In memoria dell'Onorevole Vinicio Scipioni

19
luglio
2012

“Passioni di una vita – Sindacato, Partito, Istituzioni –
dialogo con Roberto Ricci” di Vinicio Scipioni

“La testimonianza di Vinicio Scipioni si colloca a pieno titolo tra i documenti di prima mano del secondo dopoguerra a Teramo, una storia sociale e politica che ancora manca. Non è soltanto una riflessione biografica: è una ricostruzione efficace dei fatti accaduti che, tra l’altro, risulta utile per la chiarezza espositiva, il rigore che emerge, gli stimoli che suscita. Scipioni è stato tra i protagonisti delle vicende sindacali e politiche del Teramano negli ultimi cinquanta anni. Egli parte dalla vicenda personale, ricca e molteplice, per un tentativo di ricostruzione e di analisi che in questo tempo di oblìo e di dispersione della memoria non appare affatto lontano per le domande che sollecita rispetto all’oggi. La scelta del “dialogo” tra noi appare così lo strumento più idoneo per una raccolta diretta di notizie sulle vicende specifiche del Sindacato e della Sinistra in provincia di Teramo; consente soprattutto uno spaccato umano e culturale di un mondo scomparso eppure così ricco di esperienze, emozioni, risultati. L’alternativa che Scipioni sceglie giovanissimo è simile a quella di tanti dirigenti del Sindacato e del PCI che scelsero volontariamente e responsabilmente non una professione comoda e nemmeno un “posto” sicuro e ben remunerato; bensì – facendo una netta scelta di campo tra incertezze – l’impegno a tempo pieno nel mondo del lavoro e nelle organizzazioni dei lavoratori.” (dalla prefazione di Roberto Ricci).

Apriamo con la quarta di copertina del bel volume di Vinicio Scipioni, edito recentemente dall’editore “Ricerche & redazioni”, questo nostro dialogo con un autore che ci sembra non aspiri alla gloria letteraria ma piuttosto tenti di riannodare pazientemente la trama spezzata di una memoria del tutto in ombra… eppure utile, fondamentale, per affrontare dinamiche sociali e politiche ormai palesemente in preda alla tempesta, in questo che molti pensano sia il “tempo della fine”.

Passioni di una vita… può essere ancora la passione a riscattarci tutti dall’orrore e la decadenza di questa politica, di questo sindacato allo sbando, di queste istituzioni troppo spesso pervase dal pressapochismo e dal malaffare? Credi davvero, insomma, che Passione e Memoria possano sconfiggere quel che appare come il tempo de “la Bestia che sale dal mare”, l’avvento ineluttabile della catastrofe finale?

Al di là del tono pessimistico che si deduce dalle tue espressioni, è fuor di dubbio che oggi ci troviamo, non solo nel nostro Paese ma anche in America ed in Europa, dinanzi ad una crisi economica, finanziaria, sociale di ampia portata, la più grave degli ultimi ottant’anni. Allo stesso tempo siamo ancora dentro una crisi della democrazia in Occidente, che ha prodotto, tra l’altro, una forte divaricazione tra cittadini e istituzioni e, di conseguenza, una perversa etica pubblica.
Questa situazione è oltremodo preoccupante se si considera la mancanza di prospettive positive per il futuro. In sostanza al momento, non si vede emergere con chiarezza una via di uscita. Per raggiungere l’obiettivo del rinnovamento occorre individuare dei “rimedi” davvero incisivi. A tal proposito condivido pienamente la constatazione, contenuta nel recentissimo libro del giornalista Federico Rampini “Alla mia sinistra”, secondo cui “Non usciremo dalla Grande Contrazione, questo terremoto finanziario, economico e sociale che ci ha investito, se non ricostruiamo nelle nostre società elementi di eguaglianza e di giustizia”. La Passione, intesa come impegno e dedizione, può contribuire - come è avvenuto nel passato - a farci uscire dalle pesanti difficoltà che, nei campi più diversi, siamo costretti a rilevare. La stessa Memoria, intesa come ricordo delle esperienze viste o vissute, personali o comunitarie, è senz’altro uno sprone per superare i lamentati malanni.
La Storia invece è il tentativo di descrivere il passato e di renderlo ancora utile al presente. Per questo la sinistra ha avuto una grande considerazione del passato, non come un semplice “ricordo”, ma un impegno etico e culturale per guardare con fiducia e speranza al miglioramento della condizione umana. La catastrofe finale non è ineluttabile. Può essere evitata.

Il tono è pessimistico, di metafora apocalittica,  ma purtroppo quel che dico è difficile da smentire… la sostanza della tua risposta, saggia e berlingueriana, non si discosta molto dal mio quadro.  Nel tuo bel libro, oltre al corposo dialogo che intavoli con Roberto Ricci, offri al lettore una sezione dedicata ai documenti e un’altra dedicata alle immagini… quasi una storia fotografica delle passioni tue e di quell’ampio movimento di donne e uomini che ha fatto la storia delle nostre vallate e della sinistra italiana in genere. Quanto manca alla sinistra questo popolo militante, sognante, determinante per rintracciare un percorso virtuoso, smarrito non solo dalla sinistra ma dalla politica italiana in genere?

La scelta di riservare diverse pagine del volume ad alcuni importanti documenti connessi alle vicende narrate e alla pubblicazione di immagini, spesso inedite, ha lo scopo di rendere più interessante il libro e di ricordare gli episodi e gli avvenimenti più rilevanti.
Molte delle immagini contenute nel libro testimoniano l’ampiezza della partecipazione alle manifestazioni sindacali, vuoi per rivendicare la soluzione di problemi occupazionali vuoi per affermare un diverso sviluppo dell’economia. Emblematiche sono state al riguardo le lotte della vallata del Vomano che non solo avevano l’obiettivo di natura salariale ma ponevano con forza le questioni dell’occupazione e dello sviluppo. Si rivendicava in sostanza la riapertura dei cantieri della Terni per la costruzione di centrali idroelettriche per dare il lavoro ai disoccupati e nuove fonti di energia al Paese. Altrettanto significative e intense sono state le lotte per la terra nel Fucino contro il latifondo dei Torlonia.
Un ruolo propulsivo ebbero allora i partiti della sinistra nell’appoggiare le azioni di lotta promosse dai sindacati e per il coinvolgimento di ampi strati della popolazione. La militanza nel sindacato e negli stessi partiti della sinistra in quei tempi era ritenuta una necessità se non un dovere. Per questi aspetti nel fare un raffronto con il tempo presente possiamo dire che la sinistra di oggi ha perso le buone intenzioni senza rimpiazzarle.
Oggi rispetto al passato si registra un vero e proprio scadimento del senso etico e politico della vita pubblica. Da parte di alcuni l’attività politica viene esercitata come occasione per salvaguardare e curare i propri interessi personali. Occorre una svolta decisa. Si impone il ricambio della classe dirigente. C’è da augurarsi che una spinta determinante per la realizzazione di questo obiettivo venga dai giovani, da una loro ferma volontà e da un loro impegno, finalizzati a far tornare la politica un’attività utile, pulita e nobile.
Di questo cambiamento nel segno del pieno rispetto delle regole vi è bisogno anche in Abruzzo per aprire una nuova fase di sviluppo. E’ ora di avviare una nuova stagione in cui ogni comportamento e atto politico devono essere informati ai valori della legalità, dell’uguaglianza e della meritocrazia. C’è in sostanza la necessità di una politica seria di programmi e di valori, caratterizzata da un rigoroso rispetto delle norme morali, scritte e non scritte.
Nel passato, in particolare a sinistra, c’era una forte corrispondenza tra gruppi dirigenti e la base degli iscritti e degli elettori. Forte era la partecipazione del volontariato sia nel sindacato che nel Partito. I “funzionari” erano pochi e vivevano il loro impegno con assoluta dedizione e passione. Spesso con grandi sacrifici personali e famigliari.
Ricordo Claudio Ferrucci che giovanissimo scelse la militanza attiva nel PCI. Con impegno e rigore assolse a importanti responsabilità politiche, compresa la redazione de “La Riscossa“, allora periodico della Federazione comunista. Il carattere schivo e modesto lo rendeva lontano da ogni “visibilità”, come si direbbe oggi. Soltanto dopo innumerevoli insistenze del gruppo dirigente, accettò la carica di Segretario provinciale del PCI e, successivamente, la candidatura al Senato della Repubblica. Tale incarico parlamentare, per tre legislature, che svolse dal 1972 al 1983 quando scomparve prematuramente, fu assolto con grande capacità e assoluta moralità.
Un altro esempio riguarda, Giuseppe Melarangelo, socialista, che, pur svolgendo la sua attività professionale di insegnante, dedicò per molti anni il suo tempo libero all’impegno sindacale come Vice Segretario provinciale della CGIL, volontariamente e senza nessun compenso.

Altri tempi, Memoria recuperata e buona per una seria analisi da parte di tutta la politica e per una riflessione di ricordo e conoscenza… per  diverse generazioni di ostinati lettori. Non sappiamo, invece, quanti addetti ai lavori hanno letto o leggeranno il libro di Scipioni… noi, come sempre lo consigliamo vivamente.



Palmiro il peggiore

Scritto e pubblicato su carta da rotativa il primo dicembre 2011.


 

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9:09
— del —
21
luglio
2012
palmiro il peggiore
davanti alla bara ...Mirko mi ha fatto capire che tanti non mollano...
Giuliana mi ha ricordato che la vera forza sta nel ragionamento logico...
19:07
— del —
20
luglio
2012
falco' ci sto e non ci sto!!
Un raro esempio di politica per bene di personaggio sobrio e al tempo stesso tenace e combattivo. Tutto il contrario dell'attuale dirigenza del pd cittadino- provinciale e regionale...
14:02
— del —
20
luglio
2012
palmiro il peggiore
ieri eravamo in pochi... e spiccava l'assenza delle Istituzioni... forse troppo impegnate in altre vicende... io lo aspettavo per un brodetto di pesce in Histonium... avremmo approfondito il dialogo riannodato con questa intervista... mi cercò più volte... mentre avevo già deciso di smettere con la carta... in quel momento...
Vinicio era nel pieno di ragionamenti politico/organizzativi in tutti i campi... e in quel momento stava tentando di spezzare gli inconfessabili disegni della sanità...
un grande organizzatore... come sempre lungimirante...

un abbraccio alla sua Compagna

ps. ho salutato tanti... ma ho avuto una visione... dialogando con Mirko e Giuliana...un bel ponte
9:09
— del —
20
luglio
2012
Vincenzo
Vinicio Scipioni è stato un dirigente sindacale e politico di altissima levatura, riferimento sicuro per i lavoratori teramani e per i politici del suo schieramento ed anche dello schieramento opposto. La convinzione delle sue idee derivava dallo studio attento e scrupoloso dei compiti che gli venivano affidati, in campo politico e sindacale. Ad esempio, come Vice Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Teramo dimostrò grandissime capacità di amministratore e fine conoscitore dei meccanismi della Pubblica Amministrazione.
Un uomo che ha lavorato per il bene comune, degno di essere ricordato nella storia della nostra cittadina.
15:03
— del —
19
luglio
2012
L'Antonio
Possibile che fra la miriade di dirigenti del PD, se si escludono delle rare eccezioni, sembrano tutti formati dalla scuola dei marpioni democristiani, piuttosto che dall'esempio, dalla passione e dagli ideali dei migliori dirigenti dell'ex PCI?
Ciao, Compagno Vinicio...

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