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POLITICA MUSEALE. CHIACCHIERE AL VENTO. E I TURISTI SE NE VANNO.

9 minuti


 PASSIONE ABRUZZO

È lo slogan con il quale torneremo con periodicità a parlare del futuro del nostro paesaggio e dello stato del patrimonio culturale d’Abruzzo, almeno fino a quando non vedremo che chi ne ha la responsabilità di governo, ci faccia capire in concreto cosa è in grado di fare per conservarlo, investendo e mettendo in campo progetti efficaci e innovativi e per promuoverlo seriamente a fini turistici. Passione può essere sinonimo di amore e entusiasmo o di sofferenza, tormento e dolore. A conclusione di questa breve riflessione starà a voi decidere con quale sentimento potremo guardare al futuro del patrimonio culturale abruzzese, se con entusiasmo oppure sofferenza.
La Regione Abruzzo è al penultimo posto nella classifica dei musei statali più visitati in Italia nel 2015. Con preoccupazione attendiamo i dati del 2016. I diciannove luoghi della cultura statali hanno avuto poco più di 160.000 visitatori (in Basilicata, un terzo dell’Abruzzo, sono stati 260.000 ) e hanno fruttato introiti per un totale di appena 70 mila Euro !
Il risultato – penultimi in Italia – non sembra aver destato meraviglia e non preoccupa nessuno dei responsabili.
Anzi, politici regionali ( la situazione dei musei regionali è di gran lunga più grave ) a braccetto con soprintendenti e dirigenti dei Beni Culturali dello Stato, si vedono sovente impegnati in conferenze, talk show televisivi, stati generali, fonderie e officine varie, per esaltare la ricchezza del nostro patrimonio culturale e ricordare a noi, umili cittadini, il loro costante impegno per tutelarlo e valorizzarlo.
Chiacchiere al vento.
Parole a cui non segue mai nulla di concreto in termini di strategie, progetti e investimenti.
Mancano idee, innovazione e capacità gestionale.
Non c’è rete e non si fa sistema.
Il problema di fondo è che nulla si muove e che nessuno che faccia ammenda degli errori del passato.
Si procede sulla strada di sempre, noncuranti dei tanti problemi che ci lasciamo dietro le spalle.
I risultati del 2015 lo dimostrano in modo inequivocabile.
E il trend dei visitatori per il 2016 sembra essere ancora più preoccupante.
Il museo statale di Campli
, in provincia di Teramo, che impiega stabilmente undici operatori tra custodi e amministrativi, ha incassato, nel 2015, la somma di 3.437 Euro. Il biglietto costa appena 2 Euro. Lascio a voi il calcolo del numero annuale dei visitatori… Eppure il Museo di Campli è un gioiellino, piccolo ma molto interessante. Allora cos’è che non va? A parte la assoluta assenza di una politica di valorizzazione del patrimonio culturale abruzzese di competenza della Regione Abruzzo, le principali responsabilità per i musei dello Stato vanno sicuramente ricercate nella casamadre, ovvero la Soprintendenza abruzzese ai beni culturali, assai carente sotto il profilo gestionale. Si tratta di una struttura antica, burocratica, polverosa e poco efficiente. Strategie di valorizzazione e di comunicazione, reti museali, politica dell’accoglienza, sono concetti estranei alla sua missione istituzionale. In mancanza di una strategia condivisa e partecipata, ogni decisione sembra lasciata al libero arbitrio dei suoi dirigenti. La maggior parte delle aree archeologiche in Abruzzo sono abbandonate al loro destino, nel degrado più assoluto, esposte al mercato clandestino, al danneggiamento e alle intemperie. Sono decine le grandi aree archeologiche abruzzesi sconosciute al grande pubblico. Si moltiplicano invece convegni e mostre ma il vero tabù resta la gestione dei siti e dei musei
È vero che le risorse finanziarie sono scarse ma ciò non impedisce di ideare, programmare, individuare, definire le priorità, i tempi e le modalità per valorizzare il patrimonio in dotazione. Insomma, sarebbe sufficiente dimostrare di stare giornalmente sul pezzo per ricercare, quantomeno, le soluzioni ai problemi. Non c’è in regione una sola area archeologica che possa dignitosamente essere definita “parco archeologico.
Una delle più importanti, la necropoli romana alle porte di Teramo, fu scoperta nel 1961, esplorata a più riprese, è stata negli anni più di una volta restaurata e finalmente, un ventennio fa, è stata allestita a “ parco archeologico “. Fino all’anno 2000 sono stati spesi circa 3 miliardi delle vecchie lire. L’area però non è mai stata aperta al pubblico!


Non solo, ma l’amministrazione comunale,
tenuta alla gestione del sito, non è grado di garantire né la manutenzione ordinaria, né la vigilanza del complesso archeologico. Le conseguenze sono facilmente immaginabili.
E lo Stato, proprietario e responsabile del bene, pur consapevole del degrado irreversibile che l’area archeologica continua a subire, non ha mai ritenuto di intervenire, nonostante sia presente a Teramo con un proprio funzionario di zona, sempre lo stesso, che da circa 35 anni presidia il territorio. I
dentica situazione è riscontrabile a carico di altri tre siti urbani di grande interesse archeologico e non gestiti ( il teatro, la domus dell’Antica Cattedrale e il complesso di Madonna delle Grazie ) che vivono in condizioni di forte degrado e prive di ogni forma di informazione a fini didattici e soprattutto turistici.
Detto questo, cosa fare? Ci sarà qualcuno che andrà a ricercare le cause ed eventualmente le responsabilità della inefficienza dei nostri musei e dello stato di abbandono delle aree archeologiche ? 
Purtroppo viviamo in un Paese dove la parola responsabilità è ormai caduta in disuso, a causa di una classe politica che ha deciso di cancellarla dal vocabolario della lingua italiana. 
E’ vero che i funzionari statali, delle Soprintendenze in particolare, sono mal pagati, ma è altrettanto vero che essi hanno il dovere di fare il loro dovere e cioè non solo di garantire l’apertura e la chiusura dei musei con il personale in servizio, ma anche di saperli far funzionare, saperli offrire al pubblico, saperli comunicare, saperne curare l’accoglienza.
Almeno dovrebbero dimostrare di averci provato!
Nel museo archeologico di Campli ( sempre per fare un esempio )
, per iniziativa personale o per interesse culturale dei suoi dirigenti, sono stati ultimamente allestite mostre temporanee di armi, di ceramiche contemporanee, di gioielli moderni e finanche di ventagli !
Vi paiono queste soluzioni virtuose che dovrebbero favorire la crescita del numero dei visitatori di un museo tematico che espone unicamente reperti archeologici provenienti dalla vicina necropoli italica di Campovalano? Io dico di no. La valorizzazione è ben altra cosa.
Ancora oggi, purtroppo, molti dei funzionari e dei direttori di musei considerano i visitatori alla stregua di elementi di disturbo in un mondo di cose che vanno custodite non si sa bene per chi e per cosa.
Molti di essi dovrebbero farsi una coscienziosa autocritica per come considerano il proprio lavoro, ignorando completamente le esigenze dell’utenza. Le didascalie nelle mostre, spesso solo in lingua italiana, rivelano la matrice di studiosi, magari rispettabilissimi, ma capaci soltanto di parlare tra gli addetti ai lavori, in un dialogo tra iniziati dal quale sono puntualmente esclusi i cittadini.
Questa non è valorizzazione. È valorizzare il proprio curriculum! Per offrirvi un ennesimo esempio di come funzionano le cose, in questo caso in ambito comunale, vi segnalo che l’Amministrazione di Teramo, in partenariato con l’Istituto Zooprofilattico, partner scientifico dell’operazione, sta per aprire a Teramo un museo dedicato al gatto! Si tratterà di una esposizione di oltre 400 souvenir (gatti in pelouche, ceramica, plastica, ecc.) raccolti nell’arco di una vita da un privato amante dei felini.
La collezione verrà esposta in un edificio privato di epoca medioevale, il più antico della città.
La regione Abruzzo, data la particolare valenza culturale dell’iniziativa, ha concesso al Comune un finanziamento di 50 mila euro. E pensare che lo stesso Comune, per assicurare l’apertura al pubblico del Museo Archeologico e della Pinacoteca Comunale, visitati annualmente da un numero di turisti non superiore a quello della vicina Campli, spende la modica cifra di 360 mila euro annui.
Avete capito bene. Questa sì che è gestione oculata della cosa pubblica! Che tristezza! E a noi cosa resta di fare?
Rassegnarci e attendere un possibile cambiamento? No, dobbiamo semplicemente iniziare a FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE.
Dando vita ad una autentica, civile “rivoluzione culturale”.

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Commenti

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purtroppo la gente visita prima le città e poi i musei ove ci sono, di che ci lamentiamo? ..... a teramo/campli tolti i vari siti museali non c'è altro.............mica siamo a roma, firenze o pompei.....
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L'Abruzzo ha tantissimo da offrire al turismo....il problema è che nessuno, nessuno, ha mai investito sulla promozione! Per non parlare dei "grandiosi" assessori regionali e comunali che negli anni hanno ricoperto tale delega.....