IL LIBRO DI WALTER MAZZITTI SUL PARCO DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGA E’ STATO PRESENTATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.

17
ottobre
2016

All’importante evento tenutosi a Roma nella prestigiosa Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono intervenuti rappresentanti istituzionali, alti dirigenti della Presidenza del Consiglio, diplomatici, militari, presidenti di società pubbliche e private operanti nei settori ambientali ed energetici.
Ma su tutti si segnala la partecipazione di due prestigiosi abruzzesi, il Senatore Franco Marini, già presidente del Senato della Repubblica e Gianni Letta, che con la loro presenza hanno inteso rendere omaggio all’autore del libro, con il quale in più di un’occasione hanno condiviso i risultati significativi di una gestione virtuosa e innovativa del vasto territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
L’interesse del libro e l’autorevolezza del suo autore, trovano il giusto riscontro nella più che prestigiosa rosa dei suoi presentatori: Antonella Manzione, Capo del Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio di Ministri, Raffaele Tiscar, V. Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ermete Realacci Presidente della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, Fabio Renzi, Segretario Generale della Fondazione Symbola, Fondazione delle qualità italiane e Antonio Cianciullo, giornalista di Repubblica.

 Dagli Appennini alle Piramidi” è il racconto di una straordinaria esperienza  iniziata nel 2002 con la messa a valore della ricchezza paesaggistica, ambientale e culturale di una delle aree protette più grandi d’Europa, conclusasi nel 2007 con la realizzazione, nel deserto egiziano, del primo parco ambientale al mondo di balene fossili di 40 milioni di anni, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Nelle 230 pagine ed oltre 500 straordinarie immagini fotografiche di Maurizio Anselmi, sono  illustrati i progetti realizzati  nel corso dei cinque anni di gestione,  sostenuti da una comunicazione innovativa che  hanno permesso al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga di essere conosciuto ed apprezzato in ambito nazionale ed europeo.      E’ stato unanimemente  affermato che il Parco, con le sue visioni e innovazioni, è stato un riferimento per il sistema dei Parchi italiani e per l’Appennino.
Alcuni dei modelli gestionali sperimentati al suo interno hanno favorito l’attivazione di virtuose dinamiche d’innovazione sociale ed economica, con risultati significativi, specie nelle aree marginali e degradate dell’Appennino centrale. E’ il caso del recupero dei borghi montani, Santo Stefano di Sessanio in primis, ormai noto in tutto il mondo, dove sono stati sperimentati con successo modelli di autentica sostenibilità e replicabilità come l’Albergo diffuso, la “Carta dei Valori” e la “Carta  di tutela dei Campi aperti”, la cui portata innovativa è divenuta materia di studdio e di approfondimento nelle principali università italiane.
Sono stati ricordati gli sforzi compiuti
per far riscoprire e vivere la montagna in un modo nuovo e condiviso, promuovendo e diffondendo i valori più straordinari e attraenti del Gran Sasso d’Italia, la montagna più alta dell’Italia peninsulare, dove il Presidente della Repubblica Ciampi, invitato dal Parco nel 2002 ad aprire l’Anno internazionale delle montagne indetto dall’ONU, ebbe ad affermare la centralità del massiccio, perno della unitarietà del sistema montano italiano, dalle Alpi alla Sicilia, aprendo così, dal Gran Sasso d’Italia, la strada ad una auspicabile virtuosa strategia di rilancio della catena appenninica.
Su questo importante presupposto è stata intensa  l’attività quotidiana  del Parco per  tessere le trame di una nuova economia locale in grado non solo di favorire il ritorno in montagna di chi è stato costretto ad un inevitabile abbandono, ma anche di muovere e attrarre nuove energie, che di fatto hanno favorito nel tempo sviluppo economico e sociale in diverse aree  come quella del Distretto della “Strada Maestra”, a cavallo tra il Gran Sasso d’Italia e i Monti della Laga . Qui, in particolare è stato sperimentato con largo anticipo, il primo modello del “ viaggiare lento “ con lo slogan “ 70 chilometri in 7 giorni “.   Un ruolo dominante ha avuto la politica di rilancio dell’agricoltura e della pastorizia, con interventi volti a favorire la ripresa delle coltivazioni abbandonate, il sostegno agli allevamenti di razze animali in via di estinzione, la promozione, la trasformazione e la commercializzazione di prodotti tipici di qualità a marchio Parco. Ad Amatrice è stato istituito il Polo Agroalimentare destinato a divenire riferimento di tutte le aree protette d’Italia. Qui pastori e agricoltori sono stati aiutati a sviluppare al meglio le loro capacità e i propri talenti e farli divenire punto di riferimento sociale ed economico in territori segnati dalla marginalità. Il Parco ha favorito la costituzione di consorzi e  associazioni tra pastori e agricoltori ed enti locali i cui prodotti hanno raggiunto livelli di eccellenza nel mercato nazionale, come il pecorino di Farindola, il Canestrato di Castel del Monte, le mortadelle di Campotosto, la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, tutti presidi Slow Food. Attraverso l’istituzione, nell’ex complesso monastico di San Colombo del Ristorante-Teatro “I Maestri del Gusto”, il Parco ha segnato, grazie all’apporto di Niko Romito, il grande chef abruzzese, tre stelle Michelin, un’autentica svolta strategica, finalizzata a lanciare ai massimi livelli del settore, qualità ed eccellenza dell’offerta agroalimentare dell’area protetta.   La articolazione del Parco in distretti, il riutilizzo delle case cantoniere per fini turistici( che ha anticipato di ben 12 anni un accordo nel 2015 tra il Ministero delle Infrastrutture e il Ministero per i Beni Culturali per la valorizzazione delle cantoniere) a supporto di un’ippovia di 460 chilometri, la più lunga d’Europa, sono i risultati di una gestione intelligente e virtuosa del territorio che offrono, ancora oggi, interessanti spunti di riflessione per il rilancio dello straordinario patrimonio naturale del nostro Paese e in particolare dell'Appennino.
E’ stato affermato che il libro di Walter Mazzitti è un  “manuale” per la gestione dei parchi in Italia. Il Parco è così divenuto un bene della collettività, grazie anche all’apporto determinante di uomini e amministratori locali illuminati, imprenditori associazioni  e uomini di cultura che hanno arricchito con condivisione ed  entusiasmo una strategia vincente che in pochi anni ha generato  crescita sociale ed economica con incremento delle presenze turistiche, crescita del numero delle imprese, incremento della produzione e commercializzazione dei prodotti tipici, crescita del valore del patrimonio immobiliare, miglioramento della qualità della vita,  occupazione dei giovani, espansione dell’albergo diffuso.   Da Renzi e Realacci  è stato ricordato, tra l’altro, che grazie alla sua innovativa azione,  nel 2005, un importante riconoscimento fu attribuito al Parco con l’invito a far parte dei promotori della Fondazione Symbola, la Fondazione delle Qualità italiane e che il borgo di S. Stefano di Sessanio fu scelto, per la sua innovazione e  specificità,  quale sede per la presentazione ai giornalisti della Stampa Estera,  della campagna nazionale “PiccolagrandeItalia” dalla quale ha tratto spunto il disegno di legge, primo firmatario l’On. Ermete Realacci,  per la valorizzazione dei piccoli Comuni che lo scorso 28 settembre è stato approvato all’unanimità dalla Camera dei Deputati.   “Si è trattato – ha dichiarato Mazzitti in apertura del suo intervento - di un avvincente ed appassionante viaggio scandito da una serie ininterrotta di momenti memorabili che nel loro insieme hanno impresso tracce indelebili nella mia vita. Sono stato  ispirato da un sogno, che grazie all’eccellente intesa con gli amministratori locali e i cittadini, sono riuscito a concretizzare, dando vita ad un laboratorio di  idee e modelli innovativi che hanno sviluppato le premesse per un Parco sostenibile e ed equilibrato per le future generazioni”.   Dopo avere illustrato i principali risultati della sua passata gestione, Mazzitti ha accennato al tema della ricostruzione dei territori colpiti dal recente terremoto sostenendo che il modello Santo Stefano di Sessanio è divenuto, a ragione, un case history,in grado di aprire la strada al recupero qualificato di tutta quella parte dell’Appennino ancora dimenticata dalla cultura classica della valorizzazione. E’ auspicabile – ha affermato Mazzitti - che i principi contenuti nella “ Carta dei Valori di Santo Stefano di Sessanio vengano adattati e replicati nei centri danneggiati dal sisma per favorire, nel pieno rispetto delle norme di messa in sicurezza degli edifici, e con l’adesione etica dei suoi abitanti, il recupero della originaria identità culturale dei centro storici e delle singole unità abitative,  attraverso le tecniche di lavoro, il reimpiego dei materiali d’un tempo e degli arredi tradizionali.   Walter Mazzitti ha quindi rilanciato la proposta di adottare, con l’adesione dei cittadini colpiti dal sisma e le istituzioni locali,  la “ Carta di Amatrice”, aggiungendo che la stessa potrà in futuro offrire un valido supporto culturale alla strategia governativa di messa in sicurezza dei borghi antichi, che a migliaia costellano la dorsale appenninica del Paese.  “L’Appennino, ha concluso Mazzitti, dovrà essere oggetto di una grande intesa nazionale volta alla sua valorizzazione. E’ sull’Appennino che si giocherà la grande sfida per il rilancio economico e  turistico del Paese”.    “Torniamo a sognare” è il titolo del capitolo di introduzione del suo libro ma è stato anche l’invito che Walter Mazzitti in chiusura del suo intervento, ha rivolto a tutti i presenti . “ Per vincere le sfide future che ci attendono, è d’obbligo tornare a sognare”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      La Redazione de I Due Punti  
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9:09
— del —
18
ottobre
2016
Francesco
Ma chi è stato presidente dopo di lui avrà altrettanto da dire? Leggere il libro vuol dire rivivere dei momenti indimenticabili dei nostri monti e per tutti quelli che li amano,ma vuol dire anche fare dei paragoni con l'oggi..Più che "tristezza" - caro trissetto - viene RABBIA,molta rabbia,per l'abbandono di tanti progetti e la morte di tante iniziative che ormai avevano una storia e meritavano ben altra fine! Ma,a volte,le invidie e le gelosie fanno più danni di una guerra....
16:04
— del —
17
ottobre
2016
Anonimo43
Complimenti!!!!! Meritato. Assessore alla cultura a Teramo SUBITO.
16:04
— del —
17
ottobre
2016
trissetto
Purtroppo ci stiamo beccando il dopo Mazzitti.....tristezza

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