Il corrosivo: Paradigmatico, ma di che?

9
settembre
2016
di Elso Simone Serpentini

A modo suo la partenza del dehors da Piazza Martiri è paradigmatica.
Di che non è facile dirlo. Ma paradigmatica lo è di certo.
Fine di un’epoca? Di quale epoca?
E’, come è stato detto, la fine del modello Teramo e l’inizio di un nuovo modello che non si sa quale sia, non sapendo se esiste ancora un modello possibile per Teramo? O se Teramo sia, di per sé, un modello, naturalmente negativo? I pareri sono stati sempre discordi su questa “cosa” che è stata qualificata in tanti modi diversi, facendo molto discutere i teramani, che, indifferenti a tutto, non sono mai stati indifferenti di fronte a questa struttura, soffermandosi a commentarla in tanti modi. Naturalmente mai facendo ragionamenti, perché i teramani di ragionamenti non ne sono capaci, ma solo pettegolezzi.
Era bello? Era brutto? Era inutile? Era dannoso? Quanto costava? E quanto vale adesso? C’è qualcuno che avrà dei rimpianti, adesso che se ne va?

Paradigmatico il de hors lo era e lo è ancora.
Con tante cose che hanno lasciato Teramo, e altre ancora più numerose che stanno per lasciarla, adesso la lascia anche lui, andando a depositarsi altrove. La piazza sarà più vuota? O più piena… di vuoto? Un senso di tristezza la sua partenza lo dà, come quando una famiglia una volta di alto lignaggio è costretta a svendere l’ultimo pezzo delle proprie anticaglie.
Ci sarà chi ripenserà nostalgicamente di aver mangiato, bevuto, assaporato aperitivi ( vere divinità dei teramani), di aver corteggiato ragazze e ricevuto qualche vaga promessa, forse qualche sì e certamente anche dei no ostinati dentro quell’atrio di stazione che faceva di tutto per mostrarsi accogliente, con le sedie vestite a festa, per sembrare più belle continuando ad essere scomode.
C’è anche chi si prepara a far festa per questa partenza, ritenuta sempre e comunque tardiva, e ho letto di chi arriverà sul posto con una bottiglia di spumante per brindare.
Giudizi estetici? Meglio non darne, con i tempi che corrono riguardo alle tendenze dell’arte postmoderna.
Giudizi etici? Meglio non darne, considerato che l’etica ormai è morta, ammazzata dall’economia. Giudizi economici? Meglio non darne, considerata che l’economia non pratica giudizi, ma solo convenienze e utilità. Ah, allora possiamo chiederci se era utile o inutile. Certo, inutile lo era diventato ultimamente, monumento a se stesso e alla propria inutilità. Addio, mia bella addio, il dehors se ne va, e se non andasse via, sarebbe una viltà. O è una viltà andarsene? Siamo troppo confusi, noi teramani, per capire di quali paradigmi sia portatrice la paradigmaticità di questo partente.
Alla fin fine… che se ne vada in santa pace, visto che i teramani adesso stanno combattendo altre guerre. Il Corso di Teramo diventato come quello di Beirut è paradigmatico anch’esso e forse ancora di più. E anche questo scritto lo è. Perché chi scrive sa che molti, troppi teramani, da troppo tempo non hanno dimestichezza con il concetto di paradigma, anzi, con la parola stessa, e non hanno più in casa nemmeno i dizionari per andare a cercare parola e definizione. A che serve sapere che cos’è un paradigma e quale sia la sua funzione? Come dicevano gli antichi: il paradigma non è certo una cosa che riempie la pancia, e oggi i teramani sono preoccupati solo di questo, perché è diventato sempre più difficile farlo. Adesso poi che non ci sono più santi in paradiso… Che volete che conti un dehors che se ne va? Però la sua partenza desta lo stesso interesse. Certo non suscita ragionamenti, solo pettegolezzi… come tutto e sempre a Teramo. Mi viene in mente che potrei cambiare registro e forma retorica e dire che la partenza di questo dehors è, anche, una metafora… ma per, favore, non mi si chieda metafora di che…                                                                                     Foto ( Romolo Bosi)  

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20:08
— del —
10
settembre
2016
Pino
Gentile Fabrizio Primoli, a Montorio se le stanno toccando!!
Autorità religiosa.....ironia della sorte.
Autorità civile......??
18:06
— del —
10
settembre
2016
De Nichilo Ruggero
mi piace l'articolo non aggressivo ed il commento dell'Ig. Taraschi , a Teramo sono state tolte cose belle senza che nessuno facesse alcunché per impedirle. Aspetto di vedere il nuovo corso , e l'eliminazione dell'ipogeo . Saluti
2:02
— del —
10
settembre
2016
Carlo Taraschi
Nel contesto teramano andava comunque ricollocato in altra area e con altre funzioni
A piazza San Francesco ad uso biglietteria ed edicola
Come andrebbe utilizzata la copertura geodetica a piazza San Anna sempre a piazza San Francesco a servizio della stazione bus
Riuso Riutilizzo Recupero
Paradigma su paradigma
1:01
— del —
10
settembre
2016
Topitti il palese
Prof ! Preparati alla cicuta .
17:05
— del —
9
settembre
2016
Fra
Sicuramente il pensiero "critico" in tutti i sensi, se costruttivo, è utilissimo..
Ma fare di tutta l'erba un fascio non aiuta nessuno.. E cadere in questo errore è estremamente facile.
Se siamo tutti d'accordo che "anche se tutti i mafiosi sono italiani, non tutti gli italiani sono mafiosi" suppongo di dover spezzare una lancia anche a favore di chi la testa la usa quotidianamente..
Perciò direi che : anche se tutti i "vernecchiari" sono teramani, non tutti i teramani sono "vernecchiari"!
17:05
— del —
9
settembre
2016
Romolo Bosi
Se vogliamo parlare di paradigmi cioè di modelli io direi di lasciar perdere. Quel coso-non so come altrimenti definirlo-è come l’ornitorinco: inclassificabile, uno scherzo della natura, invenzione di un pensiero perverso su cui floride aziende hanno costruito le loro fortune anche se oggi anch’esse avviate sulla strada di un inevitabile declino. A monte c’è la politica di chi ha pensato di aiutare l’economia e gli affari- sempre benvenuti-espropriando alla collettività spazi urbani, alterando prospettive, oscurando palazzi, valutando male gli attori rivelatisi solo affaristi incapaci o forse anche megalomani. La storia ci consegna un fallimento, questo sì, una brutta avventura, l’incompetenza, la faciloneria di esperti profumatamente pagati per legittimare politici incolti e cinici. Sono sulla strada di una filippica. E chiudo quindi ricordando che non di paradigmi parlerei ma di paletti, di limiti, quelli posti dall’art. 9 della nostra Costituzione, se non lo conoscete andatevelo a leggere.
Per le foto, pensate: sono uscito di casa dopo cena! per assistere ad uno spettacolo che alla fine si è anche concluso con un timido applauso degli astanti, penso più per la perizia della ditta smontatrice che per il fatto in sé. Grazie comunque Elso e I due Punti.
17:05
— del —
9
settembre
2016
Fabrizio Primoli
Ironia della sorte.

Arriva il dehors e scompare il Vescovo D'Addario. Va via il dehors e scompare il Vescovo Nuzzi.

Ma fa che porta sfiga 'sto dehors?
16:04
— del —
9
settembre
2016
Elso Simone Serpentini
Non c'è nulla di più utile che parlare male dei propri concittadini, se si ritiene di far loro notare i loro difetti (spesso comuni a chi li fa notare), nella speranza di spronarli a correggersi e a migliorarsi. E' un esercizio pericoloso, tanto è vero che gli ateniesi condannarono a morte Socrate, loro concittadino, per averlo fatto e gli efesini biasimarono Eraclito, loro concittadino, per aver fatto lo stesso, ma farlo è, comunque, un dovere civico, da buon cittadino.
14:02
— del —
9
settembre
2016
Ciro
Bello questo articolo.
14:02
— del —
9
settembre
2016
GiuliaDe Iuliis
Uno dei pochi scempi che la città ha finalmente perduto invece di guadagnare (vedasi ufo a Piazza Garibaldi)!!! Vorrà dire che ci saranno più tavolini per l'aperitistreet!!!
12:12
— del —
9
settembre
2016
Fra
Mi spiace molto notare che l'unico paradigma che viene fuori da questo articolo è la totale mancanza di stima di chi scrive verso i propri concittadini.
È vero che la tendenza alla "chiacchiera" è sempre dietro l'angolo (come accade ovunque visto che a ben guardare l'uomo parla e sparla sempre, comunque e in ogni lingua).. Ma da qui ad affermare che i teramani non sono capaci di ragionamenti..
E lei? Non è di Teramo? E non sta forse "ragionando" ora?..
O forse questi sono solo pettegolezzi?
11:11
— del —
9
settembre
2016
Roberto
Se ne va un pezzo del modello Teramo.
Esattamente. Quello delle deroghe a regolamenti comunali.
Quello delle gestioni fallimentari.
Quello degli amici degli amici...

Ngrazie alla Madonna!!

Che poi, so coso, facev pur schif! Eccheccazzo!
9:09
— del —
9
settembre
2016
Anonimo
Ne ne va una bruttura e senza paradigmi. Stop.
9:09
— del —
9
settembre
2016
Pino
Proposta:
Lo spazio liberato verrá usato per terapie psicologiche di gruppo, riservato rigorosamente ai soli teramani!
In alternativa lezioni... di filosofia.
Per me è sempre stato un segno di prepotenza di chi ha i soldi nei confronti della collettività. Una occupazione vistosa, coprente, brutta e invadente di uno spazio comune.
Mi concederó una passeggiata, insieme alle mie bimbe, per respirare la nuova aria. Sperando che qualche imbecille non ci parcheggi la propria auto :-(
7:07
— del —
9
settembre
2016
Antonella Tottone
Mah per quanto mi riguarda fu la location dove festeggiammo il battesimo di mio figlio coi parenti paterni teramani e sinceramente l'unico ricordo che ne ho riguarda le prelibatezze che abbiamo mangiato!
Che ci sia o no non mi cambia la vita!
Probabilmente una nota positiva ce l'avrà: mio figlio avrà più spazio per andare con la sua biciclettina!
6:06
— del —
9
settembre
2016
marco moschetta
va be comunque una buona notizia

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