La scienza sveglia la coscienza

13
ottobre
2014

Premessa culturale
E' molto probabile che la società, pur in un periodo di grande sviluppo tecnico scientifico, stia vivendo un momento storico di oscurantismo. 
Diverse sono le manifestazioni che avvalorano questa ipotesi: si possono, per esempio, citare la presa emotiva di allarmi non del tutto giustificati (uno dei più sintomatici è stato il "millennium bug"), il successo della medicina alternativa, la diffusione di pratiche magiche e di superstizione … la negazione dell’esistenza del cancro e del HIV, il proliferare del gioco d’azzardo… e chi più ne ha più ne metta.
Nel labirinto dei mille “non detti”, è inevitabile ritrovare la punta dell’iceberg di questo modo di pensare: un attacco chiaro e silenzioso alla scienza e alla tecnologia, presentate, il più delle volte,  come nemiche dell’uomo e della natura. 

E’ bene, dunque, fare qualche precisazione.
Nel contesto attuale dello sviluppo umano, la scienza ha un ruolo ben definito, ossia quello di spiegare i singoli fenomeni fisici, mentre la tecnologia ha il compito di trarre dalla conoscenza scientifica criteri e metodologie atte a creare, modificare, migliorare i processi produttivi tendendo, in ultima analisi, ad un miglioramento del benessere generale. 
Il confine tra le due aree è grigio, non ben definito. E proprio questo, può essere inevitabile causa di confusioni.

La scienza e la tecnologia sono sinonimo di progresso intelligente, se utilizzate nel modo corretto. Demonizzarle, enfatizzando il più delle volte, sospetti del tutto infondati, favorendo atteggiamenti emotivi privi di ogni ragionevole giustificazione, è l’inizio del baratro per una società che ha voglia di crescere.
E’ innegabile, che ad oggi, l'attacco alla scienza ed alla tecnologia viene da diversi settori, spesso tra loro non affini ma comunque convergenti. 
Un attacco sottile, puntuale e soffocante.

Ne vogliamo parlare? E parliamone…
Sono coinvolte, tutte le forme di integralismo religioso, che temono un’erosione di antiche e consolidate credenze e paventano l'espansione di conoscenze che possano minare il loro potere ed anche l'integralismo ambientale (ambientalismo) che non si rende, spesso, conto che l'ecologia non è credibile senza un sicuro riferimento a basi scientifiche rinunciando agli effetti emotivi. 
Non vanno, in ultima istanza, dimenticati tra i “potenziali” nemici di queste scienze, coloro che hanno difficoltà a capirle (e sono i più), le reputano in qualche modo disumane e temono un ambito di conoscenze riservato a un gruppo elitario che potrebbe acquisire troppo potere… 

Il risultato?
In Italia, l’opinione prevalente fa risultare i tecnici e gli scienziati come aridi, zotici, presuntuosi e  senza cultura.
In Italia gli eroi sono i tronisti le ballerine ed i fannulloni ….forse stiamo vivendo il Carnevale delle coscienze.

L’ecologismo e le opinioni della gente, la percezione del rischio
Dagli anni ’70, con l’aumento del benessere, le società sviluppate hanno avviato la maturazione di una grande sensibilità nei confronti dello stretto legame invenzioni - ambiente. 
E’ stato evidente (e la storia insegna) come già questo “legame” di non facile comprensione, sia stato ulteriormente complicato dalla connessione che spesso si tende a “orecchiare” tra impatto ambientale e salute dell’uomo .
E’ bene sottolineare che il comprendere a fondo tale connessa fenomenologia, richieda sofisticate conoscenze non solo di fisica ma anche di chimica, biologia e medicina. 

Ma tornando al tema, si stava narrando appunto, che tutto è iniziato negli anni ’70, quando nacquero i primi movimenti ambientalistici che hanno avuto il merito di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, nei paesi sviluppati, sul problema della protezione dell’ambiente.
Dov’è dunque il misfatto?
Ahinoi, purtroppo è subito comparso un difetto congenito a quasi tutti questi movimenti: quello di non basarsi sull’ecologia (branca molto complessa della scienza) ma di privilegiare aspetti emotivi ed irrazionali, puntando su paure spesso immotivate e dando i natali all’ecologismo che è una IDEOLOGIA e non una scienza!!!

Per l’ambientalismo integralista, infatti, basta una sola pubblicazione, fra mille contrarie, che ipotizzi un sospetto pur remoto di danno all’ambiente o alla salute dell’uomo per osteggiare o demonizzare, ad ogni costo, una qualsiasi innovazione tecnica (tipico è il caso dei campi elettromagnetici o degli OGM).

E questo perché è accaduto? 
Semplice. La psicologia della gente, ovvero dell’individuo inglobato in un gruppo, presenta i seguenti caratteri singolari:

• è molto più influenzabile del singolo;

• ha attenuato il senso di responsabilità;

• è più suggestionabile;

• ha attenuato il desiderio di verità e indulge al catastrofismo. 

In questo contesto è facile inculcare, nella pubblica opinione, un rifiuto aprioristico di ogni rischio, che per principio è ineliminabile. 
Basta innescare una piccola mina, lanciarla e scatenare il caos.
La gente trovandosi ad essere disorientata, dunque, quando s’imbatte nel rischio opta in genere per la risposta più facile, basata su percezioni od informazioni incomplete: tutto deve rimanere allo stato attuale, niente deve cambiare (la famosa sindrome BANANA  Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything) In simili ambienti anche le scoperte del mitico Prometeo (l’uso del fuoco) sarebbero state osteggiate e combattute…
Si potrebbe anche arrivare alla messa al bando dell’ossido di idrogeno vista la sua pericolosità (annegamenti, componente delle piogge acide, mancata efficacia dei freni delle automobili, ustioni,….)… ma non è altro che l’acqua. 
Insomma niente è come appare, basta saper guardare il fondo…. senza raschiarlo!

Il confronto rischio – opportunità 
E’ facile intuire come, l’interazione con una pubblica opinione, così orientata e carica di preconcetti  sia difficile e defatigante e l’atteggiamento, colpevole, degli uomini di scienza sia spesso di rassegnazione e di “stacco”.
I decisori politici d’altra parte, non possono non tener conto della situazione di caos ingeneratosi tra la gente e spesso per comprensibili ragioni elettorali (di breve periodo  cinque anni) non hanno il coraggio di assumere posizioni chiare e ponderate .

In questo contesto, oltre a gravi mancanze etiche e morali, si intreccia un problema di tempi. 
Le modifiche al sistema di vita, che potrebbero essere apportate dai grandi progetti, hanno tempi di impatto più lunghi delle legislature. Risulta così difficile per i politici fare scelte impegnative ed incisive a lungo termine ed avviare i relativi progetti operativi….senza scontentare gli elettori.
Con una logica duale, questo riguarda anche le azioni di sviluppo e ricerca: non impegnarsi in azioni concrete a breve-medio termine tecnologicamente perseguibili, ma sviluppare temi di ricerca a lungo termine proiettate in un futuro lontano pertanto poco valutabili (ad esempio nel campo dell’energia da fusione nucleare, magari “fredda” e idrogeno).

E’ questa una scelta che fa comodo agli integralisti, che puntano sempre all’utopico futuribile e, purtroppo, a non pochi ricercatori che vedono l’occasione buona per acquisire facili finanziamenti di cui sarà sempre difficile verificare la produttività.
I nostri antenati impiegarono 14 anni a costruire il traforo del Frejus (1857-1871), 7 anni a realizzare il traforo del Sempione (1898-1905), 10 anni a realizzare il canale di Suez (1859-1869): erano lungimiranti e guardavano ad un orizzonte che travalicava il ciclo elettorale ….loro erano eticamente sani, loro pensavano  al futuro dei loro figli e dei loro discendenti. 
Loro erano loro. Ed il passato non torna mai.

Il problema dell’informazione (o della disinformazione)
Tenere informata la società, sui fatti della scienza e della tecnologia, sempre più vasta, complessa ed articolata, è un’azione molto difficile e piena di insidie. 
E’ d’altro canto evidente, non solo l’opportunità, ma l’urgenza di tale operazione. 
Bisogna avere coraggio.I danni crescenti che la disinformazione provoca, genera spesso“ epidemie giornalistiche” che hanno poteri illimitati sull’opinione pubblica. 
E’ necessario dunque  agire e farlo da subito.

La via naturale per tale processo è sicuramente la corretta formazione scientifica nelle scuole, affiancata da un’opera di divulgazione di alto taglio, prevista anche per chi è ormai fuori dai percorsi scolastici o fuori dagli studi scientifici e tecnici.
La proiezione di una società orientata “al credere senza provare”, vede sempre più i cittadini e gli studenti ridotti a consumatori esperti, capaci solo di cogliere i messaggi pubblicitari e di divenire abili utilizzatori di prodotti ad elevato contenuto tecnologico, che sono prodotti in isole di eccellenza non italiane, ideati da persone che la scienza la studiano correttamente e poi la applicano alla tecnologia.

La mancanza di una valida cultura scientifica e tecnica, particolarmente evidente in Italia, genera poi nell’opinione pubblica una grande confusione e risulta altresì semplice pilotare il “gruppo” su posizioni preconcette e senza riscontro scientifico. I risultati di questa disinformazione evidenzieranno i loro effetti a lungo termine e possono essere molto gravi per lo sviluppo del paese. 
Poi…è anche vero… che  gli scienziati ed i tecnici si incontrano solo nei loro conclavi, dove si usa un linguaggio comprensibile solo a loro, inaccessibile ai più, ed i cui discorsi sono pubblicati dai media in modi parziali e spesso fuorvianti.
Bisogna solo provare a venirsi incontro… basta saper tendere la mano e non ritrarla.

Possibili conclusioni
Le considerazioni precedenti, sono state ovviamente sviluppate nell’ottica dell’uomo di scienza/ tecnologo, e si è mirato ad evidenziare il contrasto spesso emergente, tra scienza ed opinione pubblica prevalente. 
La condivisone intelligente del sapere è la più alta forma di altruismo pubblico. 
Bisogna avere la forza di imparare a condividere nel modo corretto.
In una prospettiva futura, sarebbe augurabile riuscire a far crescere un nuovo modello culturale, in cui la conoscenza dei problemi fosse saldamente ancorata alla scienza/tecnologia riuscendo ad isolare le frange “più estreme” che fanno dei problemi ambientali un tabù, su cui si può accendere una rumorosa polemica. 

Tutti possono e devono contribuire. 
E’ un processo, questo, lungo e faticoso ma irrinunciabile…strettamente legato ai problemi della formazione scolastica, della divulgazione scientifica e più in generale del livello culturale prevalente in entrambe le parti. 
Non va poi dimenticata la “credibilità” del gruppo.

Una proposta?
Per esempio, l’approccio potrebbe seguire un percorso simile:
• istituire dei tavoli di lavoro o delle assemblee in cui si ricerchino elementi basilari condivisi da entrambi e fare di essi il comune punto di partenza;
• ottenere accurate informazioni dei diversi punti di vista e studiare attentamente le tesi della parte avversa;
• discernere le posizioni razionali e scientificamente giustificabili dai tabù.

In ogni caso scienziati e tecnici non devono mai, per nessuna ragione, rinunciare a presentare un’informazione serena, corretta e comprensibile, non devono mai rinunciare alla loro professionalità, non devono mai strumentalizzare la loro missione.

Ed i politici? Beh, loro sono i maggiori responsabili delle scelte di lungo periodo e forse dovrebbero avere il coraggio di allontanarsi dalla demagogia, privilegiando le corrette informazioni scientifiche nel processo decisionale che è di loro competenza.

Rita Levi Montalcini, qualche anno fa diceva:
Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona.

Troviamo, dunque, il coraggio di accendere un fiammifero in galleria (…purché esista la ventilazione!!!..)
Anche una piccola luce, infatti, ha il potere di illuminare….e la scienza e la tecnologia hanno bisogno di tante piccole luci.


Enrico Malusardi, Susanna Ciminà

Fonti

[Documenti del gruppo “Galileo”; “La Termotecnica” settembre 2014; “Corriere del Mezzogiorno edizione Bari e Puglia” articoli di Chicco Testa 18-09-2014, 07-05-2014]

condividi

5:05
— del —
21
ottobre
2014
Anonimo
Condivido il fatto che viviamo in un periodo di oscurantismo, secondo me frutto di troppa informazione che risulta in non-informazione. L'articolo celebra I ruoli che la scienza e la tecnologia occupano in positivo nella societa', e mostra come l'ambientalismo non sia alla fin fine cosi' fondato su un'analisi scientifica, ed io direi un'analisi scientifica completa. Alcuni dati ci sono, ma sono frammentati, che non includono effeti demografici quali l'urbanizzazione, cicli di attivita' solari ed anche terrestre che si misurano in secoli, sono mescolati con tanta statistica, etc... L'ambientalismo non e' solo un fenomeno italiano, ma secondo me di tutto il mondo occidentale (non vivo in Italia da un paio di decenni).
La parte dell'articolo che mi lascia perplesso e' la soluzione o serie di soluzioni proposte. Per lo meno mi lascia perplesso quanto sia efficace l'idea di "informare correttamente" partendo dalle scuole o "nell'educare il popolo". Sinceramente quando io ero nei miei 20's avrei creduto anch'io in questo tipo di soluzioni, ma essendo nei miei 40's mi rendo conto che:
1) la scuola di oggi e' molto piu' scadente di quella di 20 anni fa', in Italia cosi' come all'estero (questo e' un commento condiviso con altri 2 professori italiani che insegnano in universita' americane e conoscono molto bene la realta' della scuola odierna);
2) e' molto difficile insegnare a chi non ha interesse nell'imparare o non vuole imparare (avendo un PhD ho insegnato per 5 anni un corso di ingegneria elettronica all'estero e posso dire che c'e' chi mira solo al visto per la presenza; niente di piu');
3) anche l'ambientalismo ha il suo giro di denaro e supporto non-monetario per arrivare ai suoi interessi. Questo comunque e' vero anche per le altre parti e quindi non e' sufficiente a screditarlo. Ma i punti 1) e 2) secondo me negano l'efficacia dei mezzi proposti dagli autori.

No so quale sia una soluzione accettabile. Nel mio piccolo modo di vedere le cose, la gente commune non dovrebbe essere chiamata ad esprimersi o prendere decisioni su tematiche tipo nucleare si' o no; windmills si' o no; etc... per il solo fatto di distribuire dei volantini informativi o offrire dibattiti televisivi sui pros e cons.
Per me e' come chiedere al passante di leggersi un manuale su come volare un aereo o di effettuare un'operazione al cuore, mettersi un camice o una divisa, e via si va dritto nella cockpit o nella sala operativa! Sicuramente ci vuole "accountability" per chi e' chiamato a prendere tali decisioni!

Ad ogni modo, grazie agli autori per una piacevole lettura e per cimentarsi in un tema molto difficile.
10:10
— del —
19
ottobre
2014
Emanuele
All'interessante articolo mancano due aspetti complementari, uno dei quali è stato, solo in parte, affrontato dall'ing. Katia.
Il primo aspetto non ancora sondato è quello dell'onniscenza della scienza.
Ossia, può (o deve) la scienza da sola risvegliare le coscienze?
Non vi è il rischio di sostituire un idolo (la Religione o l'Ideologia) con un altro (la Scienza)?
Il rischio c'è eccome, visto che per dare fondamento alle proprie teorie tutti si sono affannati a definirle "scientifiche" (Kant con la metafisica, Freud con la psicologia e Marx con il materialismo storico-dialettico) e visto che si sono combattute battaglie e guerre tanto per la scienza quanto per la religione (gli scontri cattolici-protestanti sono divenuti gli scontri illuministi-conservatori) e poi si sono instaurate dittature catastrofiche per difendere "pseudo-scienze" come il marxismo oppure la divisone in razze (il nazismo è basta su delle teorie pseudo-scientifiche della razza redatte da Rosenberg ne "Il mito del XX secolo" che riprendeva altre teorie di Gobineau e Chamberlain).
Quindi la scienza può essere un'arma letale usata per fini distruttivi. Ricordiamo solo le varie armi (chi ha pensato l'uso della polvere da sparo e poi delle armi nucleari se non degli scienziati e dei tecnologi?) oppure l'eugenetica (erano medici quindi scienziati i famosi dottori della morte del regime nazista, tra cui spicca il famigerato Mengele).
E non basta scrollare le spalle e dire che l'etica o la morale non c'entra. C'entrano eccome.
E qui arriviamo al secondo aspetto, quello della moralità appunto.
Se la scienza non è accompagnata da un alto senso morale degenera in tutto quanto ho brevemente ricordato.
Quindi come fare per evitare un'aberrazione di tale fatta?
Andrebbe recuperata la moralità degli stessi scienziati.
Faccio un esempio che sembra non essere pertinente, ma lo è eccome.
Chi affiderebbe l'educazione dei propri figli (parlo di maestre di asilo o di elementari) a uomini o donne di dubbia moralità (ad esempio persone dalla doppia vita, magari quelle professoresse / studentesse che per arrotondare lo stipendio si esibiscono via internet)? Nessuno. E questo perchè nessuno è disposto a barattare i valori e quindi chi insegna quei valori deve essere incarnazione degli stessi.
E lo scienziato allo stesso modo.
Lo scienziato dovrebbe essere il portatore morale dei valori laici (ma anche religiosi) del rispetto e della moralità intesa come pulizia dell'anima.
Solo con questa selezione degli scienziati potremo essere certi che la scienza non si piegherà al male del mondo o alla banalità del male.
Tutti gli scienziati o i tecnici sono così? No di certo, quindi che fare?
Serve una grande selezione di queste persone che, seppure competenti e preparate, non sono tutte moralmente adatte a essere faro dell'umanità.
Spero tanto che gli autori, nell'assurgere a questo ruolo di risvegliare le coscienze, facciano parte di quella schiera di scienziati morali, con sani principi e valori e che non vi siano strani scheletri nelle loro storie, altrimenti assisteremmo al classico esempio di bue che dà del cornuto all'asino!
E quando arriverà questa nuova generazione di scienziati morali, ne vedremo tutti i benefici in quanto ci saranno coscienze morali e virtuose che contrasteranno questa grande decadenza contemporanea di valori.
16:04
— del —
18
ottobre
2014
Susanna
Buonasera,
questo spazio è nato come un piacevole "salotto" di pubblico confronto su temi scientifici divulgativi di taglio alto.
Questo tipo di dibattito prevede, opinioni favorevoli ed opinioni contrarie corredate da sacrosante motivazioni... ma non prevede la totale mancanza di educazione che ha manifestato nel suo spiacevole intervento.

Con eleganza, le chiedo, dunque, di intervenire (se crede abbia ancora senso) evitando di offendere l'intelligenza degli abruzzesi, ma cercando di trovare un supporto più forte (di un link di Wikipedia) alla sua debole tesi.

con cordialità.
15:03
— del —
18
ottobre
2014
Katia - Di Francescantonio
Caro Signor Diego Leva
Ora posso apprezzare un intervento qualitativamente differente e più costruttivo del precedente. Sono pienamente d'accordo con lei sul fatto di coltivare il dubbio come metodo di indagine anche se poi preveniamo a conclusioni opposte. Queste sono considerazioni che fanno riflettere e laddove si esercita il pensiero autonomo si cresce. Ora le spiego meglio quel'è il mio ragionamento sul quale naturalmente possiamo anche non trovarci d'accordo. Nell'applicazione di una qualsiasi nuova tecnologia, frutto di anni di ricerca scientifica e di scoperte, ci sono rischi e benefici. Quando la disequazione diventa vantaggiosa per tutti? occorre porsi un gran numero di domande soprattutto interrogarsi sui fini. Oggi uno dei fini è divenuto salvaguardare l'ambiente e creare condizioni sempre più favorevoli all'uomo intervenendo con tante tecnologie e con l'ingegneria genetica. Questo però non ferma lo sfruttamento e le disuguaglianze anzi a volte in nome di questi fini si commettono grosse ingiustizie. Io mi chiedo se questo ambiente voglia farsi salvaguardare da noi e soprattutto come mai le condizioni ambientali sono arrivate a questo punto. Riflettendo su questo mi sembra di osservare che molte accelerazioni possono dare benefici nell'immediato ma con un orizzonte di conseguenze alquanto imprecisato.

Anni fa sono stata in Uganda al confine con il Kenia in una regione alquanto siccitosa dove vivono tribù di pastori seminomadi chiamati Karimojon per un progetto umanitario. Prima del colonialismo queste tribù vivevano in totale equilibrio con l'ambiente circostante coltivando e allevando bestiame per le loro necessità. Gli inglesi si sono intromessi cercando di accelerare il percorso per sfruttare "meglio" in modo più "efficiente l'allevamento e i terreni, con le conoscenze del tempo. L'alterazione dell'equilibrio è stata devastante, l'esperimento è fallito. Da ormai cento anni tali tribù dipendono dagli aiuti umanitari che devono integrare la loro alimentazione e le provviste di acqua. C'è stato anche un danno sociale enorme: si è persa la memoria storica delle vecchie conoscenze e le giovani generazioni di Karimojon sono alquanto smarrite. Si è definitivamente impoverito il suolo che prima veniva saggiamente utilizzato da quelle popolazioni. Ora chi è a favore dell'ingegneria genetica applicata all'agricoltura mi dirà che si potrebbe "porre rimedio" a questi problemi e riportare il benessere in quelle zone, ma siamo certi di non innescare un'altra spirale di problemi? E' sufficiente sapere che il prodotto creato con le nuove tecniche non provochi reazioni e non ci avveleni per ritenerlo valido?

Questo ragionamento si potrebbe applicare a un gran numero di settori (le neuroscienze, la farmacologia la meccanica). Concludo questa riflessione aggiungendo che, sempre dal mio punto di vista, la scienza deve porsi domande che vanno anche al di là del metodo scientifico (da qui la citazione di Dulbecco che come scienziato approva gli OGM ma come uomo non vede positivamente la loro applicazione). E' qui che tornano utili la storia, la filosofia, l'etica, l'antropologia etc...che aprono dubbi più ampi di quelli scientifici e che forse rallentano la corsa verso il progresso: guardando però le condizioni dell'ambiente e le grandi disuguaglianze tra i paesi, è davvero così utile andare così veloci in tutti i campi? Un'occhio al passato non equivale ad essere passatisti.

Un cordiale saluto
14:02
— del —
18
ottobre
2014
meno seghe mentali
Io spero che tu studi matematica o ingegneria se no sei tu a dimostrare di essere un cafone che usa i paroloni senza comprenderli.. Io mi sto per laureare alla magistrale in ingegneria e dico questo perché l'ho studiato e verificato con lavori e progetti, quindi con me caschi male da questo punto di vista... Potremmo stare a parlare di ore di matematica pura e cosa essa vuole dimostrare .... Ma io ho parlato di modelli quindi vedo che nn ne conosci la differenza me ne scuso.... Pensavo di parlare con persone informate..saluti
9:09
— del —
18
ottobre
2014
Meno ing(egno) più pensiero

agli ignoranti e a quelli che dovrebbero tenere la bocca cucita: http://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del e se non siete in grado di capire, fatti vostri. d'altronde un blog di abruzzesi si rivolge a gente tipo razzi, appunto razza di pecore che non siete altro!!!

13:01
— del —
17
ottobre
2014
meno seghe(mentali) e più ingegno
@meno ing(egno): Io non posso credere a quello che leggo, cioè tu mi vuoi dimostrare che la matematica non è esatta, con una riflessione di Godel??? Mah!! Io penso che tu sia la dimostrazione del teorema espresso nell'articolo. Ma io ti voglio chiedere se sai su cosa si basa lo strumento che utilizzi per illuminarci con queste perle di saggezza; se sai su cosa si basa google che ci inviti ad utilizzare; se sai che alla base di TUTTA la tecnologia (dai pc alle macchine, dagli elettrodomestici alla costruzione di case, fino ad arrivare all'evoluzione di una cellula tumorale ), si basano su modelli matematici; se sai che l'elettronica, la telecomunicazione e l'informatica, si basano tutti su migliaia di modelli matematici. Riflettici!!
@agli altri: Io non credo che la scienza e la tecnologia sia per pochi, perchè un fenomeno di sensibilizzazione verso la scienza e la tecnologia c'è da sempre, un esempio è SUPERQUARK; ma lo stesso SUPERQUARK quando fa le indagini sull'appeal di queste tematiche, riscontra che al 70% degli italiani non interessa. Quindi di cosa parliamo???
Concludo dicendo che la soluzione esposta nell'articolo è necessaria, ma non sufficiente; perchè si può anche fare una grande opera di sensibilizzazione verso tematiche scientifiche, ma se non si impara a ragionare argomenti come le "scie chimiche", avranno sempre una forte presa. Nello specifico, questi video mischiano verità scientifiche e tecnologiche, ma non dimostrano le conclusioni: per esempio "le antenne per le comunicazioni satellitari, con nuvole o pioggia hanno una bassa efficienza di comunicazione" VERO, poi aggiungono "quindi per aumentare la loro efficienza gli aerei rilasciano delle sostanze chimiche che mutano in clima" DOVE STA SCRITTO??. Questo è un piccolo esempio che dimostra che avere un'attinenza con la scienza non significa riuscire a filtrare determinare informazioni, se non con il ragionamento. Saluti
0:12
— del —
17
ottobre
2014
Diego
Gentile Katia Di Francesco, non vorrei uscire dal seminato e lanciarmi in un polemica OGM si o no, che oltretutto stonerebbe in un articolo simile, però non posso trattenermi dal fare alcune osservazioni proprio sulla Scienza e sul metodo scientifico riguardo quello che scrive. Non so quali sia stato il " lavoro in ambito tecnico scientifico" ma citare un volantino di Legambiente per sostenere il suo pensiero mi dà l'impressione che l'aspetto tecnico sia stato preponderante su quello scientifico. Nella bibliografia del volantino è riportato uno studio di Gilles Seralini, classico esempio di "Ricercatore a tema" una specie deleteria che si aggira nel mondo accademico che vede il proprio lavoro come mezzo per affermare le proprie idee e non come ricerca della conoscenza. Lo studio pubblicato su Food and Chemical Toxicology è stato ritirato per gravi errori statistici http://www.prometeusmagazine.org/wordpress/2013/11/29/seralini-ritrattato/ Seralini non è nuovo a queste uscite, per la precisione è il secondo lavoro sugli OGM che viene sbugiardato e messo alla gogna, se poi si aggiunge che nonostante l'aurea di indipendente è abbondantemente foraggiato da grandi catene di supermercati (Auchan e Carrefour) molto presenti nel biologico (cosa MAI evidenziata nei suoi lavori, altra grave mancanza per un ricercatore), abbiamo un quadro esaustivo della persona. Il lascito più importante del metodo scientifico è l'approccio laico alla conoscenza, la coltivazione del dubbio che ci ha permesso di raggiungere traguardi lontani, personalmente non avrei alcuna remora a cambiare parere sugli OGM se ci fosse uno studio valido, che mi dimostrasse una loro pericolosità, Lei farebbe altrettanto? Cordialità Diego Leva
21:09
— del —
16
ottobre
2014
Zio
Che bello vedere tutto questo fuoco culturale che anima le persone ed i loro commenti.... sugli argomenti trattati nell'articolo.C'è speranza...bisogna essere ottimisti, dobbiamo sforzarci di esserlo sempre di più.
Ne guadagna il sito..ne dovrebbero trarre giovamento anche quelle persone che fanno turpiloquio.
20:08
— del —
16
ottobre
2014
aznavour
SCIENZA, LA GRANDE FORZA. Tutto il sapere sta per essere conquistato dall'invincibile armata della conoscenza! per un inconsapevole come me se è verdastra o si muove è BIOLOGIA, se ammorba e ribollisce è CHIMICA, se si inceppa è FISICA. La scienza e molto benefica, se tuttavia ne mastichi troppa, a mio timido avviso, può diventare raccapricciante. Ho avuto la fortuna/sfortuna di conoscere qualche "scienziato" ed ho potuto costatare che alcuni di loro si avventurano e si perdono, spesso e volentieri, in discorsi filosofici senza capo ne coda. Discorsi con dentro il destino o l'origine dell'universo, l'antimateria, campo scalare (?!?), la cometa 58.13.125.97 !!!,l'acido disossiribonucleico, la meccanica razionale ( del tutto inutile). Scusate l'intrusione, ma sono proprio ignaro della materia e della discussione odierna...... sans souci
15:03
— del —
16
ottobre
2014
myriam
Mi congratulo con gli autori dell'articolo e per la quantità di contenuti e questioni che pongono ma anche perché sono riusciti a scatenare un ampio dibattito ; segno evidente di quanto il rapporto tra scienza e tecnica sia sentito!
Tanto si potrebbe dire sul rapporto scienza ed oscurantismo; la storia dell'umanità non è stata mai lineare e mai lo sarà perché il nuovo spaventa , la verità , il sapere sgomenta.... e trovo interessante la proposta"... in una prospettiva futura, sarebbe augurabile riuscire a far crescere un nuovo modello culturale in cui la conoscenza dei problemi fosse saldamente ancorata alla scienza/tecnologia"
Chi dovrebbe fare tutto questo? La scuola? Si dovrebbe e potrebbe farlo se avesse come obiettivo insegnare a pensare.... ma sappiamo che non è così...
I media? Sono il frutto della tecnologia ma sono nati x omologare le coscienze
La politica? Non saprei come! I tecnici sono ricchi di conoscenza ma non di scienza e i praticoni di mestiere non hanno neanche conoscenza dei problemi , il loro obiettivo è cavalcare il consenso non certo il bene comune!
Torniamo ad usare la propria testa ... torniamo a studiare a pensare e forse riusciremo a superare le varie forme di integralismo!
12:12
— del —
16
ottobre
2014
Camillo Del Romano
Cari Susanna ed Enrico, ho letto il vostro articolo, ed onestamente il tutto fa molto riflettere, ma il pessimismo oggi purtroppo appartiene sempre più alle persone che capiscono la strada che la nostra società ha intrapreso ormai negli ultimi anni, pensare che l'uomo faccia qualcosa per non AUTOELIMINARSI è alquanto difficile, la natura ci sta restituendo tutto ciò che di male abbiamo provocato, se poi ad esso uniamo il mal costume e il frenetico business che alcune multinazionali vogliono raggiungere, possiamo ben dire che la partita volge al termine... Il mondo non finirà, ma per i pochi che resteranno non sarà vita facile.
Riallacciandomi ad un tema culturale su ballerine e tutto ciò che riguarda il divertimento, purtroppo si dà poco spazio alla cultura e soprattutto alla scienza e alla ricerca, vedete questo vostro articolo interessante sarà letto da pochi eletti, la stragrande maggioranza si ferma a leggere solo GOSSIP e notizie che ci fanno evadere da una realtà che è la vita...
Faccio i miei complimenti al Ing. CIMINA' SUSANNA che conosco personalmente, persona preparata che merita tanto rispetto, faccio i complimenti anche al Sig. ENRICO che non conosco.. Spero di leggere ancora articoli veramente interessanti come questo che aiutano a far riflettere e fare i conti con la coscienza.. Camillo Del Romano
23:11
— del —
15
ottobre
2014
Katia - Di Francescantonio
Caro Signor Diego
a mio avviso l'Etica non si può né gettare come un salvagente né liquidare con una battuta ironica. Questo tema è centrale e le parole di Galimberti sul ruolo di scienza come etica della tecnica in un'epoca orientata al fare piuttosto che al pensare saranno facili da banalizzare ma meno facili da capire. Mi appoggio ancora ad Hannah Arendt e cito da alcune fonti questi paragrafi che credo possano spiegare meglio di me, umile ingegnere, il valore di ciò che lei è alla stregua di una parte anatomica maschile

"108 anni fa nasceva la celebre scrittrice e filosofa tedesca di origine ebraica Hannah Arendt, conosciuta per le sue acute riflessioni sulla società e il funzionamento dei sistemi totalitari novecenteschi.
La sua opera più importante è stata indubbiamente "La Banalità del Male",saggio pubblicato nel 1963 e basato sui resoconti che l'autrice pubblicò come corrispondente del settimanale New Yorker per il processo al funzionario nazista Adolf Eichmann.
Tralasciando gli aspetti meramente filosofici dell'opera, ciò che risulta indubbiamente interessante di essa è il messaggio che l'autrice ha voluto trasmettere, e che risulta tutt'ora attuale.

Tale messaggio consiste nel considerare l'etica un valore fondamentale e imprescindibile per il funzionamento della società, in aperta polemica con quello che la stessa scrittrice chiama "relativismo nichilista", che è servito come base e giustificazione delle politiche adottate nel nome dell'ideologia nazista e/o comunista.

Ciò che stupì la scrittrice, era che Eichmann non era un mosto qualunque, ma un'individuo comune che, come affermò anche nel processo, svolgeva il suo lavoro e basta, senza farsi troppi scrupoli morali, ma badando solo al fatto di essere svolgere un'attività "funzionale" ai suoi interessi e a quelli della società.

In questo secondo la filosofa sta la "banalità del Male", ovvero nell'adattamento acritico ai dettami sociali, qualunque essi siano .

Come già scritto, la Arendt attacca anche la fortemente diffusa idea del relativismo nichilista, basata sulla negazione dei concetti di "bene" e "male", negazione che notoriamente era alla base del regime nazista, che si considerava " al di là del bene e del male", e di quello comunista, e più in generale di qualunque sistema totalitario e/o dittatoriale, e che al giorno d'oggi hanno trovato nuovamente una grande popolarità nella società contemporanea, dove i valori etici sono stati rimpiazzati da quelli economici."

E prendendo spunto da queste riflessioni ritengo che il suo esempio sugli OGM sia in linea con ciò che sta succedendo oggi nell'era del predominio della tecnica senza etica: La tecnica ha un prodotto per il quale afferma, senza farsi troppi scrupoli morali, che svolge un'attività funzionale agli interessi della società. Ma questo lo dice la tecnica. In realtà più che interessi sociali si tratta di interessi economici. Il mercato ama la crescita continua. Io sono contenta di essere in un paese dove gli OGM sono vietati perché i rischi ci sono e non sono nemmeno quantificabili. E non ritengo questa scelta oscurantista ma ben documentata (http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/decalogo_rischibugie_...). Non sono contraria da un punto di vista ideologico ma scientifico. Che ci siano studiosi che si impegnano in tale campo con buoni fini non scagiona tutte quelle multinazionali che utilizzano tale tecnologia solo per trarne profitto in barba alle popolazioni locali e creando loro anche enormi danni sociali e ambientali. «Sarei contrario, senza riserve!. Lo ha detto anche un grande sostenitore degli Ogm come il Nobel Renato Dulbecco: ogni volta che si inserisce un gene estraneo, questo altera il funzionamento di altri geni preesistenti. La pianta diventerebbe instabile geneticamente e alterata fisiologicamente. E non possiamo sapere con quali conseguenze. Anzi, alcune siamo in grado di prevederle».
22:10
— del —
15
ottobre
2014
rosso di sera...
Le conquiste tecnologiche potevano e dovevano servire a liberare l'uomo dai lavori insalubri, pesanti e usuranti, per dedicarsi ad altre attività altrettanto utili, invece vengono usate solo per espellere manodopera ed ottenere il massimo profitto privato, creando disoccupazione, miseria, conflitti sociali.
Fin quando regnerà la preistorica legge del libero mercato senza vincoli e senza indirizzi, il pesce piccolo verrà divorato da quello grande e la Scienza avrà difficoltà ad interloquire con la politica che il sistema mercantile esprime come suo rappresentante.
Uomini e donne di scienza lanciano allarmi sull'uso indiscriminato delle risorse energetiche, sui danni ambientali, ma il consumismo sempre più futile ed esasperato non è in grado di rallentare la corsa.
La Scienza ha fatto passi da giganti per migliorare la vita di donne e uomini e oggi i bambini non dovrebbero più morire per una polmonite o una diarrea.
La politica servile invece è rimasta ferma, perchè ogni giorno migliaia di bambini continuano a morire di polmonite e diarrea. La medicina costa poco, ma sempre troppo per chi non ha quel poco.
@Meno ing(egno) più pensiero, la soluzione sarebbe l'evangelico "aiutarsi a vicenda"? Vallo a dire a Marchionne che magari si commuove.
Fossi in te, di ing(egno) ne metterei un tantino in più, mentre di pensieri(evanescenti) qualcuno in meno.
Nonostante Popper, il marxismo rimane uno strumento di lettura della società capitalistica di straordinaria attualità.
9:09
— del —
15
ottobre
2014
Diego
Completo il mio intervento di ieri troppo stringato, causa abbiocco serale. Lo faccio, riportando uno stralcio di un intervento del Dott. Salvo Di Grazia sul proprio blog (potenza della tecnologia e del copia-incolla)
"...La scienza (ed ancora la medicina) non è democratica perché non deve essere decisa da chi governa o da chi dirige un ministero, ma è decisa dai dati, da ciò che si può vedere, controllare, persino smentire. La scienza quindi è una sorta di dittatura ideale: decide non democraticamente ma nell'interesse esclusivo di tutti gli abitanti della Terra, nessuno scienziato fa una scoperta a suo uso e consumo ma ogni scoperta è a favore di tutti, a prescindere dalla loro condizione sociale, dal sesso o dalla provenienza...."
@ Katia Di Francescantonio ... mi trovo nella posizione di temere scienza e tecnica quando queste si accompagnano prevalentemente al potere economico. Che dire? Bentornata sulla Terra. Personalmente trovo molto più pericoloso quando l'ignoranza e l'oscurantismo si mettono a braccetto con il potere. Vuole un esempio? L'Italia è l'unico paese al mondo ad aver vietato la sperimentazione in campo degli OGM (essendo un Agronomo è un tema a me molto caro). Una legge oscurantista ed alto medievale lo impedisce. Il prof. Rugini a Viterbo, dopo 25 anni di ricerca PUBBLICA, ha dovuto spiantare ciliegi, kiwi, ed altri alberi da frutto ingegnerizzati per resistere a malattie e siccità, (prima si usavano i roghi in piazza adesso basta una motosega e del diserbante) chi si deve ringraziare? Dei luddisti e passatisti come Capanna, Pecoraro Scanio e Carlo Petrini (memorabile il suo discorso sulla dignità della miseria, naturalmente degli altri)
@ Meno ing(gegno) più pensiero. Seghe mentali a go go, classico esempio di parolaio perditempo. Farà fortuna nell'Italia di oggi (se non l'ha già fatta).
@Tutti. Stiamo raccogliendo i frutti di anni di progresso. Abbiamo sconfitto malattie terribili (vaiolo, polio, difterite) al punto tale di esserci scordati della loro pericolosità. La vita media si è allungata notevolmente, la popolazione cresce nonstante la natalità mondiale sia praticamente la stessa, per il semplice fatto che si muore di meno. In campagna c'era un terribile detto riferito ai bambini "tanti ne vengono, tanti ne vanno" adesso non più. Posso scaricare una app sul mio telefono che mi traccia la rotta dell'ISS, alzarmi alle 4 del mattino e vedere un puntino luminoso in cielo che corre carico di astronauti.
L'ultimo appunto. L'Etica, ad un certo punto nelle discussioni sulla scienza, come fosse un salvagente gettato a dei disperati che affogano, arriva l'Etica. Rispondo rubando la battuta a Berardo, anziano agricoltore autodidatta. "L'Etica? E' come la pelle dei coglioni, si tira da tutte le parti" . Saluti Diego Leva
9:09
— del —
15
ottobre
2014
Meno ing(egno) più pensiero
non sono io che nego il metodo sperimentale.....è la logica filosofico-matematica che lo nega!!!
E' stato dimostrato matematicamente (ripeto: leggete GODEL) che non è possibile costruire un sistema coerente e completo e pertanto tutto è fallace, la stessa matematica che non riesce nemmeno a fondare se stessa!
inoltre, il metodo sperimentale da voi descritto è quello induttivo, totalmente smentito anche dagli studi di Russell e Popper.
Il vero metodo è quello del falsificazionismo: si elabora a priori una teoria, solo dopo si fanno gli esperimenti che non sono mai a conferma, ma solo a smentita.
Se degli "scienziati" non conoscono Godel, Russell e Popper e si basano ancora sull'errato metodo "scientifico" di Galileo e Bacone...ahi noi.
Servirebbe molto più pensiero che ingegno, informatevi fino a che siete in tempo e non fate figure da principianti alle prime armi.
Quanto ad attribuire a Nietschze una minima colpa delle dittature del XX secolo, non ribatto perchè dimostra la vostra superficialità nel leggere e nel comprendere il pensiero umano.
Inoltre, citate Kant e altri senza una benchè minima contestualizzazione.
Quanto al "nulla" del mio commento, dimostra solo la vostra arroganza.
Guardate che basta andare su google, digitare "teoremi di godel" oppure "fallacità del metodo sperimentale" oppure "falsificazionismo" per aprire le vostre menti....e poi rettificare questo articolo maldestro che sembra uscito da metà Ottocento.
9:09
— del —
15
ottobre
2014
Meno ing(egno) più pensiero
non sono io che nego il metodo sperimentale.....è la logica filosofico-matematica che lo nega!!!
E' stato dimostrato matematicamente (ripeto: leggete GODEL) che non è possibile costruire un sistema coerente e completo e pertanto tutto è fallace, la stessa matematica che non riesce nemmeno a fondare se stessa!
inoltre, il metodo sperimentale da voi descritto è quello induttivo, totalmente smentito anche dagli studi di Russell e Popper.
Il vero metodo è quello del falsificazionismo: si elabora a priori una teoria, solo dopo si fanno gli esperimenti che non sono mai a conferma, ma solo a smentita.
Se degli "scienziati" non conoscono Godel, Russell e Popper e si basano ancora sull'errato metodo "scientifico" di Galileo e Bacone...ahi noi.
Servirebbe molto più pensiero che ingegno, informatevi fino a che siete in tempo e non fate figure da principianti alle prime armi.
Quanto ad attribuire a Nietschze una minima colpa delle dittature del XX secolo, non ribatto perchè dimostra la vostra superficialità nel leggere e nel comprendere il pensiero umano.
Inoltre, citate Kant e altri senza una benchè minima contestualizzazione.
Quanto al "nulla" del mio commento, dimostra solo la vostra arroganza.
Guardate che basta andare su google, digitare "teoremi di godel" oppure "fallacità del metodo sperimentale" oppure "falsificazionismo" per aprire le vostre menti....e poi rettificare questo articolo maldestro che sembra uscito da metà Ottocento.
6:06
— del —
15
ottobre
2014
Enrico-Susanna
@Elso S. Serpentini: Ovviamente concordiamo con le Sue opinioni circa l’attuale situazione della Università Italiana. Esistono parecchie valide eccezioni, ben inserite nel circuito internazionale, ma rimane comunque il fatto che l’Università Italiana ricorda una torre d’avorio, in cui si entra troppo spesso solo se cooptati e con troppo ridotti contatti col mondo esterno (industria, media, e simili) Inoltre questi pochi contatti sono tenuti da universitari che non perdono occasione di paludarsi coi loro titoli. Basterebbe analizzare il regime di Università europee e nordamericane: finanziamenti solo a fronte di programmi di ricerca ben definiti e tempificati, continui trasferimenti di teste/competenze tra Università ed industria. Relativamente ad argomenti più filosofici, il metodo sperimentale inaugurato da Galileo, Newton e simili fa riferimento alla natura e prescinde dal trascendente. Laplace rispose a Napoleone, che gli chiedeva il perché dell’assenza di Dio nelle sue teorie matematiche: “Non mi serve”.. E questa è la grande tragedia degli scienziati e dei tecnici. E qui, ci età tutta il "Credo quia absurdum" ,di Pascal. Del resto Kant demolì le prove dell’esistenza di Dio nella “Critica della ragion pura”, recuperando qualcosa nella “Critica della ragion pratica”. Ad ogni modo gli scienziati e i tecnici devono andare avanti sulla loro strada: fermarsi non porta a niente oltre che a frenare il possibile progresso. La ringraziamo per il suo prezioso contributo e speriamo in una eventuale espansione, da parte Sua, del concetto triangolare di "dolore" scienza e coscienza. @ Meno ing(egno) più pensiero: Le nostre opinioni sulla validità delle teorie scientifiche e sui loro sviluppi sono abissalmente diverse (Galileo, Newton, Kant, gli illuministi, i positivisti la pensavano diversamente da Lei e sono chiaramente più vicini a noi….). Per il nostro modo di vedere, le personalità sopra elencate hanno contribuito molto più al progresso umano, che Nietsche, i futuristi e quanti altri hanno contribuito a generare, sia pure con distorsioni del loro originale pensiero, le più feroci dittature del XX secolo. Ad ogni modo, il metodo sperimentale ha i punti fermi e recita: 1) Osserva un fenomeno, analizzalo, formula una teoria, cerca di ripeterla in laboratorio; 2) Se anche altri riescono a ripetere l’esperimento in altri ambienti, il risultato di percezione, analisi, sintesi è buono (così sono fallite la fusione fredda, gli elettroni più veloci della luce, certe elucubrazioni in medicina) 3)Parti, solo ora, con l’attività di sviluppo (nuove teorie collegate che aprono nuovi orizzonti) ed con primi tentativi di cavar fuori dalle teorie le cose che possano risultare utile al benessere dell'umanità (ad esempio le lenti → telescopio → cannocchiale → miglioramento nella navigazione) Se riesce a negare anche l'esattezza del metodo sperimentale...beh, non ci resta che proporLe il Nobel.
1:01
— del —
15
ottobre
2014
Diego
La scienza non è democrazia in quanto esiste la dittatura dei fatti, questo vuol dire che le opinioni non hanno lo stesso valore, lo hanno solo se sono sostenute da fatti o prove o fino a quando non saranno smentite da altri fatti. Il resto sono seghe mentali. Buonanotte
0:12
— del —
15
ottobre
2014
Katia - Di Francescantonio
A mio avviso è sempre utile porre l'attenzione sul ruolo della scienza all'interno del percorso della conoscenza e del progresso dell'umanità. Immagino che nell'economia di un articolo su web non ci si possa soffermare su tutti i numerosi aspetti della questione e quindi i commenti aiutano a visualizzare il contesto ampio che il tema proposto abbraccia.

Io sono ingegnere eppure dopo tanti anni di studi e di lavoro in ambito tecnico scientifico mi trovo nella posizione di temere scienza e tecnica quando queste si accompagnano prevalentemente al potere economico. Ed è quello che succede oggi. La politica più che colpevole ha abdicato il suo ruolo di guida illuminata e al suo posto sono arrivati mercati finanziari i nuovi luoghi in cui si decide il destino dei popoli.

In questo quadro scienza e tecnica possono davvero contribuire al progresso? Io rileggo spesso le riflessioni di un grande filosofo Italiano, Emanuele Severino. Attraverso queste riflessioni, che vengono dalla filosofia e non dalla scienza ho ritrovato davvero un percorso di consapevolezza in cui affrontare delle domande spinose e in cui dare una diversa dimensione a scienza e tecnica. Dice Galimberti, sempre sulla linea di Severino "Oggi nei confronti della tecnica l’uomo è diventato un funzionario. E la politica non è ormai più il luogo delle decisioni. Inoltre la tecnica mette ogni giorno in circolazione una quantità di problemi sui quali tutti noi possiamo avere come non avere competenza."

Per chiarire meglio questo aspetto aggiungo una citazione di Natoli "Nel corso della sua storia l'animale uomo si è distinto dagli altri animali perché è stato in grado di adattare con la scienza e la tecnica le condizioni naturali ai suoi bisogni piuttosto che conformarsi all'ambiente dato. Scienza e tecnica quindi da sempre si sono sviluppate assieme ma dall'età illuminista e specialmente nell'Ottocento si è parlato soprattutto di progresso scientifico inaugurando con la riduzione della fatica nel lavoro, con la crescita del benessere, con la proroga della morte, una sorta di filosofia del progresso che aveva per protagonista la tecnica.
Ma se in passato la tecnica ha ridotto i rischi dell'esistenza ora è lei stessa a introdurre nuovi rischi alterando i processi naturali e creando conseguenze dannose forse reversibili solo ricorrendo ancora alla tecnica stessa che abbatte i limiti umani ma non li elimina poiché essa è sempre stata collegata alla necessità di superare il limite: senza di esso non sarebbe stata neppure concepibile.
Occorre quindi tornare a una riflessione sulla propria finitezza che nessun avanzamento della tecnica riuscirà mai a eliminare"

C'è una speranza? Galimberti dice "Tutto rientra nel sistema tecnico, qualsiasi azione o gesto quotidiano l’uomo compie ha bisogno del sostegno di questo apparato. Ormai viviamo nel paradosso, infatti se l’uomo vuole salvare se steso e il pineta dalle conseguenze del predominio della tecnica (inquinamento, terrorismo, povertà, etc.) lo può fare solo con l’aiuto della tecnica: progettando depuratori per le fabbriche, cibi confezionati, grattacieli antiaerei e così via. Il circolo è vizioso e uscirne, se non impossibile, sembra improbabile, visto soprattutto la tendenza delle società occidentali. Una speranza sarebbe quella di riuscire a mantenere le differenze tra scienza e tecnica; se riusciamo a salvaguardare una differenza tra il pensare e il fare, la scienza potrebbe diventare l´etica della tecnica. La tecnica procede la sua corsa sulla base del "si fa tutto ciò che si può fare". La scienza, che è il luogo pensante, potrebbe diventare, invece, il luogo etico della tecnica. In questo senso va recuperato il valore umanistico della scienza: la scienza al servizio dell’umanità e non al servizio della tecnica. La scienza potrebbe diventare il luogo eminente del pensiero che pone un limite. Perché la scienza ha un´attenzione umanistica. Promuove un agire in vista di scopi. Mentre la tecnica è un fare senza scopi, è solo un fare prodotti.
Il valore più profondo del pensiero di Galimberti consiste, appunto, nel tentativo di fondare una nuova filosofia dell'azione che ci consenta, se non di dominare la tecnica, almeno di evitare di essere da questa dominati."

Primo punto per l'uomo che verrà: rimettere in discussione il rapporto scienza-tecnica per ritrovare un nuovo umanesimo. (Colgo l'occasione per sottolineare che il 14 ottobre ricorreva la nascita di Hanna Arendt - questa mia riflessione è anche un modo per omaggiarla)
22:10
— del —
14
ottobre
2014
FnckOff
Grazie tante a lei per la gentilissima considerazione.
Si, devo ammetterlo... ho deviato un po', alla fine lo faccio sempre poichè è nella mia natura, sono talvolta un irritante briccone e mi piace salticchiare qua e là agganciandomi ad una visione d'insieme forse esagerando anche a tratti, ma l'intento era benevolo, non per screditare - assolutamente NO - bensì stimolare, ma lei l'ha capito subito, anche se immagino con un po' di riserva che mi muovo a sciogliere subito.
Devo dire con piacere che è un bell'articolo, pochi punti non condivido (ad es. la citazione della Montalcini), ma è oggettivamente molto valido, e mi complimento.

Vi auguro di fare tante cose belle, tanta strada ed ottenere grandi risultati, e vi ringrazio ancora per la condivisione.

Buon lavoro!

P.S.: Il pronome allocutivo in terza persona...con me stona sempre, sono ancora un ragazzo... per favore no! :)

Un saluto a tutti.
21:09
— del —
14
ottobre
2014
Susanna
Buonasera Gentile Sig. Meno ing(egno) più pensiero,
intanto uno dei basilari compiti della scienza matematica è quello di insegnare a saper contare: gli autori del saggio sono due (questo solo per essere coerentemente ESATTA).

Se cercava un applauso al suo elegantissimo prologo al nulla.... sarà un onore cancederglielo per due ragioni:
1) lei incarna esattamente un'esemplare portavoce dell'oscurantismo cosmico che stiamo vivendo e che getta un velo di inerme immobilismo al progresso intelligente (sono conquiste);
2)è l'unico ad essere riuscito a commentare il mio saggio attraverso un "pizzino danzante", data la comprovata inutilità della scienza e della tecnica( e qui le consiglio un brevetto).

molto cordialmente.
21:09
— del —
14
ottobre
2014
Elso S. Serpentini
Ho letto con molto interesse e tanti sarebbero gli spunti di riflessione. Quello che maggiormente preme dentro di me porta all'evocazione del terzo incomodo. Scienza(sapere), coscienza (consapevolezza)... dolore. "Qui auget scientiam, auget et dolorem", Seneca, e sulla sua scia, Bacone, Schopenhauer e anti altri. L'accrescimento del sapere porta ad una maggiore consapevolezza del dolore, individuale ed universale, o addirittura cosmico. Dolore che vuol dire anche senso del limite del proprio sapere e dolorosa consapveolezza dell'inadeguatezza del noto (limitato) all'ignoto (illimitato). In Italia c'è la mancanza di una adeguata cultura tecnico-scientifica? Purtroppo la mancanza si avverte anche in altri campi, compreso quello letterario e nelle università ormai le baronie perpetuano se stesse senza alcun riferimento alle competenze, senza scienza, senza coscienza e senza dolore.
21:09
— del —
14
ottobre
2014
Meno ing(egno) più pensiero
Il tema toccato dall'autrice è troppo importante per essere preso sottogamba da una prospettiva unica: e cioè quella della scienza, per di più l'autrice stessa aggrava la sua posizione definendo "ESATTO" il suo modo di approcciarsi.
L'articolo, seppure nella sua minimalità, si inserisce in un solco tracciato da millenni e diffusosi sempre di più: l'assoluta "fede" nella "scienza" e nella "technè".
Solo per fare una veloce carrellata degli ultimi secoli, si potrebbe dire: Pascal, illuminismo, positivismo, futurismo, transumanesimo.
Senza peraltro scomodare il panglossismo (ossia la traduzione ironica del leibnizianesimo inteso come migliore dei mondi possibili in salsa voltairaina).
Peccato che....peccato che....peccato che....tutto quello che è stato affermato in questo articolo è stato già smentito da posizioni non solo filosofico, ma anche logiche e matematiche!!!!
Ossia il lento e continuo progredire (ricordiamo le magnifiche sorti e progressive di leopardiana memoria?) attribuito alla technè e alla scienza è stato smontato non solo da Nietschze in primis (leggasi "La gaia scienza" ma anche il fatto che non esistono fatti, ma solo interpretazioni), ma anche da quanto uscito da concetti meramente scientifici.
E mi riferisco a due fatti fondamentali:
- il relativismo + l'indeterminismo che ha originato in ambito filosofico la pietra miliare di Monod (Il caso e la necessità)
- ma soprattutto Godel, l'esimio matematico che con i suoi teoremi di incompletezza e di incoerenza dimostra una volta per tutti che non esiste una scienza esatta (manco la matematica lo è) e non è possibile costruire un sistema coerente nè tanto meno dimostrarlo.
Da queste considerazioni poi Popper trae il suo falsificazionismo e la demolizione di teorie pseudo-scientifiche quali la sociologia, lo storicismo, l'economia, il marxismo, la psicologia etc etc...
In sostanza, tutto quanto scritto è palesemente falso perchè la logica filosofica e matematica (unione di metodo induttivo e deduttivo) ha già dimostrato il contrario di quanto scritto ossia che la scienza e la tecnologia non sono dei invincibili (e non possono aspirare all'inattualità), nè tanto meno è possibile costruire qualcosa di lineare e coerente.
E quindi come si vive? Come si va avanti?
Semplicemente senza sostituire antichi idoli (dei, religione etc) con nuovi idoli (scienza, tecnologia, progresso continuo) e cercando di "aiutarsi a vicenda" (dialogo tra plotino e porfirio) generando una stealla danzante dal caos che vi è la fuori e dentro di noi.
15:03
— del —
14
ottobre
2014
Susanna
Bene,
ringrazio tutti per la condivisione e per critiche mosse, sempre stimolanti motivi di crescita per la mia persona.
Solo qualche precisazione.

@Studente Politecnico: evidenzio che nel testo si è parlato di "integralismo" religioso, è stato inoltre scritto che "scienza e tecnologia sono sinonimo di progresso intelligente, SE UTILIZZATE IN MODO CORRETTO"... sul fatto che lei mi parli in termini di... "inceneritori e regressioni simili" sono seriamente preoccupata per la sua futura carriera da ingegnere. Nel dettaglio degli inceneritori: pur con la raccolta differenziata al massimo, ci sarà sempre qualcosa non più riusabile: è il degrado previsto dal II principio della Termodinamica e quindi qualcosa di incenerire ci sarà sempre, se non altro per ridurre i volumi. È poi cosa si fa dei rifiuti pericolosi? Tanti grandi inceneritori sono sorti per affrontare e risolvere emergenze ambientali pregresse. Poi comunque le emissioni degli inceneritori vanno confrontate con quelle delle discariche che verranno bonificate: e qui chi vince? La tecnologia è stata chiamata a risolvere una emergenza.

@Anonimo: lei dice delle grandi ma piccole verità...qualsiasi disamina è incompleta, sul"quantomai" mi sono sinceramente risentita, ma passa. Con un nuovo commento ha occasione di espandermi il perché, cortesemente? I riferimenti espliciti a gruppi specifici non sono stati fatti per volontaria scelta. Il tema: rapporto scienza/società trattato nel saggio, è molto complesso e vasto e sarebbe stato troppo prolisso parlare bene e senza inesattezze di tutto... magari in futuro... ad ogni modo la ringrazio per il suggerimento.
Sul fatto che " il sapere non è democratico, ma aristocratico" ...magari ci penso, forse è aristocratico in quanto è concentrato in un nucleo piccolo di persone, ma il nucleo è aperto e chiunque può entrarci, purchè incominci ad acquisire le conoscenze...ma se forse forse sono a scrivere in questa rubrica... che dice lei?

@FnckOff: la ringrazio per la cortesia e l'eleganza delle sue esternazioni. Il problema con lei è che, essendo io, persona poco fumosa e molto lineare, ho avuto serie difficoltà a trovare la "reale" domanda nella sua critica. Provo a dare un'interpretazione...se come dice, legge piacevolmente i miei saggi, avrà colto che cerco di trattare i temi che scelgo in modo ESATTO, ma lasciando sempre al lettore l'interpretazione. Un mio articolo deve pensarlo come un fiore, di cui ogni petalo costituisce uno stimolo o un punto di vista. E' impossibile infatti, trattare in una paginetta qualsiasi tema ampio e complesso in modo esauriente... è altresì possibile trattarlo in modo esatto, sfiorando i vari petali. Quindi il saggio non si propone di rispondere ad alcuna domanda e di lanciare alcun messaggio particolare, ma tratta un tema multilivello in una sola dimensione: vorrebbe solo lanciare dei messaggi ,poi oggetto di futura riflessione. E' proprio lei, in veste di commentatore, con le sue esternazioni e l'espansione dei suoi concetti, ad arricchire il dibattito. Dunque per questo, sono io a ringraziarla. Temo che io non debba aggiungere altro, la moltitudine di questioni, generate dal vortice di parole in cui è stato risucchiato , appartengono alla "lontana periferia" del tema trattato e non mi sembra questa la sede giusta per discuterne, ma ci sarà occasione. Vorrà perdonarmi, dunque.

Una luminosa giornata
21:09
— del —
13
ottobre
2014
Enrico
Bell'articolo!!! Tema molto importante che riguarda il nostro paese e che puo' e dovrebbe essere esteso a qualsiasi decisione che viene presa dalla politica. Infatti, secondo il mio modesto parere, anche i politici dovrebbero fare loro il metodo scientifico e quindi il modus operandi tipico di chi ha affrontato studi scientifici. Oggi non abbiamo bisogno di demagogia ma di decisioni forti, che possono essere prese solo dopo lunghi e approfonditi dibattiti. Non si esce da una crisi economica cosí lunga emanando qualche legge!! Scordiamocelo!! Allo stesso tempo non ci dobbiamo dimenticare, come viene fatto notare nell'articolo, che negli scorsi decenni la societá è stata bombardata da informazioni, e io aggiungerei anche da modelli di comportamento, molto pericolosi per il "progresso". Morale: é giunto il momento di prendere decisioni lungimiranti per il paese, ma non solo...é necessario investire nell'istruzione, in primis per recuperare i meno giovani ma anche per fornire dei validi strumenti di giudizio agli italiani di un domani. Del resto "sapere é potere". Brava!!!
21:09
— del —
13
ottobre
2014
Canada the great white north...
Questo articolo non è una descrizione, ma una fotografia della società di oggi, i miei complimenti. E 'noto da tempo che il rivale per la scienza e la tecnologia è la paura e il rifiuto di progredire. Colui che è in contrasto con questo articolo, sa che lui è superato e deve cercare di screditare tutti che hanno e sono disposti ad applicare la scienza e la tecnologia per preservare e proteggere l'ambiente e migliorare il mondo in cui viviamo. Trovare la forza e coraggio di applicare soluzione ambientale amichevole con "ZERO EMISSIONI" e trasformando un problema per la società in una risorsa è il problema principale, è che se un problema viene risolto, imprenditori e società senza scrupoli non possono più continuare a fare enormi profitti sulle spalle di madre natura. Gli ecologisti e le autorità di regolazione devono venire da dietro la loro maschera per affrontare i disastri ecologici a partire di una forma corretta per la trasformazione dei Eco problemi in Eco soluzioni.
Purtroppo viviamo in una società che vive di catastrofi e raccogliamo profitto dalla disinformazione e i disastri. Fino a quando non ci ribelliamo e ribaltiamo la situazione e di non essere governati da "caos programmato" e l'utilizzo di espedienti come il calcio, il Grande Fratello, e il giochi televisivi fatti per distrarci dal vedere i veri colori del nostro mondo, noi continueremo a bere tutto che è dato a noi senza limiti ....
19:07
— del —
13
ottobre
2014
Magda
D'accordo su tutto. Sulla necessità di un'informazione corretta che metta al bando pressappochismo e superficialità. Sull'idea che gli scienziati debbano abbandonare il loro aristocratico isolamento e rendere vive le loro conoscenze. Sulle responsabilità e i ritardi della politica. Sull'opportunità di una distinzione tra uso fecondo ed uso patologico della tecnologia e della scienza. E sono anche certa che la scuola potrebbe fare molto. Se solo riuscisse a convincersi che "scientifici" devono essere, prima di tutto e in tutte le discipline, il metodo di studio e la lingua della comunicazione e che i complessi di inferiorità nei confronti della scienza nascono proprio all'interno delle sue mura. Ci vuole coraggio, dice Rita Levi Montalcini. A me piace immaginare un sapere che evochi slanci, visioni, meraviglia. E che non abbia bisogno di lottare per aprire porte e mondi. Ma ubi maior....
16:04
— del —
13
ottobre
2014
Canada the great white north...
This article is not a description but a photograph of today's society, my compliments. It has been long known that the rival to science and technology is fear and the rejection to progress. He who is in contrast with this article , knows that he is surpassed and must try to discredit thou's who have and are willing to apply science and technology to preserve and protect the environment and better the world we live in. Finding and the strength to apply environmental friendly solution with "ZERO EMISSIONS" and transforming a problem for society into a resource is the main problem, being that if a problem is solved then no longer can unscrupulous entrepreneurs and company's continue to make enormous profits on Mother Natures shoulders. The ecologists and regulating authorities must come out from behind their mask to affront the ecological disasters starting form the correct transformation of Eco problems into Eco solutions.
Unfortunately we live in a society that thrives on disasters and reap profit from disinformation and disasters. Until we rebel and demand to turn the tables and not be ruled by "programmed chaos" and the utilization of gimmicks such as Soccer , Big Brother, and game shows to distract us from seeing the true colors of our world we will continue to drink all that is given to us without limits....
15:03
— del —
13
ottobre
2014
zio
Complimenti per come viene trattato un argomento complesso. E' pur vero che l'antitesi fra passione e ragione si acuisce nei momenti complessi della storia sociale e dell'umana avventura. Le manifestazioni dell'uomo che tendono allo sviluppo scientifico non dovrebbero essere continuamente invocate. quando si fa questo e perchè si attraversa un periodo di " siccità"- L'attuale stanca ricorda un pò ( per paradosso ), la fine dell'impero romano e tutto quello che ne è seguìto- La moltitudine di secoli occorsi per risalire la china..- Il mondo sta ripensando se stesso.. in italia come sempre abbiamo creato le condizioni per sprofondare nel buio. Quali sono concause? Stranamente politica e religione non possono chiamarsene fuori con la differenza che la chiesa si è resa conto della sua secolarizzazione e ne sta venendo fuori. Il ns. guaio più grosso è che questa politica non rappresenta più niente e nessuno se non se stessa. Nel ns. paese avremo a breve uno sconquasso generale che ci farà precipitare indietro di molti anni, ma ci costringerà a rivedere tutto a partire dallo stile di vita ed alla redistribuzione del reddito. Ed è bene che tutto ciò accada così le persone apriranno finalmente gli occhi e vedranno chi hanno davanti, ma soprattutto chi hanno avuto come piloti del proprio futuro per anni..
14:02
— del —
13
ottobre
2014
FnckOff
Non capisco esattamente che cosa l'articolo vuol comunicare, quale è il reale messaggio che vorreste mandare con il vostro scritto, che in parte condivido anche.
Dobbiamo salvare la scienza, o i cervelli disorientati, oppure cancellare e riformare qualcos'altro?
Manca qualcosa, ciò che viene proposto in questa maniera mi risulta disallineato, sfocato, sa un po' di consunto cliché, perdonatemi.

Quale tipo di scienza dovremmo salvare?
Quanto ci sta salvando la scienza in realtà?

Forse dovremmo contestualizzare un po' meglio prima di affrontare il discorso.
Dovremmo chiederci com'è avvenuto il momento di rottura che ha portato all'esplosione demografica incontrollata che conosciamo con i fallimentari sviluppi che tutto questo ha portato, complicando di non poco l'andamento della scienza già di per sé compromesso fin dagli anni delle guerre mondiali (ricordiamoci la rivoluzione scientifica nel periodo dell'illuminismo, a parte clamorose cantonate, da lì in poi abbiamo avuto un crescendo di sviluppi con riprese di presupposti dal lontano passato storico di personalità davvero valide, progresso scientifico arrestato nei secoli a venire e deviato unicamente dall'avidità di pochi che son divenuti sempre di più, nel secolo scorso.
Le grandi rivoluzioni industriali, e al contempo ancora, la colonizzazione e lo stanziamento massicco e graduale nel cd 'Nuovo Mondo', tutto in nome di un "progresso" non ben definito o quantificabile realmente dall'uomo comune, ed ecco come ci troviamo oggi, le somme sono facili a tirarsi senza nemmeno troppo dilungarci, basta anche guardarsi attorno).

Tralasciando la questione dell'inquinamento estremo (onestamente non me ne frega niente*, tanto non possiamo fermarlo ed è inutile pensare ad infantili illusioni di soluzione), la colpa è imputabile unicamente alla petrolizzazione a carattere imperiale che è avvenuta.
Se sono in Angola non avrò problemi a reperire carburante poichè il mio veicolo è uno standard che posso trovare anche nello Yukon e a Valle Castellana o a Milano, così come il carburante.
La volontà delle persone va in unica direzione, conquistare, ambire, e in questo c'è stato successo (sia ai piani alti, che ai piani bassi, la mia "Azienda" guadagna, tu sei contento di poter andare dove vuoi e stanziarti, commerciare e vivere dove prima non era possibile, mettere su famiglia, ecc..), siamo riusciti a colonizzare ed a sfruttare anche aree cosiderate remote per la possibilità e la qualità della vita attesa di norma.

Come non dargli ragione alla fine, siamo animali in fondo.
Cosa c'entra tutto questo con la scienza?
Siamo 7 miliardi e rotti di persone, quello che io vedo è una scienza che progredisce o regredisce a seconda degli andamenti economici ed ai trend di mercato delineati dai soliti noti attori.

La cosiddetta scienza di oggi si occupa a grandi linee di cose ormai ferme.
Ciò che i militari riescono a sviluppare, dopo un lustro circa ormai, diviene brevetto esclusivo e inizia una commercializzazione che sonda i mercati, per il resto possiamo considerarci essenzialmente bloccati come del resto sono bloccate tutte le dottrine umane pseudosalvifiche che si incrociano e, quando va bene, producono unicamente effetti nefasti a scapito dei vantaggi ipotizzati e quasi mai raggiunti (svantaggi al netto maggiori dei vantaggi, purtroppo).

Bisognerebbe considerare oggettivamente tutto questo.

A fare un esempio pratico, banale, vi sembra normale che un cd smartphone, che ha tutte quelle funzioni (inutili e idiote per lo più) duri nemmeno mezza giornata?
A cosa serve in questa maniera?
Eppure il telefonino al giorno d'oggi è divenuto indispensabile, molto utile se vogliamo (ma anche molto dannoso sotto svariati aspetti), certamente tutto questo riguarda la tecnologia, e la scienza dov'è in questo caso potremmo chiederci?
Eppure... nonostante la crisi c'è un'infinità di gente che fa addirittura file notturne per comprarsi il summenzionato inutile e costosissimo status.

Una volta sviluppato un qualcosa, l'aiuto della scienza si può mettere da parte e subentra un nuovo attore, complice, interessato, sveglio, subdolo perchè no.
Si chiama mercato, avvolto attualmente dalla sedicente dottrina neoliberista, il pensiero unico, in realtà si chiama truffa e poi si chiama anche sfruttamento.
Non prendiamoci in giro.
Guardiamo in faccia alla realtà.

La vera domanda da farci è, che cosa vogliamo che faccia la scienza adesso?
E gli scienziati o chi fa parte di questo establishment riescono ancora ad ascoltare il reale e sano bisogno dell'uomo, o sono ligi all'autocompiacenza ed al mecenatismo lobbistico rimanendo sedotti dalla facile mercificazione del proprio valido intelletto e della preziosa opera che riescono a porre in atto rendendola di fatto fine a qualcos'altro?

Oppure sono inconsapevoli di tutto questo e vanno avanti alla cieca credendo di far bene e migliorare le cose?
In questo caso si potrebbe parlare di dupe più che di intelligenze sopraffine.

Siamo regrediti e continuiamo a farlo a ritmo sostenuto, non ci salverà la scienza, non ci salveranno i "luminari", non ci sarà proprio nessuno per salvarci, rassegnatevi.

E' la vivida coscienza delle cose che sono intorno a noi a svegliare in noi la voglia di conoSc(i)enza e stimolare l'ambizione al miglioramento in caso, non il contrario, attenzione.

La natura farà comunque il suo corso, come sempre e noi che ne siamo solo una parte, puntualmente ce ne dimentichiamo o facciamo finta di niente, poi però piangiamo come bambini capricciosi per questa o quell'altra puttanata che qualcuno ha combinato e alla quale abbiamo prestato complicità inconsapevole.

P.S.: Mi riservo il diritto di complimentarmi con la Dott.ssa Ciminà per la sua opera, il suo lavoro e anche per tutti i suoi articoli precedenti che ho letto con piacere e stima (e che anzi, mi vado a rileggere con gusto appena riesco...).
Un grande plauso sincero!
Grazie per la condivisione.

Un caro saluto ad entrambi voi e buon lavoro, con l'augurio di ascoltare il vostro Io, la vera co-scienza.

*Al 90% utilizzo il "Tramme", poichè reca una plusvalenza di vantaggi abitando in zona semicentrale, (prim jav a pit);
non devo sbattermi per trovare il parcheggio;
non consumo benzina, (se non idirettamente poichè ho comunque pagato per il servizio);
non inquino se non indirettamente, conseguenza del precedente punto;
arrivo comunque (anche se con ritardi mostruosi);
è mediamente comodo, sono sincero.

L'unico problema è che il Tramme ciuccia ancora il petrolio, a proposito, dov'è (anzi dov'era fino ad ora) la scienza in questo caso?
Siamo rimasti a 150 anni fa bene che la vogliamo vedere.
Anche la scienza è ormai standardizzata e livellata verso il basso, verso il bieco profitto anch'essa come tutto il resto che è opera dell'uomo moderno?

N.B.: Sì, lo so, sono duro e pesante, ma sono fatto così non ve l'appijate! :D
13:01
— del —
13
ottobre
2014
Anonimo
La disamina è quanto mai incompleta.
Nel panorama di chi demonizza la scienza e la tecnologia vanno messe tutte quelle comunità che con la Rete sono proliferate tipo tutti quelli che credono nelle scie chimiche o in cose di questo tipo.
E, per essere onesti, va detto che in Italia quasi tutte queste bufale si concentrano politicamente nel movimento 5stalle, un coacervo delle peggiori e retrograde teorie complottiste e cospirazioniste.
Quindi i primi nemici in Italia della scienza sono proprio loro: i pentascemi!!!
Inoltre mancano tutti i riferimenti a gruppi ideologici negazionisti e antiliberali, sinistrorsi e destrorsi di vario tipo, finti alternativi, no euro, no tav, no tutto.
Il problema vero è che la maggioranza è un gregge e non avrebbe diritto ad esprimersi in questioni di scienza e tecnologia, difatti il sapere non è democratico, ma aristocratico, degli eletti, dei migliori e degli optimates, ma questo non si può dire perchè scorretto politicamente ed è per questo che siamo destinati al declino.
12:12
— del —
13
ottobre
2014
Diego
Non sono altrettanto ottimista, non basta una tavola rotonda a fugare dubbi e paure. Basta una puntata di Giacobbo per mandarne 1000 all'aria. A volte quando parlo con altri del mio lavoro (sono un Agronomo) ho
l'impressione di scendere da un'astronave, sentirmi chiedere dei danni delle scie chimiche sulle coltivazioni metterebbe a dura prova la pazienza di 'Madre Teresa di Calcutta, figuriamoci la mia.
La lista è lunga: correlazioni vaccino-autismo, vegani, animalisti-SA, OGM, lotta al cancro con il bicarbonato, dieta alcalina, Stamina, Di Bella, scie chimiche, cellulari e linee elettriche e poi 11 settembre, sbarco sulla Luna, NWO, Haarp, e tante altre che adesso non mi sovvengono.
La mia risposta me la sono data già da tempo: la gente presa come mucchio è tragicamente ignorante e disposta a credere a qualsiasi cosa e si merita Wanna Marchi.
11:11
— del —
13
ottobre
2014
Il Professore
Mi commlimento con i due colleghi per la provocazione che parte da un titolo che finalmente diventa sintesi e ossimoro.
La sveglia, come alzata, levata è ben costruita.
La dicotomia che diventa monoteista.

"La via naturale per tale processo è sicuramente la corretta formazione scientifica nelle scuole, affiancata da un’opera di divulgazione di alto taglio, prevista anche per chi è ormai fuori dai percorsi scolastici o fuori dagli studi scientifici e tecnici."
L'educazione come prima volontà politica.

Fusione d'intenti e di volontà.
Articolo ben strutturato che farò leggere.
Grazie.
11:11
— del —
13
ottobre
2014
Giovanni Vernieri
Condivido pienamente il contenuto di questo articolo, purtroppo nutro perplessità sulla lungimiranza degli uomini e delle donne di questa attuale classe politica nonostante parlino di 1000 giorni. Credo che l'ottimismo , per questo paese possa nascere vedendo i giovani con la pala in mano a Genova in questi tragici giorni.
6:06
— del —
13
ottobre
2014
Studente Politecnico
"La scienza e la tecnologia sono sinonimo di progresso intelligente, se utilizzate nel modo corretto. Demonizzarle, enfatizzando il più delle volte, sospetti del tutto infondati, favorendo atteggiamenti emotivi privi di ogni ragionevole giustificazione, è l’inizio del baratro per una società che ha voglia di crescere".

Il titolo mi piace e ci piace.
La scienza sveglia la coscienza perchè è valido anche il contrario.
Quanti uomini di scienza hanno anche una coscienza ambientale?
Il tema dovrebbe essere ampliato anche alla fede, per esempio.
Non sempre la scienza e la tecnologia sono sinonimo di progresso intelligente, non sempre.
Basta ricordare gli errori con gli inceneritori e altre regressioni simili.

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.