l'essenza della chiarezza, sostiene lo scrittore G. Manganelli. Ma ci servono lettori astuti aggiunge. Umilmente condivido....Magda
15:03
— del —
20
luglio
2014
terra terr
@Santacruz, i suoi strali non mi impressionano e non mi mettono a sedere come pensa l'anonimo.
Lei continua a parlare di tutto, tranne che del tema in discussione. L'ostacolo maggiore alle selezioni di personale negli impieghi pubblici secondo il criterio dei meriti e dei bisogni di ognuno, è la politica clientelare. Lei la contrasta in modo così deciso e coerente, al punto da portare acqua, cioè voti e propaganda elettorale, a coloro che ritengono la raccomandazione una pratica legittima.
Per questo continuo a pensare che ha trovato politicamente conveniente deviare i contenuti dei suoi commenti sui frutti velenosi del capitalismo nord americano, che con le nostrane assunzioni clientelari non ci azzeccano nulla.
A proposito della sanità a stelle e strisce... si è accorto che anche in Italia ci sono tanti poveri che rinunciano a curarsi per mancanza di soldi? Di questo passo, grazie alla politica da lei condivisa e sostenuta, riusciremo a superare gli americani in breve tempo. Buona serata.

P.S. I miei complimenti e ringraziamenti per Susanna ed Emanuel vanno ovviamente estesi anche a Katia, con la quale mi scuso per la mia precedente dimenticanza. E agli altri preziosi "puntini"...
14:02
— del —
20
luglio
2014
Fabio Fidanza
Magda, ch'i magnat uje?
9:09
— del —
20
luglio
2014
Una possibile sintesi
De hac re fabula narratur. Inequivocabilmente. Il giudizio sulle due realtà prese in esame è sottinteso nella struttura dell'articolo, nel contenuto, nella conclusione. Così come in alcuni commenti. Ci sono spie linguistiche che lo rendono esplicito, al di là delle stesse intenzioni di chi scrive o dei sinceri propositi di obiettività. E al di là delle fragili, scontate puntualizzazioni. Chi ha un po' di dimestichezza con l'analisi del testo lo sa. Le parole non sono mai innocenti o asettiche, anche quando si sforzano di esserlo. E se sono parole-vocabolo, suggerite dalla babele linguistica dominante o dal chiacchiericcio dei media, sono anche ambigue ed elusive. E destinate, perciò , alle più disparate interpretazioni, tutte ugualmente giustificabili. Un appunto, quindi, non a Susanna, che riesce sempre a proporre interessanti spunti di riflessione, o a chi esprime con convinzione il proprio punto di vista. Ma a chi si sente di essere più "intelligente" e perspicace di altri. Magda
9:09
— del —
20
luglio
2014
Santacruz
Gentile Katia,
dalla lunghezza dei suoi post del 17 e del 18 luglio (più lunghi di quanto in generale lo siano i miei… ed è tutto dire) deduco che a lei piace scrivere, sicuramente perché ci tiene a dettagliare, puntualizzare e specificare i pensieri che esprime.
Ora però si tira indietro dinanzi a quattro mie semplici domandine, limitandosi a pubblicare un telegramma.
E sia… Ne prendo atto tutto sommato senza sorprendermi, perché lei su questo blog è, ad occhio e croce, la duecentesima persona che dopo una “disputa” col sottoscritto a suon di botta e risposta chilometrici abbandona il confronto con un sibillino intervento, possibilmente dal sapore vagamente altezzoso (nemmeno tanto) se ciò può servire – ma con me non serve – a mascherare la resa per assenza di ulteriori argomenti da contrapporre a chi (io) ha oramai evidentemente ragione.
Tuttavia lei mi ha pur sempre ringraziato, perciò da gentleman quale sono è doveroso che le risponda.
Prego Katia, non c’è di che.
In fondo facendola sorridere le ho solo restituito la medesima cortesia che ha fatto a me, dandomi l’opportunità di leggere i suoi commenti.
Però, ora che ci penso, ridere è più di sorridere, quindi lei mi ha fatto una cortesia più grande…
Allora, per onestà, è giusto che sia io a ringraziarla.
I miei ossequi Katia, stia bene.

Per Anonimo delle 5.05.
AnonimO oppure AnonimA?
Se lei è AnonimO, cioè maschietto, sappia che mi ha messo molto a disagio con quel “… io adoro Santacruz” :-)
Inoltre mi avrebbe fatto più felice se mi avesse paragonato a Francesco Totti, ma vabbè… pure Maradona non è malaccio :-))))
Passi una buona domenica, la saluto.
6:06
— del —
20
luglio
2014
Anonimo
So che per molti suonerà come una bestemmia ma io adoro santacruz. No per come la pensa ma per come mette in riga tutti. Non ci sta na vodd che non li fa pelo e contropelo alla gente che lo attacca manco Maradona metteva a sedere gli avversari così. Mo ce lo freghi a cussù
21:09
— del —
19
luglio
2014
katia - ing elettronico
Grazie delle sue osservazioni santacruz, questa volta mi hanno fatto sorridere
17:05
— del —
19
luglio
2014
Susanna
Cari tutti,
se posso, vorrei dire GRAZIE a tutti per aver partecipato al dibattito e per aver dedicato del tempo al tema.
Spunti interessanti, riflessioni intense e alcune idee da espandere.
Spero di non " spegnere il fuoco aggiungendo la legna"suggerendo un necessario ringraziamento per i ragazzi intervistati, con cui ho condiviso una simpatica esperienza.
Li ringrazio per la disponibilità, la semplicità e la sincerità del loro esserci stati.

Il pensiero dominante che viveva e vive dietro questa idea e' che è un onore per l'Abruzzo vedere che ci sono nuvole di ragazzi( di cui questi due rappresentano solo 2 puntini) che hanno voglia di combattere per il loro futuro, che si danno da fare anche lottando con situazioni contingenti evidentemente difficili.
Questo è l'Abruzzo che vogliamo vedere.
Poco importa se America o Italia o Kenya... siamo e saremo sempre uniti per un obiettivo comune: il ritorno alle " cose giuste", al merito o a qualsiasi cosa faccia prevalere il bene sulle ingiustizie.

Aggiungo che chiedo venia se come " giornalista" ho commesso delle ingenuità, posso solo promettere di correggere il tiro e di tentare di far meglio... dicono anche che l'imperfezione e' bellezza, perché ci si riconosce la la verità di un uomo .

Concludo con un augurio tratto da una frase di Gandhi " siate quello che vorreste che il mondo fosse"....a Noi ragazzi non importa, criticateci pure ... Diteci quando cadiamo in errore , ma alle volte cercate di avere la sensibilità di capire che abbiamo solo bisogno di essere incoraggiati... Non chiediamo poi tanto.

Buona domenica
12:12
— del —
19
luglio
2014
Santacruz
Sig. “terra terr”,
secondo me i suoi commenti sono un “diversivo” (???) per nascondere che lei è il primo ad essere un raccomandato.
Ovviamente a quanto sopra non ci credo (perlomeno spero per lei non sia così).
E’ solo per tentare di farle capire – già sapendo che molto difficilmente raggiungerò lo scopo – quanto sia stata ridicola la sua ultima replica al sottoscritto.
Lei non si è limitato a dare un’interpretazione strumentale di ciò che ho detto, ma nientemeno ha preteso di ribaltare completamente il tenore letterale del mio post.
E manco si può ipotizzare che l’abbia fatto sulla scorta di un pregiudizio (è cosa vomitevole il pregiudizio, ma in questo caso per lei sarebbe stata un’attenuante), visto che non conosce la mia identità.
Guardi, non pretendevo le scuse facendole notare che aveva sbagliato persona indirizzando a me quelle sue battute sulla meritocrazia in ambito pubblico e sull’intervista di Tancredi.
Sarebbe bastato un dignitoso silenzio.
Invece no, pur di non confermare ai lettori di questo blog e, ancora prima, a sé stesso che avevo ragione a chiederle cosa c’entrassi con le sue considerazioni, quindi pur di non far apparire ciò che aveva scritto come una vera e propria c…ta fuori dalla tazza, ha ritenuto fosse meglio il doppio carpiato “tu hai scritto bianco ma in realtà volevi dire nero”.
Fosse solo questo!
In più ha giustificato tale suo processo alle intenzioni (impossibile chiamarlo in altro modo), sentenziando che il mio scopo è stato quello di attuare un “diversivo”!!!
Ma diversivo de che, se nemmeno sa chi sono?
Le faccio notare che su questo sito ci si scambiano opinioni, non è che si gioca alla CIA contro il Mossad.
Vabbè, che dirle… In fondo la devo ringraziare perché è sempre un bene iniziare il weekend ridendo.

Per Katia – Ing. Elettronico.
In generale, esprimere un punto di vista vuol dire offendere?
E nel caso specifico, dove rileva la mia offesa ad altri lettori nel momento in cui affermo che il messaggio che a titolo personalissimo ne ho ricavato leggendo questa intervista è “USA Nazione globalmente più progredita dell’Italia”?
Dal fatto che non è la stessa interpretazione data dalla maggior parte dei commentatori del presente articolo?
Se si, perché non far valere questa teoria in senso bilaterale dicendo, allora, che anch’io vengo offeso da coloro che non la pensano come me?
Ma per favore, pure lei…
8:08
— del —
19
luglio
2014
teramano
@Katia...complimenti, interessantissimo post.
E' vero, l'Italia e' un paese dove la politica clientelare ha trovato un humus spaventoso...ma la colpa e' solo dei politici forse ?
O anche dei tantissimi che si prostrano agli stessi per un posticino per se stessi o per i parenti piu' prossimi ? Gli stessi che poi si lamentano schifandosi di questo sistema perverso !
E allora denunciamo tutto, sistematicamente, e lottiamo con le unghie per riportare serieta' nel nostro paese.
Ripartiamo da zero...o meglio dal Sociale e dalla Sanita' !
Abbiamo tanti difetti ma almeno qui se un disoccupato si frattura tibia e perone non deve passare prima in banca a chiedere un prestito per farsi operare...
23:11
— del —
18
luglio
2014
Katia - Ing. Elettronico - Biomedico
Gentile Santacruz ma quando dice " è parimenti evidente il messaggio “USA Nazione globalmente più progredita dell’Italia” che si evince – o perlomeno che si potrebbe evincere – dalle risposte date dagli intervistati." non pensa che potrebbe offendere un po' l'intelligenza di alcuni lettori?

Non ho mai pensato questo. Tanto meno l'articolo non mi ha indotto a pensare questo. Conosco bene le contraddizioni degli USA e come si muore di fame nel pese più ricco del mondo. E credo che anche gli altri non abbiano una visione paradisiaca di tale paese. Per cui stia tranquillo. Io personalmente amo il modello scandinavo e sono una ferrea sostenitrice di Cuba....ma non per questo l'articolo mi crea problemi. Se qualcuno ci vuole leggere questo non è certo per volontà di chi ha scritto...dipende dalle conoscenze in merito dei lettori e come dice lei dalla sensibilità dei lettori. Vittorio Zucconi e Rampini di repubblica (giornale che non amo più molto ma che comunque è un riferimento) sono anni che ci riportano le contraddizioni degli USA però nello stesso tempo hanno scelto con forza di far studiare e lavorare i figli lì...

"Ho scelto di far diventare adulti qui i miei due figli, ai quali infatti ho dedicato il libro, Chiara e Guido - afferma Zucconi - Di prendere la cittadinanza americana, pur mantenendo anche quella italiana. Dunque la mia scelta non è stata socio-politica, ma personale e umana, scommettendo sull'ipotesi che questo esasperante, ingombrante, insopportabile Paese sia ancora l'unico al mondo nel quale il figlio di un africano e di una contadina del Kansas potesse un giorno diventare presidente della nazione che non molti decenni or sono, quando io ero già un ometto, non gli avrebbe neppure permesso di bere alla stessa fontana dove bevevamo noi uomini bianchi". ZUCCONI dalla presentazione al libro L'AQUILA E IL POLLO FRITTO: perchè amiamo e odiamo l'America. Alego il link

http://www.radiogas.it/rubriche_articolo.asp?sezione=RECENSIONI&sottosez...

Che consiglio a tutti di leggere per uscire dall'empasse che si è creato sulla questione USA.

Ogni paese hai suoi lati bui. Un lavoratore statunitense di wall mart non se la passa meglio di una cassiera italiana. Ma qui non si sta facendo una gara tra paesi. Odiamo e amiamo gli USA. Chi li odia totalmente e chi li ama profondamente...ma cosa c'entra?

Si sta considerando due sistemi di valutazione delle competenze per posti altamente qualificati. Questo sistema di valutazione è più efficace negli States tant'è che le aziende americane che lavorano nel campo dell'innovazione sono colossi leader di mercato e l' Italia invece l'innovazione l'esporta mandando lì direttamente le menti qui inascoltate e le aziende intanto traballano. Che IBM sia ancora viva e tutt'ora un colosso mentre l'olivetti non solo è stata smembrata, si è persa pure traccia del suo esempio nel nostro paese...beh questo è davvero emblematico e che ci piaccia o no vuol dire che qualcosa lì ha funzionato e qui no e se non vogliamo perdere tutte le idee e la forza per rinnovare il paese si deve fare qualcosa...e denunciarlo fa sempre bene.

Questo è il problema. La nostra forza innovatrice sta migrando laddove si viene riconosciuti. Ne parlavo un mese fa con una ragazza casualmente incontrata in treno: laureata alla normale ma che qui non ha avuto chance mentre ora ad harvard ha dottorato, cattedra e pubblicazioni su riviste prestigiose. Quindi seppur gli States non sono il mio modello sul piano del riconoscimento dei meriti forse ci possono insegnare qualcosa. Certo sul piano dei diritti dei lavoratori noi abbiamo fatto molta più strada ma ora guarda caso qui si stanno svendendo e in america si comincia a introdurre il reddito minimo per le paghe orarie perché stanno capendo che gli stipendi da fame fanno male al capitalismo (lo riporta l'internazionale)

Camminando per new york con un ragazzo di Haiti conosciuto per caso lui diceva proprio questo: è un paese complesso, difficile, contraddittorio...non è un paradiso certo..."però qui ce la sto facendo da solo, con le mie capacità..."In Italia avrebbe raccolto pomodori.

Certo quando parliamo di stati uniti dobbiamo specificare stato e città: san francisco, chicago, new york e boston sicuramente sono anni luce dal texas e dal nord dakota....ma ripeto qui si mette in evidenza un sistema di valutazione che da buoni frutti e che riguarda anche città statunitensi...senza osannare. Rimango ancora critica su tale paese ma do a cesare quel che è di cesare...

Infine ritengo che non sia mai superfluo denunciare il nostro sistema clientelare almeno fin quando non lo avremo abbattuto...è una lotta che non trovo utopica anche perché nel tempo ho fatto mie queste parole di Olivetti "Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande."

Anche un pezzo che denuncia la carenza di meritocrazia è un proposito...per non smettere di lottare.
22:10
— del —
18
luglio
2014
terra terr
@Santacruz, l'Italia in tema di meritocrazia, nel pubblico impiego in particolare, ha nulla o poco da insegnare ai paesi civili del mondo ma tanto da imparare.
Occorrerebbe sconfiggere la politica clientelare e non sostenerla, per rivalutare e considerare il merito.
Sui mali del capitalismo statunitense (e non solo) si sono scritte enciclopedie. Ma in quanto a meritocrazia, hanno scelto sempre i migliori per preservare gli interessi dell'impero dei paperoni.
Credo che il suo primo commento vagamente "sinistroide" sui nefasti frutti del sogno americano, voleva essere solo un diversivo per distogliere l'attenzione da uno dei principali mali della società italiana e più ancora teramana: la politica clientelare che nega il merito.

Complimenti ai nostri giovani Emanuel e Susanna.
21:09
— del —
18
luglio
2014
teramano
@Chef...perche' ti dispiace ? Di cosa ? Se me lo spieghi ti ringrazio...
@Terra terr...ripeto ho votato Brucchi perche' mi da' fiducia come persona. Per quanto riguarda l'essere comunista o anticomunista...ma dai, non crederete che a livello locale significhi qualcosa ?!?
Brucchi e' anticomunista e i suoi avversari comunisti ? Come proprio Sindaco si sceglie la persona, i partiti non esistono piu' da tempo.
Chiamiamoli X e Y che e' molto meglio.
La politica si decide nelle alte sfere, Roma e Bruxelles ecc. Ebbene e' piu' facile trovare un pinguino al Polo Nord che un grammo di sinistra (quella vera) in quei luoghi...
18:06
— del —
18
luglio
2014
Santacruz
Susanna,
oltre alla mia opinione, rivendico con energia l’educazione con la quale mi sono rivolto a Lei e l’utilità, comunque e sempre, dei mie interventi, compresi quelli che Le ho dedicato, utili quanto lo sono quelli di chiunque su questo blog (checchè Lei ne pensi).
Il perdono lo si concede se si subisce qualcosa di negativo da qualcuno.
Siccome il fatto che Lei passi a salutare il sig. Fidanza non mi tange proprio, non c’è nulla da perdonarLe.
Le auguro in bocca al lupo per il Suo futuro e buon viaggio se, magari (come Lei ha detto), dovesse decidere di raggiungere il suddetto sig. Fidanza oltreoceano.
Stia bene.

Per “terra terr”.
Embè?
Che lo sottolinea a fare a me il sistema clientelare che dal dopoguerra vige imperante in Italia?
Che ricorda a fare a me la recente intervista di Tancredi?
In qualche occasione ho forse fatto intendere di essere favorevole alle raccomandazioni?
Ho forse mai detto che nell’ambito dell’impiego pubblico, l’applicazione dei criteri meritocratici è prassi?
Mi sembra di aver detto proprio il contrario.
Per averne conferma, se ha voglia e pazienza legga il mio post di risposta a Susanna del 17 luglio, ore 20.08.
Più o meno a metà leggerà che ho scritto “…in Italia c’è effettivamente bisogno di lavorare ancora molto sulle coscienze della gente affinchè la meritocrazia prevalga in ogni caso…”.
15:03
— del —
18
luglio
2014
terra terr
@Santacruz, parlo di pubblico impiego. Non so cosa accade in altre parti dell'Europa e del mondo, ma so che in Italia regna dal dopoguerra un sistema clientelare vergognoso che ha favorito e continua ad avvantaggiare, eccezioni a parte, solo i migliori leccaculi e portatori di preferenze. E' relativamente recente l'intervista a Paolo Tancredi nella quale affermava la legittimità della raccomandazione, che oggettivamente non fa rima con meritocrazia.

@Teramano "comunista" (povero Gramsci!), sei libero come tutti noi di esprimere le tue opinioni, come sei stato libero di fare le tue scelte e di votare l'anticomunista Brucchi, esattamente come quel marito che si tagliò l'uccello per far dispetto alla moglie che l'aveva cornificato.
13:01
— del —
18
luglio
2014
Chef
@teramano
ah...
mi dispiace per te
13:01
— del —
18
luglio
2014
Susanna
Santacruz,
le auguro un buon proseguimento nella sua carriera da commentatore.E' inutile rispondere se non si ha possibilità di dialogo costruttivo. Evito di rispondere ad un commento con un commento che commenterebbe quanto Lei a scritto, perché non si produce nulla.... ed in Italia abbiamo bisogno di produrre ed eventualmente produrre critiche costruttive.

Chi sono, cosa faccio e quando commento, non sono argomentazioni interessanti per il tema, le assicuro... l'unica cosa che posso dire (che poi Lei che mi parla di modestia...) con oggettiva riflessione è che..."sono una che ci ha provato, che ci prova e ci proverà sempre...a combattere per un futuro migliore", magari con modestia, magari no.... sà il mondo oggi è diverso dal mondo di ieri...bisogna armarsi ed alle volte avere la forza di URLARE, per farsi ascoltare. Lo chiamano coraggio.(almeno credo)
Poi oggi esiste la flessibilità, cimentarsi in "tutt'altro", mettendoci la faccia a proponendo temi ed argomentazioni diverse dal proprio ambito, non è sicuramente un demerito.

Sono la prima critica di me stessa, ed accetto che mi vengano mossi degli appunti anche "forti" se il mio lavoro non è piaciuto...ma il tutto con educazione e sopratutto con ragionevole utilità per chi legge.

Mi perdonerà se la saluto e se passo a salutare Fabio Fidanza. Un saluto lungo un oceano per te.
Ti ringrazio per esserci sempre e per dimostrare che infondo, l'Abruzzo ha dei talenti inascoltati che sapranno darsi voce.

Un fantastico in bocca al lupo per la tua nuova MEGA avventura ... sentiamoci presto...magari ti raggiungo.
Carissimi saluti
12:12
— del —
18
luglio
2014
Santacruz
Credo ci si dovrebbe porre sempre con un minimo di modestia in tutto ciò che si fa, soprattutto quando ci si cimenta in qualcosa di nuovo, accettando con serenità il non aver ottenuto consenso positivo in termini plebiscitari per un proprio lavoro.
Se è a Lei che qui Le è stata concessa ospitalità affinchè venisse pubblicata questa Sua “divertente” (definizione Sua) esperienza di intervistatrice, poteva e doveva metterlo in preventivo che fra tutti quelli che Le hanno tributato la standing ovation qualcuno restasse seduto senza applaudire.
Con il mio primo post del 16 luglio io ho inteso restare, appunto, seduto senza applaudire.
La cosa ad occhio e croce Le deve essere risultata insopportabile, se è vero – come è vero – che mi ha replicato tempestivamente lo stesso 16 luglio e se è vero – come è vero – che solo a me continua a replicare con altrettanta tempestività.
Quindi mi risulta assai paradossale sentirmi dire da Lei, che sono io quello che vuole a tutti i costi percepire il gusto di darsi ragione.
Dunque, intanto una soglia per poter RILEVARE che le sensazioni scaturenti da questo articolo possono anche essere soggettive, sarebbe “accettabile”, anzi, DEVE essere “accettabile” (accettabile = che deve essere accettata) quand’anche fossi il solo ad aver interpretato l’intervista così come l’ho interpretata, salvo Lei mi ritenga a priori un minus habens (a questo punto non mi meraviglierebbe, non tanto per quello che eventualmente riterrebbe io sia, quanto per la chiara, immensa considerazione che Lei ha di sé stessa).
Quindi, attenzione, per poter RILEVARE e non per SENTENZIARE (legga bene quello che scrivo, sentenziare è e resta, da quello che si evince leggendo la Sua controreplica, Sua esclusiva prerogativa, perlomeno in questo caso).
L’esempio delle opinioni a mio favore l’ho fatto con l’intento di rafforzare il concetto di “interpretazione soggettiva” di questo articolo, non per rafforzare le mie argomentazioni, in quanto non necessito di sostegno morale – né virtuale, né reale – quando sono convinto di qualcosa.
D’altronde se segue questo blog, saprà che il 95% delle volte (a proposito di statistica che tanto ama) sono solo contro tutti e non per questo mi sono mai sentito “scoraggiato”.
Mi chiede di proporLe altri soggetti da intervistare?
E no, io qui sono un semplice commentatore.
E’ Lei che si ritiene all’altezza (facendo tutt’altro nella vita mi pare, no?) di poter essere “propositiva” su un blog.
Per cui, trovi Lei qualcuno da intervistare – se ce n’è – che sia nato e che abbia svolto tutto il suo percorso di studi nel nostro Paese (non per forza teramano, basta sia italiano), che è stato assunto non in una società privata californiana bensì in qualsivoglia istituzione od organizzazione pubblica statunitense, oppure dal Governo di qualche Stato o dall’amministrazione di una città degli USA, poi ne riparliamo.
Mi chiede cos’è per me la meritocrazia?
Per ora mi limito a dirLe che per me la meritocrazia è anche dare a ciascuno il suo.
Dare ciò che merita al manovale e, se solo quello sa far bene, non dargli alcun merito quando fa altro.
Dare ciò che merita all’impiegato di concetto e, se solo quello sa far bene, non dargli alcun merito quando fa altro.
Dare ciò che merita al professore e, se solo quello sa far bene, non dargli alcun merito quando fa altro.
Dare ciò che merita al blogger e, se solo quello sa far bene, non dargli alcun merito quando fa altro.
Dare ciò che merita all’ingegnere e, se solo quello sa far bene, non dargli alcun merito quando fa altro.
Felicità.
8:08
— del —
18
luglio
2014
Susanna
Amo la statistica.
2.5 commenti su 24, cioè il 10% circa, che (cito Lei)"si sono associati a quanto esposto nel suo post", non mi sembrerebbe una soglia accettabile, per poter sentenziare che le sensazioni scaturenti da questo articolo sono soggettive.
Posto il fatto che, non sono le opinioni a suo favore che dovrebbero darle forza nel sostenere la sua tesi, ma le argomentazioni stesse che Lei adduce (e che sono evidentemente deboli), ritengo che in nome della "sacrosanta" libertà di pensiero...TUTTE le opinioni, di chi esprime la propria idea sono, giustamente" soggettive ... e non mi pare di aver dibattuto in merito.

Lei adotta il metodo "circolare contro lineare" ovvero cerca di comprovare un fatto "semplice" con una teoria complicata accentrata su un focus diverso, ed è per questo che non rappresento il mio commento verso di Lei, se anche la ringrazio per i consigli così cordiali.

Lei continua a ribadire che dall'articolo si evince che gli "USA sono una Nazione globalmente più progredita dell’Italia”...e continua a dare un'interpretazione inesatta di un testo nato sotto un'altra stella. Se quindi, Lei parte da un punto diverso dal mio è inutile che io le dia la mia "personalissima opinione, perché la ribalterebbe, senza ottenere nulla se non il gusto di darSi ragione.

Mi permetterà di dissentire sull'autogol che Lei fa sostenendo che avendo scelto io, per l'intervista, 2 soggetti residenti in USA ed in Italia, sottintendessi che i modelli meritocratici fossero da applicare in queste sole due nazioni. Cosa assolutamente non vera.
E' chiaro che per condurre un'intervista bisogna fare una scelta netta sui soggetti, facendosi carico del loro bagaglio personale ed umano... non potevo certo scegliere un residente di ogni nazione del mondo!

E poi, al di là delle sue necessarie critiche, ritengo che la scelta sia stata azzeccatissima....perchè è stato divertente intervistare due coetanei, che vivono ed hanno vissuto due esperienze diverse, partendo dallo stesso posto. Le aggiungo che non ho applicato alcun modello meritocratico per la selezione, se non quello che fossero due giovani teramani che si stanno conquistando la loro porzione di vita, in due posti differenti.
Se ha piacere, chiederei a Lei di propormi altri soggetti, così da aggiungere al dibattito, la variabilità.
E' bello trovare una possibilità di intesa in un dibattito, sà?

Se vuole poi, un giorno, conoscere, la mia opinione, vorrei prima raccontarle il mito di Yu il Grande, il quale trovatosi giovanissimo ad affrontare il ciclico, e fino ad allora irrisolto, problema delle alluvioni e delle inondazioni che minacciavano periodicamente il suo regno, trovò una soluzione brillante. Egli, al contrario del padre e dei suoi predecessori, non ordinò ai suoi sudditi di costruire argini sempre più imponenti per contenere le acque del Fiume Giallo, che finivano sempre per essere travolti dalla potenza dell'acqua. Ordinò invece di scavare buche profonde, fossati e canali attorno alla città. I sudditi obbedirono e quando l'alluvione arrivò videro l'acqua entrare nelle buche e nei fossati per poi defluire nei canali senza distruggere nulla. Utilizzò poi l'acqua raccolta per far girare dei mulini ad acqua per macinare senza fatica il riso e le altre materie prime.

Ecco qual è il mio punto di vista, " trasformare una critica in forza naturale costruttiva" ... il resto lo lascio ai lettori.... infondo la mia opinione non è importante.

Dimenticavo, cos'è per lei la meritocrazia?

Felice giornata
8:08
— del —
18
luglio
2014
Fabio Fidanza
Ciao Susanna, grazie per l'articolo!
Grazie Emanuel e Dimitri (Dimitri scrivimi una mail che ci facciamo una birra).

Sono appena tornato dagli USA , dove ho avuto il piacere di pranzare con Emanuel nel suo posto di lavoro, un'esperienza tipo cinema, per uno che ha lavorato quasi 20 anni in Italia.

Sono stato una ventina di giorni in giro percorrendo 4000km tra le grandi città e le campagne e le montagne degli USA.

Io non ho visto ne gli eccessi di Santacruz, ne il paradiso terrestre.

Ho visto un posto dove se sei bravo e hai l'idea giusta hai la possibilità di esprimerti e crescere.

Io sono probabilmente una pippa, ma dopo 18 anni di attività in Italia ho più voglia di chiudere bottega ed emigrare che di restare qui a vedere gente obiettivamente molto meno brava di me fare i soldi vendendo monnezza perchè figlia di, e questo a tutti i livelli, dal comune allo Stato. Parlo di cose viste con i miei occhi, non racconti o articoli di giornale.

E quei figli di pater nobilis li pago io, con un'imposizione fiscale ridicola.

• • •

Uno bravo perchè dovrebbe restare in Italia?
Patriottismo? Pe lu magnà?

Vi assicuro che la mancanza cronica di meritocrazia, da decenni, si è ormai connaturata nella vita quotidiana degli italiani.
L'idea che puoi fare un lavoro solo se sei capace di farlo è sparita.
Il principio di fregare il prossimo quando è possibile è un'epidemia.
Il voto a ciccio perchè "fa entrà fijeme alla ASL" è la prassi.

E non parliamo della qualità delle scuole, università comprese, negli ultimi anni.

• • •

Cerco moglie in California. Cucino bene e c'ho una laurea in ingegneria.
7:07
— del —
18
luglio
2014
teramano
@Chef...si.
Perche' c'e' qualche contraddizione con il mio post su questo argomento ?
Oppure pensi che un comunista che ha votato Brucchi non ha il diritto di esprimere un'opinione ?
23:11
— del —
17
luglio
2014
Emanuel Mazzilli
Sulle valutazioni sociali.

L'Italia sarà un paese di Mafiosi, ma è anche un paese di persone che hanno dato la propria vita alla lotta alla Mafia come forse nessun altro paese. Un saggio indiano disse "ognuno di noi vive una lotta interiore tra un lupo buono ed un lupo cattivo". Quando gli chiesero chi vincesse questa lotta alla fine, rispose: "quello che scegliamo di nutrire".

Noi chi "nutriamo"? L'assessore "figlio di"? O il blogger indipendente?
23:11
— del —
17
luglio
2014
Emanuel Mazzilli
Ho una crisi d'identità. Sono uno che denigra l'Italia sputando nel piatto in cui ha mangiato? O uno che ha troppa fiducia nell'Italia, che in realtà è un paese di persone disoneste?

Forse il problema è che la mentalità da "tifosi", purtroppo non fa cogliere alcune cose:
1) Non vi sono apologie del sistema America in generale.
2) Non vi sono denigrazioni del sistema Italia in generale.
3) Nell'unica domanda in cui c'è una specie di confronto la mia risposta è stata che noi abbiamo da imparare da loro e loro hanno da imparare da noi per altro.
Soprattutto:
4) Trattasi di una intervista doppia, in cui emerge anche un'altra parte molto interessante, che forse vi state perdendo.

In generale, parliamo di domande sulla meritocrazia e sulla vita lavorativa che mi sono state rivolte ed a cui ho, semplicemente, risposto. Rimandiamo una analisi dei due sistemi ad un'altra intervista, ma non credo sia questo il luogo giusto.
21:09
— del —
17
luglio
2014
Santacruz
Gentile Susanna,
le “reazioni” nascenti da ciò che si legge variano da lettore a lettore, secondo la sensibilità di ognuno.
Lei ritiene che il mio parere sia fuori tema perché è evidente che decontestualizza (o “scontestualizza” se le piace di più) il testo, io invece reputo sia attinente perché per me è parimenti evidente il messaggio “USA Nazione globalmente più progredita dell’Italia” che si evince – o perlomeno che si potrebbe evincere – dalle risposte date dagli intervistati.
La ringrazio per i suoi consigli, da parte mia, se me lo consente, mi permetto di consigliarle di rappresentare (un’eventuale prossima volta) le sue valutazioni circa la qualità di un commento, sotto forma di sua personalissima opinione e non di giudizio da potere esprimere in maniera netta perché è oggettivo.
D’altra parte, a conferma che le sensazioni scaturenti dalla lettura di questo articolo sono soggettive, rilevo un dettaglio niente affatto trascurabile, ovvero che alcuni di coloro che sono qui intervenuti si sono associati a quanto ho esposto nel mio post.
Per cui, rivendico il mio punto di vista confermando che in Italia c’è effettivamente bisogno di lavorare ancora molto sulle coscienze della gente affinchè la meritocrazia prevalga in ogni caso, ma perché è giusto sia così in generale, non perché così accade negli USA.
Fermo restando, come qualcuno ha già detto, che i criteri meritocratici per affidare determinati ruoli a chi è più meritevole e più capace rispetto ad un altro, vanno applicati in Italia, negli USA ed in tutto il mondo soltanto nei casi in cui si parli di impieghi pubblici.
In base a tale principio (incontestabile direi), a questo punto vado anche oltre.
I privati – siano essi persone fisiche o società – scelgono i loro collaboratori come meglio credono, assumendosene tutte le responsabilità imprenditoriali.
La Twitter Inc. non è statale, né con partecipazione statale mi sembra.
Quindi la medesima Twitter Inc. ha avuto la facoltà di scegliere l’ing. Mazzilli sicuramente sulla scorta di suoi innegabili titoli che ne attestano il valore professionale, dai quali, ragionevolmente, ne è conseguito fosse il migliore per lo svolgimento di quello specifico compito per il quale è stato assunto, tuttavia, in teoria (forse anche in pratica, nessuno di noi può saperlo), non necessariamente attenendosi a “pure” stime meritocratiche.
Ecco perché, a mio modesto avviso, l’esempio qui riportato dell’ing. Mazzilli alla fin fine non è nemmeno il più idoneo a sottolineare quanto gli USA siano più avanti dell’Italia per quanto riguarda il rispetto del concetto di “meritocrazia”.
Felice serata anche a lei.
15:03
— del —
17
luglio
2014
Katia - Ing. Elettronico - Biomedico
Anche io ribadisco che qui non si parla di un confronto Italia - USA. Questa intervista la possiamo replicare in mille modi: al posto degli USA mettiamoci Germania, Finlandia, Inghilterra...cambiano i fattori ma il risultato è lo stesso. C'è un problema di meritocrazia e anche se l?italia per certi ambiti è superiore agli USA, su questo aspetto abbiamo una zavorra che si traduce in perdita di competitività, perdita di investimenti e incremento di disoccupazione giovanile che oggi arriva al 43%.

E' vero che le aziende private hanno libertà di scegliere come vogliono ma ci sono delle precise regole deontologiche a livello aziendale sulle assunzioni. Quelle a cui si riferiva E, protagonista si questa storia "tassativamente vietato fare domande sulla provenienza". Dovrebbe servire a garantire competitività all'azienda. In genere vale per le sedi di tutti i paesi della stessa multinazionale ma viene rispettata a seconda del livello di coscienza e a seconda dell'importanza che chi la applica dà all'interesse personale.

L'assunzione in base alla "provenienza" al posto del merito ha una sua logica: uno scambio di favori tra alte cariche nell'ottica del mantenimento di un certo potere. Da noi è così in molti ambiti. Poi certamente costoro devono prendere anche qualcuno bravo sennò tocca chiudere. Questa logica però alla lunga rafforza il potere di pochi è se non è opportunamente equilibrata indebolisce tali aziende. E posso dire che non mi va bene perché non è l'azienda a pagare e rischiare con la chiusura: chi ne paga davvero le conseguenze sono coloro che poi l'azienda mette in mobilità , in contratto di solidarietà, licenzia, prepensiona, scivola, abbandona...aziende che sono floride altrove ma che da noi per questa logica finiscono per perdere mercato. L'azienda sopravvive ma abbandona malamente coloro che non c'entrano...mentre coloro che sono agganciati al sistema della "provenienza" vengono forniti di ottime buone uscite con lascia passare verso nuove destinazioni.

Quindi le aziende in realtà hanno delle norme interne (su legami parentali e conflitti di interessi) non per vietarli ma per vigilare su queste situazioni proprio perché come diceva il rimpianto Olivetti, giustamente citato nel pezzo, l'imprenditore e le aziende in generale non hanno come fine solo il profitto ma hanno una responsabilità sociale verso la comunità che li ospita e verso gli individui che per essi lavorano.

Poi sono d'accordo che questo problema non lo possiamo imputare a nessun altro che a noi stessi. Se in Finlandia, Germania, Inghilterra, USA etc...c'è un livello di meritocrazia superiore al nostro anche all'interno delle stessissime aziende, vuol dire che c'è un problema di coscienza individuale. Cioè il successo personale viene prima del bene della comunità in cui vivo e la maggioranza la pensa così. Quindi chi fa i propri interessi ottiene un beneficio che poi pagano gli altri. Non è illegale, non si infrangono leggi...ognuno risponde alla propria coscienza. I cittadini tutti dovrebbero acquisire maggiore consapevolezza sul fatto che il meccanismo seppur offre un beneficio immediato a chi lo segue danneggia la società tutta e quindi poi alla fine anche chi si è messo in questo iter.

Purtroppo chi nasce in questo paese respira questo clima e se non hanno la fortuna di ricevere un'educazione sana o di incontrare buoni esempi, si affiliano al sistema e lo portano avanti.

Le società evolvono quando si comprende che il bene personale deve coniugarsi al bene comune altrimenti prima o poi soffriamo tutti. Questo bisognerebbe trasmettere alle generazioni future operando secondo coscienza in tutti i settori: l'etica è ciò che passa con più forza a coloro che vengono dopo perché si trasmette con l'esempio. La morale incide poco soprattutto se si predica bene e poi...
15:03
— del —
17
luglio
2014
Enrico
Se parliamo di meritocrazia, mi spiace, ma siamo indietro anni luce rispetto al resto del mondo, per altre cose magari no, ma qui non stiamo parlando di questo. Ho 22 anni e ogni giorno mi scontro con una realtà che sento sempre più stretta e lontana. Giusto ieri sera ho rivisto un caro vecchio amico che da un anno ormai studia a Berlino, gli è bastato un anno e già non vuole più tornare in Italia, sua sorella probabilmente lo seguirà appena finiti gli studi. Quello che conta lì è quanto vali. Ma di storie così ne sento sempre di più, quella che forse mi ha più colpito riguarda un ragazzo che l'anno scorso è venuto in erasmus nella mia università. Finita questa esperienza è tornato in Canada per fare uno stage presso una nota compagnia petrolifera, sapete cosa è riuscito a fare? Terminato la stage è tornato in università, ha messo insieme un gruppo di studenti e hanno dato forma a una sua idea,in sostanza stanno elaborando un algoritmo statistico per evitare di andare a controllare fisicamente le pipeline ecc, operazione che a quanto pare costa una a valangata di soldi. Dopo qualche mese hanno partecipato a delle gare dove i vincitori ricevono dei finanziamenti. Gara dopo gara hanno vinto (in Italia esistono cose del genere?!?!?!?!) e adesso hanno lanciato la loro start up e il ragazzo è stato inserito, da una delle più famose testate giornalistiche del Canada, tra le menti che potranno cambiare la loro nazione. Quando in Italia succede qualcosa del genere avvistatemi.
14:02
— del —
17
luglio
2014
Chef
scusa teramano, ma tu sei lo stesso 'teramano' comunista con la C maiuscola che vota bRUCCHI?
10:10
— del —
17
luglio
2014
Anonimo
Qua si mischiano troppe cose...

1) la meritocrazia esiste anche in italia, ma è vero che i giovani laureati vengono sfruttati, e spesso con contratti di stage o progetti.

2) non credo che il problema sia che il figlio dell'azienda XXX faccia l'amministratore delegato dell'azienda XXX, perchè se non è capace, l'azienda chiude... e addio azienda. Questo è il libero mercato.

3) a meno di discriminazioni di razza,religione, ragione sociale etc etc, un'azienda privata assume chi vuole, anche una capra. A suo rischio e pericolo

@Mazzilli, lei dimostra di essere un ottimo informatico, ma per le analisi socio-politiche...meglio soprassedere:
Dov'è stato Mazzilli negli ultimi 20 anni ?(ma anche prima)
E: Semplicemente corrotto, colluso ed incapace. Penso che, da quando ho memoria, mai ho visto tutte e tre queste caratteristiche presenti allo stesso tempo.

Io ne ho visti di peggio, più corrotti, anzi corruttori, più collusi o direttamente mafiosi, e più incapaci.
Governi capaci di sperimentare 2 volte la cura di bella, abbattere aerei civili, di insabbiare omicidi e attentati...non continuo sennò finisco tra 10 anni.

E:L’Italia è un paese di persone oneste in mano ai disonesti.
Sci acrit'c! L'italia è un paese di disonesti, governati da persone della stessa risma. Il padre del figlio capra, che non sa leggere e scrivere a 20 anni, che si raccomanda al politico di turno per "daje na zambat" non è migliore del politico che promette un aiuto in cambio del voto al prossimo giro.

Se l'italia fosse stato un paese di persone oneste, non avremmo avuto 20 anni di Berlusconi, anzi, non avremmo la mafia, la camorra, la ndrangheta, la sacra corona unita, la stidda, la mala del brenta .... che abbiamo nel corso degli anni, felicemente esportato a livello mondiale.

L'italia è un paese di mafiosi, fatevene una ragione, a diversi livelli.
Se pensi che il problema sia l'informazione, e che in 6 mesi cambieresti molto, beh, o sei più scemo di renzi, o non sai quello che dici.
10:10
— del —
17
luglio
2014
Katia - Ing. Elettronico - Biomedico
Questo articolo mette in luce due modelli di selezione del personale per lavori di competenze medio alte, non vuole mettere in competizione due paesi ognuno dei quali ha i suoi pro e i suoi contro. Il modello USA per la selezione delle competenze medio alte e per la selezione delle eccellenze è sicuramente più valido del nostro e me lo ricorda la mappa della silicon valley con tutte le sue aziende che campeggia davanti alla mia scrivania nel mio ufficio a Milano. Lo prova anche la vera e propria emorragia di giovani laureati e dottorandi che approdano con sollievo a stanford, harvad o al MIT per completare i loro percorsi...i numerosi docenti che si trasferiscono lì, i premi nobel che sono ospitati sempre lì.

Questo modello di selezione lo ritroviamo in nord Europa: nei paesi scandinavi, in Germania, In Inghilterra. Anche qui possiamo contare migliaia di giovani Italiani brillanti e competenti che hanno deciso di dare una svolta al loro futuro. Ogni paese ha il suo modello sociale ed economico, qualcuno è più attento a fronteggiare le disuguaglianze come i paesi scandinavi, qualcun altro, come gli USA è invece dominato dalle contraddizioni. Però è indubbio che un giovane Italiano laureato a pieni voti in una università Italiana se migra negli USA ha più possibilità di essere preso sul serio e di procedere...

Premesso questo racconto un aneddoto della mia vita. Tanti anni fa una grande multinazionale americana (una tra quelle citate nell'articolo) con sede in Italia, aprì un processo di selezione per assumere neolaureati da tutta Italia. In quel periodo c'era crisi nel settore ICT e io che mi ero appena laureata stavo mandando il mio CV via WEB a tantissime aziende. Non sapevo che quell'azienda stava proprio cercando profili come il mio e fu una fortuna quindi che anche io rientrai nel processo di selezione. Eravamo tantissimi e provenivamo da tutti Italia. Alla fine arrivammo in 25 e fummo assunti. Durante il percorso di formazioni venni a sapere che 10 di loro erano figli di direttori. Erano ragazzi in gamba e promettenti ma non meno di altri. Sicuramente il dubbio: sarebbero stati assunti se non erano figli di mi è rimasto con le seguenti aggravanti:

1- loro non hanno mandato il CV a caso ma perché sapevano che l'azienda stava selezionando persone. Agli altri come me non lo aveva detto nessuno. Ho solo spedito il CV nel momento giusto...se lo avessi fatto qualche mese dopo non sarei stata considerata.
2- Dopo la formazioni questi ragazzi sono diventati giovani project manager assegnati a progetti importanti, cosa che a noi altri è toccata dopo anni di gavetta

Dopo alcuni anni ho lasciato l'azienda americana per un'altra multinazionale sempre americana, sempre per miei meriti e mai per raccomandazioni. Ho faticato sempre in salita e non sono in vetta ma da questa porzione di montagna che mi sono conquistata con le mie forze guardo a testa alta questo sistema con cui ho convissuto e con cui convivo ma che fortunatamente non mi ha scalfito nè impedito di crescere e avanzare professionalmente.

Il problema però rimane: molti dirigenti delle sedi Italiana delle multinazionali americane risentono di questo sistema e la nostra economia pure...siamo nel paese più bello del mondo ma ci vuole una rivoluzione culturale per renderlo anche competitivo. Io mi auspico che un giorno i "figli di" rispondano ai genitori..."No grazie Cari genitori...questa volta faccio da me"...Qualche volta succede ma è l'eccezione..dovrebbe diventare la regola.
9:09
— del —
17
luglio
2014
Magda
Mi associo a quanto evidenziato in diversi commenti. Le comparazioni tra realtà diverse sono superficiali e fuorvianti. Addirittura pericolose le generalizzazioni e le contrapposizioni manichee tra bene e male. Le prime assolvono il negativo, non lo condannano. Le altre fanno dimenticare che qualcosa di positivo c'è in tutte le situazioni e che su quello bisogna fare leva, mettendolo in luce, valorizzandolo, evitando di farlo marcire nel promiscuo calderone delle cose che non funzionano. E poi..cosa si intende per meritocrazia? Come si misura il merito? Attraverso quali strumenti di valutazione? Con i test, oggettivamente inaffidabili, eppure ormai utilizzati in quasi tutti i concorsi? Basandosi sui curricula, dettagliate elencazioni di corsi e master talora inutili o di dubbia validità? Sul campo? E quali requisiti culturali e morali si devono pretendere da chi giudica? Cominciamo a dare spessore alle parole. Cominciamo da qui.
9:09
— del —
17
luglio
2014
teramano
Ancora una volta devo dar ragione a Santacruz.
E' vero ing. Cimina', il suo articolo e' focalizzato sulla meritocrazia, ma e' difficile non guardare un cm aldila'.
Il sociale e la sanita' sono cosi' importanti per giudicare una nazione che veramente gli Stati Uniti sono l'esempio a cui...NON ispirarsi !
L'Italia avra', anzi ha, tutti i difetti del mondo ma in quei due settori, almeno concettualmente, siamo tra (ho detto tra...) le prime nazioni al mondo !
Partiamo da questo per rinascere.
C'e' tanta strada da fare ma se ci fermiamo a piangere non arriveremo mai...
8:08
— del —
17
luglio
2014
Carlo che ha votato
In Italia c'e immigrazione di "vu' cumpra", negli USA di "cervelli".
Caro Santacruz negli USA, coscienti di avere problemi, ammirano e importano il meglio dai paesi colti, l'Italia ha bisogno di zavorra che favorisce la decadenza e l'annientamento delle ricchezze culturali a favore di una classe politica che per restare al potere ha bisogno di annientare la cultura.
7:07
— del —
17
luglio
2014
Diego Leva
"...in Italia non c'è gusto ad essere intelligenti."
Freak Antoni filosofo, seconda metà del XX secolo
1:01
— del —
17
luglio
2014
Anonimo vibratiano
Ho visto le migliori menti della mia generazione soccombere ad ogni tentativo di far prevalere la cultura sulla politica.
Adesso il Paese ha capito che la cultura e la scienza sono il futuro ma la politica ha contaminato tutto ed ha consumato tutto. Rivoluzione culturale è l'unica soluzione per un Paese disperso e dispersivo
0:12
— del —
17
luglio
2014
Anonimo
@ Santacruz.
Quello che dici è tutto vero, ma Gli USA ti danno sempre l'opportunità di emergere.
Da noi puoi essere un mezzo genio ma se non hai la pedata giusta, nel posto giusto, al momento giusto non vai da nessuna parte.
Teramo è la prova vivente del malcostume italiano.
Affacciati alla TEAM e vedi che non ci sono scuse, affacciati in Comune e controlla chi sono gli impiegati, amici, parenti, padrini e vedrai che ci sono tanti inutili raccomandati.
0:12
— del —
17
luglio
2014
Anonimo
Anche io non so scambierei l'Italia con gli USA. Certo è che se negli USA se nasci sotto la buona stella di un padre ricco, avrai dei vantaggi sin dalla nascita in qualche clinica privata super attrezzata per il parto. Se nasci sotto una famiglia povera, magari nera che vive in qualche sobborgo di Detroit, avrai una vita tutta in salita. Tutto è basato sui dollari, persino la giustizia, dove un ricco si puo' comprare la propria libertà pagando una cauzione e poi i migliori avvocati.
Certo anche negli Usa ci sono buone cose, ma come paese modello preferisco guardare in Europa, paesi come Danimarca o Svezia, ed anche la tanto detestata Germania.
0:12
— del —
17
luglio
2014
Anonimo
Santa Cruz ha ragione! Infatti nel mondo il paese di riferimento visto come modello tecnologico, culturale, economico ecc. è l'Italia, non certo gli USA!!!
22:10
— del —
16
luglio
2014
Panta Rei
Strano, molto strano e'la prima volta che concordo con Santacruz su tutto quello che ha scritto ( ha parlato solo di sistema USA).
Io voglio pero' continuare con il parallelismo USA-Italia.
In Italia non devi pensare se pensi dai fastidio.
La classe dirigente ha 80 anni e pensa di essere immortale. La disoccupazione e'ai massimi storici e i giovani sono la maggioranza dei disoccupati. Tra i giovani e meno giovani molti sono disoccupati e cercano il lavoro e una percentuale sempre piu'crescente non lo cerca piu' perche'e'rassegnata, depressa ( andate a vedere le percentuali di consumo di psicofarmaci in italia......). L'Italia non e'un paese per giovani. In Italia conta il conto(scusate il gioco di parole) in banca, il credo religioso e pedigree
21:09
— del —
16
luglio
2014
mario
È un articolo da far venire il magone però il nostro paese è bello, siamo creativi abbiamo cultura da vendere spero che riusciamo a trovare le forze per rialzarci come fecero i nostri padri dopo la distruzione e la fame portata dalla guerra! Aiutiamoci tutti e non facciamoci la guerra tra noi.
21:09
— del —
16
luglio
2014
zig zag
Santacruz, con i suoi antenati politici ci avete annoiato per decenni con le virtù del capitalismo americano, quando la sinistra ancora viva denunciava quello che lei scrive oggi.
Attualmente negli Usa c'è un Presidente che sta finalmente cercando, riuscendoci solo in piccola parte, a cambiare in meglio. Forse preferisce Putin, l'amico del cavaliere che fu?.
20:08
— del —
16
luglio
2014
Anonimo
X Santacruz: sinceramente preferisco tutte le negatività che ha elencato ad altri 5 anni di Brucchi&Co
20:08
— del —
16
luglio
2014
Lettore disgustato
L'ing.Mazzilli farebbe bene ad informarsi prima di rischiare di beccarsi una denuncia per diffamazione da parte di De Benedetti.....e idem chi ha scritto l'articolo.
La meritocrazia dovrebbe valere anche al contrario...ossia se scrivi / se dici una str...ata dovresti essere degradato in termini sociali ed economici, vero saputelli dei miei stivali?
Sul fatto che gli USA siano questo grande paese...dubito fortemente visto quanto ricordato sopra
E poi, se pensate che sia così bello...andateci e non tornate (ma manco per le ferie...andata in California e non in Puglia e mangiate hamburger e non spaghetti alla chitarra)
Vergogna....sputare nel piatto dove si è nati e cresciuti
20:08
— del —
16
luglio
2014
Susanna
Gentile Santacruz,
finalmente l'onore.

Alcuni suggerimenti, prima di risponderLe.
1) Consiglio la lettura alla risposta "pensi che l'america sia il nuovo mondo?".
2) Trattasi di un'intervista sulla "meritocrazia" non di una analisi a 360° di un sistema economico.
Gli intervistati sono stati fedeli alle domande, con le risposte, non hanno fatto un'analisi onnicomprensiva né tantomeno un'apologia degli Usa.
3) Alcune delle cose da Lei affermate non sono vere e comunque sono troppo generiche e generalizzabili ad altri stati.
4) Affrontare i temi da Lei evidenziati richiede una analisi approfondita del tessuto socio-economico -politico. Se la guardiamo da questa angolazione, c'è una differenza evidente tra i continenti che inevitabilmente si riflette nei comportamenti e negli statuti.Quindi è inutile mettersi in un terreno minato...

Mi perdoni, ma l'articolo nasce per accendere un faro su un tema specifico: la meritocrazia ...ed è evidente che il Suo commento "scontestualizza" (mi perdonerà il neologismo) il testo.
E' ovvio che il parlare di un argomento, alle volte rende necessario incorniciarlo con il panorama in cui esso vive, ma la pregherei di focalizzare il dibattito solo sugli aspetti trattati.... così potrà aggiungere un'importante punto di vista al tema.

Ringraziandola,

felice serata
20:08
— del —
16
luglio
2014
Santacruz
Il sistema sanitario degli USA prevede che se non hai un’assicurazione e ti rompi un braccio paghi mille dollari per farti mettere il gesso, se non li hai ti stai col braccio rotto (più di quaranta milioni di statunitensi non hanno un'assicurazione).
Negli USA un mendicante non viene invitato a spostarsi ma viene cacciato a manganellate dai “Policemen”, senza nemmeno aver verificato la sua disponibilità a cambiare posto per chiedere la carità.
Negli USA esiste una criminalità talmente diffusa da provocare ogni anno migliaia e migliaia di morti ammazzati nei modi più efferati, colpevoli solo di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Gli USA sono un Paese dove l’aumento esponenziale quotidiano degli alcolizzati e dei drogati è fuori controllo.
Gli USA sono un Paese con un tasso terrorizzante di persone – soprattutto donne giovani e bambini – scomparse nel nulla e mai più ritrovate.
Ah… dimenticavo… Negli USA vige ancora la pena di morte in alcuni Stati.
Epperò negli USA è applicata con scrupolo la meritocrazia.
Che splendido Paese…

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