Noterelle massoniche 35: “Fratelli” sottoscrittori

28
dicembre
2016
di Elso Simone Serpentini

Con una circolare del 6 maggio 1861 il ministro Marco Minghetti estese a tutta Italia la celebrazione della Festa nazionale dello Statuto (o festa dell'Unità d'Italia), precedentemente istituita solo nel Regno del Piemonte (per celebrare lo Statuto albertino del 4 marzo 1848) affidando ai comuni il compito del più largo coinvolgimento possibile della popolazione e l’organizzazione di sontuosi spettacoli e divertimenti. Dopo il marzo 1861, con la fondazione del Regno d’Italia, lo Statuto albertino divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita. Fu stabilito che la Festa dello Statuto ci sarebbe stata ogni prima domenica di giugno.

Nel 1880 la data fu quella di domenica 6 giugno e a Teramo la classe dirigente la fece coincidere con una speciale e grande commemorazione di Aurelio Saliceti, (Teramo, 16 maggio 1804 - Torino, 22 gennaio 1862), politico e patriota italiano, uno degli autori della Costituzione della Repubblica Romana del 1849, le cui ceneri erano state trasportate a Napoli tre anni prima, nel 1877. Le celebrazioni furono, perciò, doppiamente grandiose e, oltre a una grande manifestazione al Teatro Comunale, a una festa da ballo, all’esibizione della banda musicale di Pianella e ai fuochi pirotecnici si ebbe l’inaugurazione di un busto, opera di un notissimo scultore romano, lo stesso che forniva al Comune di Roma i busti per il Pincio. Il busto di Saliceti venne acquistato con una sottoscrizione che, dapprima avviata e interrottasi inopinatamente, era stata poi riavviata e conclusa con la raccolta di 578 lire. L’elenco dei sottoscrittori venne pubblicato dal “Corriere Abruzzese” nel numero del 12 giugno 1880. Oltre ad una voce cumulativa relativa alla somma di 175 lire, vi compaiono 35 nominativi, di cui uno con le sole iniziali. Degli altri, circostanza del tutto straordinaria, non ve n’è uno che non appartenesse alla massoneria, alla “consorteria” come si diceva allora, sia pure delle diverse tendenze all’epoca in voga, ma tutte accomunate dagli stessi valori framassonici. Tutti i sottoscrittori erano massoni, a testimonianza che onorare la memoria del massone Aurelio Saliceti era sentito come un dovere dai “fratelli” teramani. Si aggiunga che la banda di Pianella era arrivata a Teramo grazie alla concessione del Barone Gesualdo de Felici, anche lui massone di rango e presente alle celebrazioni e che tutti gli oratori che si alternarono nella rievocazione di Saliceti erano massoni. Credo che la circostanza non possa essere sottovalutata, neanche da chi si rivela in grado di scrivere la storia dell’Ottocento e del Novecento teramano disconoscendo completamente il ruolo, non certamente secondario, che in questa storia ha avuto la massoneria.  

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