Paduli: Il 15 Gennaio inizierà lo sciopero della fame. La sconfitta della Politica...

3
gennaio
2017
di Giancarlo Falconi

Era il 21 Dicembre.
L'avevamo annunciato.

Lo sciopero della fame dei residenti di Paduli e non Padula ( per favore presidente della Provincia di Teramo, Renzo Di Sabatino, cambiamo quei cartelli stradali offensivi della storia del piccolo borgo?).
Quasi due anni dalla frana del Marzo 2015 e ancora nessun intervento da parte della Regione Abruzzo o del Comune di Campli.
Destra, Sinistra, Sinistra o Destra.
La politica delle irresponsabilità.
Scrivevamo "Regione e Comune".

Mariani e Quaresimale.
L'oggetto?

Paduli, piccola frazione di Campli, interessata da una frana senza fine e senza messa in sicurezza.
La pioggia è tornata a battere d'inverno e presto arriverà la neve.
La frana si alimenta con le acque e con la mancata canalizzazione.
Tutto sembra fermo come il tempo della politica.
Nessuna risposta dalla Regione Abruzzo.
Nessuna risposta dal comune di Campli.
I fatti?
Quel senso di abbandono e quella protesta forte che dovrebbe scuotere le coscienze di una politica ancestrale, ancora legata al senso della destra e della sinistra.
Noi inzieremo nei prossimi giorni lo sciopero della fame con qualche residente di Paduli.
Sarà una protesta clamorosa a difesa della dignità della vita e dei beni di una vita.
Fino in fondo come sempre".


Gennaio 2017.
Ora c'è una data.
Siete contenti?
Il 15 Gennaio.
Lo sciopero della fame.
Ultimo atto di un patto con i sacrifici di una vita.
I Due Punti si unirà a tutti i residenti della piccola frazione farnese.
Nessuno farà franare i diritti naturali di una popolazione. 
La sicurezza delle proprie case. 

tags: Abruzzo

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13:01
— del —
4
gennaio
2017
didimo chierico
Caro anonimo condivido ogni parola del suo commento. E' avvilente uscire di casa ogni mattina e guardare ormai il degrado e l'incuria che ci circonda.
15:03
— del —
3
gennaio
2017
Anonimo
Incuria, incuria e ancora incuria. Un territorio, quello della nostra provincia, lasciato ormai in balia di sé stesso. Uno scrigno di tesori in cui nessuno ha mai creduto, con colpe equamente divise, nessuno escluso. Siamo un popolo coi paraocchi che crede che il benessere si raggiunga solo con l'ostentazione del lusso e la costruzione di opere faraoniche, a volte inutili, che hanno distratto fondi utilizzabili per rendere il nostro territorio più sicuro e più appetibile da un punto di vista della fruibilità ambientale. La cosa più avvilente è vedere sgretolarsi sotto i colpi del disinteresse i sacrifici di una vita di tanti cittadini.

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