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NO!

16 minuti

La premessa è in sintesi una perla di saggezza antica: “Solo i paracarri non cambiano idea”.
Aggiungo io: “Solo i paracarri non si muovono”.
Non sono contrario al cambiamento e ripudio l’inamovibilità degli uomini e dei loro prodotti, ma la Riforma della Costituzione oggetto del quesito referendario non mi convince, non la ritengo utile né necessaria, ragion per cui il 4 Dicembre voterò: NO!
Caro lettore, se mi concedi il privilegio della tua pazienza, cercherò di motivare il mio personale giudizio negativo.

La Costituzione entrata in vigore il 1° Gennaio 1948 è erede di una società che era stata per due secoli la più arretrata tra quelle esistenti in Europa, che proveniva da condizioni economiche e sociali in gran parte feudali, dal dramma della dittatura e dalla tragedia della guerra. Conseguentemente, non essendoci nulla che potesse essere recuperato da un passato che andava ricordato solo per fare diversamente e dovendo quindi inventare un impianto giuridico ex novo, furono fatte, dai Padri Costituenti, due scelte: 1)      fare una Costituzione “rigida”, dando cioè poche possibilità di cambiamenti costituzionali motivati da interessi particolari, di casta, di classe, di contingenze politiche, salvo gli aggiornamenti (non di merito, ma di metodo) necessari all’evoluzione sociale; 2)      fare una Costituzione largamente “d’indirizzo”, che cioè contenesse in tutta la sua prima parte (che per questo veniva divisa in quattro titoli, dedicati ai rapporti civili, ai rapporti etico-sociali, ai rapporti economici, ai rapporti politici) degli assiomi utili al legislatore, presente e ancor più futuro.
Futuro? Si! Non a caso, nel 1988, Leopoldo Elia scriveva: “La Costituzione è un processo e nel suo discorso alla Costituente del 13 marzo 1947, Moro aveva visto con lucidità che una Costituzione-programma non può compiutamente realizzarsi in una fase temporale circoscritta. Questo non deve costituire un alibi per noi, però deve costituire un motivo di non disperazione perché quando si dà una Costituzione-programma di questa natura, allora siamo di fronte, come diceva Moro, ad una lotta che non è finita adesso e che non può finire: perché la lotta per la libertà e per la giustizia sociale deve impegnare la nostra generazione, ma anche tutte le altre generazioni che verranno”.
Calamandrei, dotato di maggiore sintesi rispetto al giurista pugliese, definiva la Costituzione “presbite”, una Costituzione, cioè, che vedeva e doveva vedere lontano.
Inoltre, la Costituzione del 1948 è frutto di una sintesi – apparentemente quasi impossibile -  tra le forze politiche presenti nell’Assemblea, perché la visione del “come” dovesse essere la società italiana era spesso tra loro conflittuale. Sintesi necessaria, però, per poter dare alla Costituzione quel compito di grade respiro che la “Legge delle leggi” deve avere per natura. Non venne, quindi, elaborata una Carta Costituzionale a colpi di maggioranza, bensì si ritenne opportuno produrre delle rinunce pregiudiziali principalmente sul piano ideologico.
Ciò fu reso possibile dall’altissimo livello, politico, scientifico, culturale dei costituenti, dal loro rappresentare (e saperlo) la parte migliore della Nazione: Umberto Terracini, Piero Calamandrei, Luigi Einaudi, Giuseppe Paratore, Gustavo Ghidini, Lelio Basso, Giuseppe Di Vittorio, Antonio Giolitti, Giorgio La Pira, Emilio Paolo Taviani, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro, etc…Condivisione e rappresentanza furono le parole chiave dei padri costituenti che si tradussero nella votazione finale: 453 favorevoli e 62 contrari.

Oggi i padri della Riforma Costituzionale hanno un pedigree diverso, poiché protagonisti della crisi del parlamentarismo politico prevista, peraltro, proprio da Piero Calamandrei.
In Critica Sociale, egli scriveva che la crisi sarebbe dipesa dalla natura del mandato parlamentare, secondo che fosse concepito come un munus publicum che si assume per dovere civico oppure come una professione che dà da vivere a coloro che ne sono investiti. Oggi deputati e senatori sono diventati professionisti della politica, degli impiegati scelti da un “Capo”.
Ed ecco alcuni “impiegati scelti” che si sono improvvisati Costituenti: Maria Elena Boschi, Gennaro Migliore, Lorenza Bonaccorsi, Matteo Colaninno, Vittoria D’Incecco, Tommaso Ginoble, Gianluca Fusilli, Davide Faraone, Denis Verdini, Marianna Madia, Maurizio Lupi etc…

Ma veniamo ai punti della Riforma; del “Capo” e di coloro “in attesa di rioccupazione” dirò più avanti.
1)      Si può cambiare la Costituzione?
Certamente! Ma la Costituzione si cambia in nome della Costituzione.
L’art. 138 della Carta dice come operare.
Le strade sono due: o una serie di riforme puntuali articolo per articolo, o l’espressa convocazione, ed elezione popolare, di un organo costituente. La riforma Boschi (dal nome della proponente) non fa né l’una né l’altra cosa. Inoltre, invece di proporre modifiche puntuali a singoli articoli o segmenti della Costituzione, come è finora sempre avvenuto, la si stravolge, adesso, cambiando la forma di Stato e la forma di Governo.
Infatti, dal 1948 al 2012 sono stati modificati solo 43 articoli mentre l’attuale proposta di riforma ne muta in un colpo solo 47. Si aggiunga che, scorrendo sempre gli scritti del costituente Calamandrei, il Governo non dovrebbe prendere iniziative di riforme costituzionali: “Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana”.
Orbene, la proponente e prima firmataria della riforma è un membro del Governo.
Questa è una riforma del Governo e della magmatica maggioranza che lo sostiene.
Maggioranza inciucista e non eletta dal popolo, ma nominata dai capi-bastone.

2)
 Il cambiamento implica il passaggio da una complessità divenuta incomprensibile verso una maggiore
chiarezza dell’enunciato e del programma? Sì! Non nel caso della Riforma Boschi. Valga l’esempio dell’art. 70 della Costituzione: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Modificato dalla riforma in: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei Deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei Deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati”.
Alla faccia della semplificazione. Chiunque sia in grado di comprendere l’enunciato può contattarmi.

3)
 Il bicameralismo all’italiana non funziona?
Certo che non funziona, va migliorato e ciononostante rappresenta, oggi, il male minore. L’attuale Riforma afferma la necessità del monocameralismo, ma semplicemente non lo attua. Ridurre i parlamentari è altra cosa e non serve una Riforma Costituzionale per farlo.
Nessun risparmio e nessuna abolizione del Senato, temi spacciati dal Governo, e non previsti dalla Riforma. Sveglia! Allo stesso modo, nessuna provincia è stata abolita: due restano in piedi con lo stesso nome (Trento e Bolzano), dieci diventano città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Roma, Napoli e Reggio Calabria), se ne aggiungono altre cinque per legge regionale (Palermo, Catania, Messina, Cagliari, Trieste)…le altre?
Ci sono ancora, con conseguente caos del trasferimento del personale e delle competenze verso…Regioni, Comuni.
Il buongiorno si vede dal mattino.
Il Senato non viene abolito. Semplicemente ridotto, ma non ridotte le procedure bicamerali di approvazione delle leggi. In effetti, la Riforma qualcosa produce: non eleggeremo i senatori, ma essi saranno scelti dalle Assemblee regionali e, dulcis in fundo, essi non rappresenteranno la Nazione (art 67 della Riforma Boschi).
Tra i banchi dei senatori a vita ci saranno i Presidenti della Repubblica Emeriti che non rappresenteranno più l’Italia come Nazione, ma le Regioni. Napolitano? Non pervenuto! È impegnato a favore del Sì. A mio modestissimo giudizio, insieme a Scalfaro (in seconda posizione), il peggiore Presidente della Repubblica.

4)  Il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità della Nazione?
Sì! Ma per la Riforma Boschi non è necessario che a votarlo sia la maggioranza dei parlamentari. Mi spiego. Ad eleggere il Presidente, secondo la Riforma, saranno come sempre deputati e senatori (art. 83), ma con una differenza rispetto al passato e cioè: nei primi tre scrutini la maggioranza dei due terzi dell’assemblea (come da Costituzione vigente), dal quarto scrutinio la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea e dal settimo scrutinio – udite udite – la maggioranza dei tre quinti dei votanti. E siccome la matematica non è una opinione, ad eleggere un Presidente potrebbero bastare anche 10 deputati su, per esempio, soli 15 votanti. Inaudito!
Gli assenti dall’aula avranno sempre torto e il nuovo Presidente non rappresenterà la Nazione, ma sarà il “domestico” dell’Esecutivo.

5) La proposta della nuova Legge Elettorale combinata alla Riforma Costituzionale risponde all’art. 10 del Trattato sull’Unione secondo il quale “ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione, le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini?
No!
Non si eleggono direttamente i rappresentanti che sono scelti nelle segrete stanze e, soprattutto, si consegna al vincitore un premio di maggioranza imbarazzante e degno della migliore tradizione “Acerbo”. Dopo il porcellum  - perdonatemi il climax ascendente - c’è il penetrellum.

Potrei dilungarmi nel citare altri punti imbarazzanti della Riforma, ma perdonatemi se in conclusione mi soffermo sulla vera mente pensante il tutto: Renzi!
 Sappiate, però, che il Premier è malato.
La patologia che lo affligge è allo stesso modo una peste che colpisce l’intera classe politica, ma in lui, i segni, le ulcere sono sempre più visibili.
Il morbo dello storytelling, della narrazione.
Il Narratore (identificativo di Renzi) manipola i dati e talvolta li inventa facendo leva sulle emozioni umane. Il Narratore descrive una realtà inesistente, non dei fatti, ma delle aspettative e dei desideri, nutrendosi e nutrendo i cittadini di pretese buone notizie.
Lo storytelling,ben lungi dall’essere una tecnica di comunicazione, è diventato un programma di governo.
E nella nuova vulgata, Il Narratore sostiene che “le riforme” sono necessarie: “l’Italia del fare”, “l’azienda Italia”, la “governabilità”, il “Jobs Act”, la “Buona Scuola”… Occhio! Perché la noetica dello storytelling è l’anticamera del populismo e della vera antipolitica. Il Narratore dovrebbe realmente chiarire agli Italiani il senso profondo della sua appartenenza alla finanza internazionale, che comanda realmente l’attuale governo italiano.

Il Narratore dovrebbe chiarire agli Italiani se i Diktat delle banche e dei centri della finanza valgono molto più dei diritti della persona. Il Narratore dovrebbe chiarire agli Italiani quali siano le reali emergenze del Paese.
Se esse corrispondano, per esempio, ad un rinnovata attenzione “all’interesse della collettività”,all’interesse generale”, “all’utilità sociale”, ai “fini sociali”, alla “funzione sociale”, “al pubblico interesse”.
Il Narratore - dubito abbia mai letto con attenzione la Costituzione - troverebbe, in essa, espresso il principio ordinatore del “bene comune” e non la narrazione di un programma economico. Ma Il Narratore, patologicamente, soffre di effetti collaterali acuti. Una forte supponenza, con picchi di arroganza, e abissi di ignoranza.

Io andrò a votare, e vi invito a fare altrettanto, e voterò per il NO!
Mi faranno compagnia una schiera di “rottamati”. Vogliono riposizionarsi, alla luce del: “Lui è peggio di noi”.
I vari D’Alema, Berlusconi, De Mita, ci hanno provato anche loro a deturpare la Costituzione, ma ad essi concedo un alibi: quello dell’esperienza, che è la sommatoria degli errori. E siccome di esperienza ne hanno fin troppa…
Comunque andrà, ritengo che nulla cambi per l’attuale Governo.
Vinca il NO, non ci saranno cataclismi, con buona pace dell’ipocrita Obama e dei narratori di Bruxelles.
Il Narratore rimarrà sulla cadrega, causa la totale assenza di un’alternativa (la Destra defunta e i Grillini troppo intenti a leggere Rousseau e ad ignorare Montesquieu), ma almeno saprà che la sua narrazione non incanta gli Italiani.
  Quanto alla nostra Costituzione, ha ragione Settis: “Attuarla è meglio che cambiarla”.
       

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Studi caro Professore. Studi. Per superare il bicameralismo paritario Finalmente l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione. Il superamento del cosiddetto “bicameralismo paritario” servirà per ridurre il costo degli apparati politici e per rendere l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di comuni e regioni. Per avere leggi in tempi più rapidi Troppo spesso i cittadini hanno atteso per anni riforme e risposte concrete, che sembravano non arrivare mai. Se vincerà il Sì, finalmente le proposte di legge non dovranno più pendolare tra Camera e Senato, nella speranza che prima o poi si arrivi ad un testo condiviso fino alle virgole. Tranne che per alcune limitate materie, di norma la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile. Per ridurre i costi della politica Verrà ridotto il numero dei parlamentari, perché i senatori elettivi passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione. La riduzione di costi e “poltrone” restituirà credibilità alle istituzioni. Maggiore partecipazione dei cittadini La democrazia non si riduce solo al momento del voto, ma è un insieme di strumenti nelle mani dei cittadini per esprimere idee, proposte e bisogni. Con la riforma, la democrazia italiana diverrà autenticamente partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo; si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche). Per chiarire le competenze di Stato e Regioni La riforma chiarirà e semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni: con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale. Materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative. Sarà un modo per promuovere le Regioni più virtuose. Per aumentare la rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa Il Senato diverrà finalmente il luogo della rappresentanza delle regioni e dei comuni, che potranno così intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte. Per troppi anni, la loro limitata capacità di partecipazione alla formazione delle leggi dello Stato ha causato ritardi, conflitti e contenziosi. In più, il nuovo Senato dei sindaci e dei consiglieri sarà investito di una funzione molto importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori. E’ un compito decisivo, che consentirà all’Italia di rispettare “i patti”, di non commettere infrazioni e di evitare multe salate.
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Il suo è un ottimo pezzo. Almeno non è delirante e offensivo. Le ricordo le mie ragioni. SI. Dopo anni e anni di sforzi vani, il Parlamento della XVII legislatura è riuscito a varare con una larga maggioranza – quasi il sessanta per cento dei componenti di ciascuna Camera in ognuna delle sei letture – una riforma costituzionale che affronta efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese. L’iter della riforma è durato oltre due anni, è passato per sei letture, tre per ciascuna Camera, con quasi seimila votazioni e l’approvazione di centinaia di emendamenti. Il testo modifica molti articoli della Costituzione, ma non la stravolge. Riflette anzi una continuità con le più accorte proposte di riforma in discussione da decenni e, nel caso del Senato, col modello originario dei Costituenti e poi abbandonato a favore del bicameralismo paritario impostosi per ragioni prudenziali dopo lo scoppio della Guerra fredda. Il testo, con le modifiche che il Parlamento ha voluto, si ispira inoltre direttamente alle proposte della Commissione per le riforme costituzionale istituita dal Governo Letta nel 2013, che rispecchiavano l’opinione largamente maggioritaria fra gli studiosi di ogni orientamento che presero parte a quella Commissione. Nel progetto non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che serve, e non da oggi. Si riporta solo un breve elenco, a titolo ricognitivo. 1. Viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo. Pregio principale della riforma, il nuovo Senato delinea un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali. E’ l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere. Ed è una soluzione coerente col ridisegno dei rapporti fra Stato-Regioni. Ne trarrà vantaggio sia il rapporto fiduciario fra Governo e Parlamento, che rimane in capo alla sola Camera dei deputati, superando così i problemi derivanti da sistemi elettorali diversi, sia l’iter di approvazione delle leggi. 2. I procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali, a seconda che si tratti di revisione costituzionale o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo fra Stato e autonomie, dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica, permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi, impedendo eventuali colpi di mano della maggioranza, ma lasciando comunque alla Camera l’ultima parola. La questione della complicazione del procedimento legislativo non va sopravvalutata, poiché non appare diversa la situazione di tutti gli Stati composti: in ogni caso, e di nuovo in continuità con le esperienze comparate, la riforma prevede la prevalenza della Camera politica. 3. La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001, con conseguente incremento delle materie di competenza statale. Nello stesso tempo la riforma tipizza materie proprie di competenza regionale, cui corrispondono in gran parte leggi statali limitate alla fissazione di “disposizioni generali e comuni”. Per la prima volta, non si assiste ad un aumento dei poteri del sistema regionale e locale, bensì ad una loro razionalizzazione e riconduzione a dinamiche di governo complessive del paese. La soppressione della legislazione concorrente serve a razionalizzare in un’ottica duale il riparto delle materie e comporta di per sé una riallocazione naturale allo stato o alle regioni della competenza a disciplinare, rispettivamente, i principi fondamentali e le norme di dettaglio che già spettava ad ognuno di essi. Inoltre, l’impianto autonomistico delineato dall’art. 5 della Costituzione non viene messo in discussione perché la riforma pone le premesse per un regionalismo collaborativo più maturo, di cui la Camera delle autonomie territoriali costituirà un tassello essenziale. Con la riforma, peraltro, non viene meno il principio di sussidiarietà e dunque la dimensione di una amministrazione più vicina al cittadino rimarrà uno dei principi ispiratori della Costituzione. 4. I poteri normativi del governo vengono riequilibrati, con una serie di più stringenti limiti alla decretazione d’urgenza introdotti direttamente nell’articolo 77 della Costituzione, per evitare l’impiego elevato che si è registrato nel corso degli ultimi anni e la garanzia, al contempo, di avere una risposta parlamentare in tempi certi alle principali iniziative governative tramite il riconoscimento di una corsia preferenziale e la fissazione di un periodo massimo di settanta giorni entro cui il procedimento deve concludersi. 5. Il sistema delle garanzie viene significativamente potenziato: il rilancio degli istituti di democrazia diretta, con l’iniziativa popolare delle leggi e il referendum abrogativo rafforzati, con l’introduzione di quello propositivo e d’indirizzo per la prima volta in Costituzione; il ricorso diretto alla Corte sulla legge elettorale, strumento che potrà essere utilizzato anche sulla nuova legge elettorale appena approvata; un quorum più alto per eleggere il Presidente della Repubblica. Del resto i contrappesi al binomio maggioranza-governo sono forti e solidi nel nostro paese: dal ruolo della magistratura, a quelli parimenti incisivi della Corte costituzionale e del capo dello Stato, a un mondo associativo attivo e dinamico, a un’informazione pluralista. 6. Viene operata una decisa semplificazione istituzionale, attraverso l’abolizione del Cnel e la soppressione di qualsiasi riferimento alle province quali enti costitutivi della Repubblica. 7. Infine, lo sforzo per ridurre o contenere alcuni costi della politica è significativo: 220 parlamentari in meno (i senatori sono anche consiglieri regionali o sindaci, per cui la loro indennità resta quella dell’ente che rappresentano); un tetto all’indennità dei consiglieri regionali, parametrata a quello dei sindaci delle città grandi; il divieto per i consigli regionali di finanziare senza controlli i gruppi consiliari; e, senza che si debba aspettare la prossima legislatura, parimenti alle novità precedenti, la fusione degli uffici delle due Camere e il ruolo unico del loro personale. Il testo non è, né potrebbe essere, privo di difetti e discrasie, ma non ci sono scelte gravemente sbagliate (per esempio in materia di forma di governo: l’Italia rimane una repubblica parlamentare!) o antidemocratiche. A quanti, come noi, sono giustamente affezionati alla Carta del 1948, esprimiamo invece la convinzione che – intervenendo solo sulla parte organizzativa della Costituzione e rispettando ogni virgola della parte prima – la riforma potrà perseguire meglio quei principi che sono oramai patrimonio comune di tutti gli italiani. Si tratta ora però di raccogliere le sfide di una competizione europea e globale che richiede istituzioni più efficaci, più semplici, più stabili. Per tutte queste ragioni di metodo e di merito noi siamo convinti che la grande discussione nazionale che si apre in queste settimane e che continuerà fino alla vigilia della consultazione referendaria potrà persuadere i cittadini italiani della bontà della riforma approvata con coraggio dal Parlamento e della sua utilità per il miglior governo del Paese. Il sì potrà garantire meglio di qualsiasi altra scelta tutto questo. Leggi il testo completo del manifesto “Le ragioni del Sì” Firmatari: 1. Andò Salvatore (Enna Kore) 2. Arconzo Giuseppe (Milano Statale) 3. Baldini Gianfranco (Bologna) 4. Barbara Malaisi (Macerata) 5. Barbisan Benedetta (Macerata) 6. Bardi Luciano (Pisa) 7. Bariatti Stefania (Milano Statale) 8. Bartolini Antonio (Perugia) 9. Bassanini Franco (Astrid/Roma La Sapienza) 10. Bassu Carla (Sassari) 11. Bertolino Cristina (Torino) 12. Bettiol Rodolfo (Padova) 13. Bifulco Raffaele (Luiss) 14. Bilancia Paola (Milano Statale) 15. Bin Roberto (Ferrara) 16. Bindi Elena (Siena) 17. Bologna Chiara (Bologna), 18. Bordignon Massimo (Milano Cattolica) 19. Boria Pietro (Roma La Sapienza) 20. Bottari Carlo (Bologna) 21. Brunazzo Marco (Trento) 22. Bruscardi Emiliano (Firenze) 23. Caielli Mia (Torino) 24. Calise Mauro (Napoli Federico II) 25. Calzolaio Simone (Macerata) 26. Camerlengo Quirino (Pavia) 27. Cammelli Marco (Bologna) 28. Campione Vittorio (Astrid) 29. Caravale Giulia (Roma La Sapienza) 30. Caravita di Toritto Beniamino (Roma La Sapienza) 31. Carboni Giuliana Giuseppina (Sassari) 32. Carli Massimo (Firenze) 33. Carrozza Paolo (Pisa Sant’Anna) 34. Caruso Corrado (Bologna) 35. Cassetti Luisa (Perugia) 36. Castelli Luca (Perugia) 37. Catelani Elisabetta (Pisa) 38. Caviglia Daniele (Roma Unint) 39. Cavino Massimo (Piemonte orientale) 40. Ceccanti Stefano (Roma La Sapienza) 41. Cecchetti Marcello (Sassari) 42. Cerulli Irelli Vincenzo (Roma La Sapienza) 43. Cester Carlo (Padova) 44. Chimenti Anna (Foggia) 45. Chiti Mario Pilade (Firenze) 46. Ciarlo Pietro (Cagliari) 47. Clementi Francesco (Perugia) 48. Cognetti Stefano (Macerata) 49. Conti Gian Luca (Pisa) 50. Cordini Giovanni (Pavia) 51. Costanzo Pasquale (Genova) 52. Cuocolo Lorenzo (Milano Bocconi) 53. Curreri Salvatore (Enna Kore) 54. Curti Gialdino Carlo (Roma La Sapienza) 55. D’Amico Giacomo (Messina) 56. D’Amico Marilisa (Milano Statale) 57. D’Andrea Luigi (Messina) 58. D’Alessio Gianfranco (Roma tre) 59. De Acutis Maurizio (Padova) 60. De Bernardi Alberto (Bologna) 61. De Cesare Gianclaudio (Firenze) 62. Del Re Andrea (Firenze) 63. Demuro Gianmario (Cagliari) 64. Di Folco Marco (Roma Tor Vergata) 65. Di Maria Roberto (Enna Kore) 66. Di Nuoscio Enzo (Molise) 67. Di Plinio Giampiero (Pescara) 68. Diotallevi Luca (Roma tre) 69. Donati Filippo (Firenze) 70. Elefante Fabio (Roma La Sapienza) 71. Fabbrini Sergio (Roma Luiss) 72. Fabrizzi Federica (Roma Unint) 73. Fasano Luciano (Milano Statale) 74. Fede Fabio (Camerino) 75. Ferioli Elena (Bologna) 76. Ferrara Antonio (Cnr) 77. Flamini Antonio (Camerino) 78. Flores d’Arcais Marcello (Siena) 79. Francesco Pizzetti (Torino) 80. Franchini Claudio (Roma Tor Vergata) 81. Frosini Justin (Milano Bocconi) 82. Frosini Tommaso Edoardo (Napoli Suor Orsola Benincasa) 83. Furlan Federico (Milano Bicocca) 84. Fusaro Arianna (Padova) 85. Fusaro Carlo (Firenze) 86. Galetta Diana Urania (Milano Statale) 87. Gallo Carlo Emanuele (Torino) 88. Genta Tervanasio Enrico (Torino) 89. Gerotto Sergio (Padova) 90. Ghera Federico (Foggia) 91. Giuffré Felice (Catania) 92. Giupponi Francesco Tomaso (Bologna) 93. Grisolia Maria Cristina (Firenze) 94. Groppi Tania (Siena) 95. Grottanelli de’ Santi Giovanni (Siena) 96. Guidi Guido (Urbino) 97. La Spina Antonio (Roma Luiss) 98. Leone Stefania (Milano Statale) 99. Lepore Amedeo(Napoli Sun) 100. Lippolis Vincenzo (Unint) 101. Longo Andrea (Roma La Sapienza) 102. Macrì Gianfranco (Salerno) 103. Malgeri Francesco (Roma La Sapienza) 104. Malgeri Giampaolo (Roma Lumsa) 105. Mancina Claudia (Roma La Sapienza) 106. Mancini Susanna (Bologna) 107. Mannoni Stefano (Firenze) 108. Marazzita Giuseppe (Teramo) 109. Marchi Michele (Bologna) 110. Marconi Pio (Roma La Sapienza) 111. Martinelli Alberto (Milano Statale) 112. Martinelli Claudio (Milano Bicocca) 113. Massari Oreste (Roma La Sapienza) 114. Mastromarino Anna (Torino) 115. Mattarolo Maria Giovanna (Padova) 116. Mayer Marco (Roma Link Campus) 117. Melis Guido (Roma La Sapienza) 118. Mengozzi Marta (Roma Tor Vergata) 119. Meoli Chiara (Roma Unitelma Sapienza) 120. Messori Marcello (Roma Luiss) 121. Mezzetti Luca (Bologna) 122. Miccù Roberto (Roma La Sapienza) 123. Morini Mara (Genova) 124. Morisi Massimo (Firenze) 125. Morlino Leonardo (Roma Luiss) 126. Morosini Francesco (Venezia) 127. Morrone Andrea (Bologna) 128. Mosca Emanuela (Lecce) 129. Moscarini Anna (Tuscia) 130. Natalini Alessandro (Napoli Partenope) 131. Nicotra Ida (Catania) 132. Olivetti Marco (Roma Lumsa) 133. Oliviero Maurizio (Perugia) 134. Palici di Suni Elisabetta (Torino) 135. Pandolfo Angelo (Roma La Sapienza) 136. Panebianco Angelo (Bologna) 137. Pasini Nicola (Milano Statale) 138. Pasquino Pasquale (New York University) 139. Passarelli Gianluca (Roma La Sapienza) 140. Pescara Renato (Padova) 141. Petretto Alessandro (Firenze) 142. Petrillo Pierluigi (Roma Unitelma Sapienza) 143. Piciacchia Paola (Roma La Sapienza) 144. Pignatelli Nicola (Bari) 145. Pinto Ferdinando (Napoli Federico II) 146. Pinelli Cesare (Roma La Sapienza) 147. Pisaneschi Andrea (Siena) 148. Pizzorno Stefano (Avvocatura dello stato) 149. Plutino Marco (Cassino) 150. Poggi Anna Maria (Torino) 151. Police Aristide (Roma Tor Vergata) 152. Pollicino Oreste (Milano Bocconi) 153. Pombeni Paolo (Bologna) 154. Puccini Giusto (Firenze) 155. Raffiotta Edoardo Carlo (Bologna) 156. Raniolo Francesco (Calabria) 157. Razzano Giovanna (Roma La Sapienza) 158. Ricciardi Mario (Milano Statale) 159. Ridola Paolo (Roma La Sapienza) 160. Rinella Angelo (Roma Lumsa) 161. Rosa Francesca (Foggia) 162. Rossi Lucia Serena (Bologna) 163. Salvati Michele (Milano Statale) 164. Salerno Giulio Maria (Macerata) 165. Schillaci Angelo (Roma La Sapienza) 166. Sciortino Antonella (Palermo) 167. Scuto Filippo (Milano Statale) 168. Serricchio Fabio (Molise) 169. Somaini Eugenio (Parma) 170. Sterpa Alessandro (Tuscia) 171. Tabellini Guido (Milano Bocconi) 172. Tega Diletta (Bologna) 173. Tessitore Fulvio (Napoli Federico II) 174. Torchia Luisa (Roma Tre) 175. Traina Duccio (Firenze) 176. Traversa Silvio (Consiglio di Stato/Isle) 177. Treu Tiziano (Milano Cattolica) 178. Triggiani Ennio (Bari) 179. Tronconi Filippo (Bologna) 180. Ungari Andrea (Roma Guglielmo Marconi) 181. Urbani Paolo (Roma Luiss) 182. Vandelli Luciano (Bologna) 183. Vassallo Salvatore (Bologna) 184. Verde Giuseppe (Palermo) 185. Vespaziani Alberto (Molise) 186. Vesperini Giulio (Tuscia) 187. Vigevani Giulio Enea (Milano Bicocca) 188. Viglione Filippo (Padova) 189. Vigneri Adriana (Venezia) 190. Violini Lorenza (Milano Statale) 191. Zaccaria Giuseppe (Padova) 192. Zatti Paolo (Padova) 193. Zwilling Carolin (Bolzano)
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Il solo fatto che a consigliare il no siano baffetto, grillo e Berlusconi mi è sufficiente per votare contro. Almeno ci muoviamo dalle logiche Gattopardiane. Come si può votare per rimanere come siamo? E poi come si potrebbe andare peggio? La nostra costituzione è ottima, ma ormai zeppa di idealismi fuori dal tempo e non adatta alle esigenze di uno stato moderno. Quasi mai ciò che è poesia diventa un ottimo contratto.
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Leggendo le non ragioni ed i commenti per il si divento sempre più convinto a votare NO. L'Italia è fra i paesi con il maggior numero di leggi. Per approvare porcate come l'abolizione dell'art. 18 non hanno perso tempo. Per risparmiare 50 milioni sui costi della politica sarebbe stato sufficiente che Renzi avesse rinunciato all'acquisto del suo aereo personalizzato. Poteva essere dimezzato anche il mastodontico numero di deputati. Come potrà funzionare un senato composto da sindaci e consiglieri regionali che dovrebbero essere impegnati a tempo pieno nelle loro attività amministrative? Come farebbero a seguire anche tutti i lavori parlamentari sui quali sarebbero chiamati a discutere e decidere? Il senato potrebbe essere composto da una maggioranza diversa da quella della camera e in questo caso i lavori del parlamento diventerebbero più complicati di quanto lo siano già oggi. Se poi aggiungiamo la vergognosa legge elettorale che assegna gran parte dei poteri a gruppi ristrettissimi di persone, il quadro diventerebbe veramente inquietante. Una controriforma sponsorizzata da tutti i poteri forti, nazionali e internazionali, può e deve essere solo respinta da tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della nostra democrazia. Se la politica italiana è fra le più corrotte al mondo, se i ceti benestanti non pagano le tasse, se le mafie dettano le loro condizioni negli appalti pubblici, se l'1% degli italiani detiene il 50% delle ricchezze mentre una decina di milioni di nostri concittadini vivono al di sotto della soglia di povertà.....la nostra Costituzione non c'entra una beata minchia. Fuori la massoneria e i delinquenti dalle istituzioni! È questa l'emergenza che la politica serva dei potenti dovrebbe (ma non può) affrontare.
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Egregi Moderato e IO, perché, per correttezza, non spiegate anche che la riforma porterà con sè il forte pericolo di riduzione dell’autonomia di fondamentali istituzioni di garanzia, quali la Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura, i cui componenti di nomina parlamentare potranno essere espressione della sola maggioranza, qualunque essa sia? Perché non illustrate anche la violazione del principio costituzionale dell’elettività diretta del Senato come forma di esercizio della sovranità popolare? Perché non scrivete che il Senato rimane titolare di numerose competenze legislative primarie e del potere di revisione della Costituzione, ma smette di essere eletto dai cittadini? Perché non parlate della mancata abolizione dell'immunità per i Senatori, nonostante questi non saranno eletti ma nominati e non avranno vincolo di mandato? Perché non dite che 100 senatori (non eletti) potranno nominare ben due giudici della Corte Costituzionale? Perché non informate che la maggioranza, alterata da un premio abnorme che si vuole giustificare in nome della governabilità, inciderà sulla rappresentatività e condizionerà oltre misura la stessa elezione del Presidente della Repubblica con evidenti riflessi sulla composizione di CSM e Corte Costituzionale?
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In questi ultimi periodi sto leggendo tutto quello che riesco a leggere riguardo questo referendum e mi convinco sempre di più che l'unica cosa da fare è votare NO, nonostante il ciarlatano continui a promettere oboli a chi voterà a suo favore. suo minuscolo perché non merita la Maiuscola.
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Vede caro "IO" mi piacerebbe sapere chi cacchio tu sia. " I cittadini hanno atteso per anni" che cosa , forse tu e qualche altro acchiappagalline. Nan mi va di controbattere punto per punto quel che tu dici perchè mi rendo conto che è assolutamente inutile, l'unica casa che posso pensare , tra me e me, è che oltre ad una massa di incapaci nominati alla camera, ci ritroveremo un senato con un ammasso, sempre di nominati, ma con compravate incapacità, ed è sufficiente guardarci intorno. Voti pure si, ma quando il NO vi subbisserà per cortesia, toglietevi dai cosidetti coglioni.
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...........nonostante tante belle parole........... IO VOTERO' NO
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Caro Vins, nn si fermi agli schierati ed entri nel merito della riforma, gli schierati passano... avete dimenticato che il Premier avra il potere di scogliere le camere, ergo signor Io, aggiorni il suo commento nella parte del controllo dell'operato del governo e comunque ritengo chiare le sue motivazioni ma non tecnicamente corrette... voterò no!!!!
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Più leggo le ragioni del si e più sono convinto di NO!!! I padri Costituenti: Umberto Terracini, Piero Calamandrei, Luigi Einaudi, Giuseppe Paratore, Gustavo Ghidini, Lelio Basso, Giuseppe Di Vittorio, Antonio Giolitti, Giorgio La Pira, Emilio Paolo Taviani, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro, etc… Ecco i nominati che si sono improvvisati figli Costituenti del terzo governicchio non votato da nessuno: Maria Elena Boschi, Gennaro Migliore, Lorenza Bonaccorsi, Matteo Colaninno, Vittoria D’Incecco, Tommaso Ginoble, Gianluca Fusilli, Davide Faraone, Denis Verdini, Marianna Madia, Maurizio Lupi etc…
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Caro Maurizio, prova a dirlo al tuo omonimo del PD ed ai suoi colleghi.
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Come smontare i tredici "motivi" per votare NO al referendum costituzionale il 4 dicembre: 1. "Perché questo Parlamento, eletto con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, non era legittimato a riformare a colpi di maggioranza 47 articoli della Carta." Scemenza totale da veri analfabeti del diritto. Ecco cosa dice la Consulta: ' 7.– È evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale, consultazione che si dovrà effettuare o secondo le regole contenute nella normativa che resta in vigore a seguito della presente decisione, ovvero secondo la nuova normativa elettorale eventualmente adottata dalle Camere. Essa, pertanto, non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto. Vale appena ricordare che il principio secondo il quale gli effetti delle sentenze di accoglimento di questa Corte, alla stregua dell’art. 136 Cost. e dell’art. 30 della legge n. 87 del 1953, risalgono fino al momento di entrata in vigore della norma annullata, principio «che suole essere enunciato con il ricorso alla formula della c.d. “retroattività” di dette sentenze, vale però soltanto per i rapporti tuttora pendenti, con conseguente esclusione di quelli esauriti, i quali rimangono regolati dalla legge dichiarata invalida» (sentenza n. 139 del 1984). Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti. Del pari, non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali. Rileva nella specie il principio fondamentale della continuità dello Stato, che non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento. È pertanto fuori di ogni ragionevole dubbio – è appena il caso di ribadirlo – che nessuna incidenza è in grado di spiegare la presente decisione neppure con riferimento agli atti che le Camere adotteranno prima di nuove consultazioni elettorali: le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti-legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.)'. Del resto un Presidente della Repubblica nel semestre bianco non poteva sciogliere le Camere e un parlamento "illegittimo" non avrebbe potuto eleggere il nuovo Presidente della Repubblica né colmare la vacatio legis causata dalla Consulta. 2. "Perché il Governo, vero regista di questa rottura della Costituzione, ha utilizzato espedienti vergognosi e antidemocratici come il canguro, che ha fatto cadere gli emendamenti al testo presentati dalle opposizioni." Argomento senza pregio. È la stessa Costituzione vigente che permette riforme fatte a maggioranza relativa da vagliare col referendum. 3. "Perché al posto del bicameralismo perfetto avremo il caos, il Senato e il bicameralismo non vengono superati. La riforma, infatti, ha introdotto 10 procedimenti legislativi diversi a seconda della materia trattata, una follia che condurrà a conflitti fra Camera e Senato sul procedimento da seguire, ritardando l'iter delle leggi." Invece sarà la sola Camera a legiferare sulla stragrande maggioranza dei casi.Questo renderà finalmente eccezionale il ricorso e l'abuso fino ad oggi molto frequente della decretazione di urgenza e del voto di fiducia. 4. "Perché viene tolto ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti. I nuovi senatori non saranno eletti direttamente dai cittadini, ma nominati tra consiglieri regionali (74), sindaci (21) più i 5 di nomina presidenziale, con tanto di lavoro part time e immunità." Argomento capzioso e falso. I senatori sarebbero già eletti direttamente dai territori come sindaci o consiglieri regionali, quindi i cittadini già li avranno delegati a poterli rappresentare come legislatori al senato sulle questioni che attengono ai rapporti tra territorio ed Unione europea. In realtà neanche col Mattarellum ed il Porcellum gli elettori sceglievano chi votare avendo già schede coi nomi prestabiliti ai collegi uninominali o meno. A ben vedere anche con le precedenti leggi comunque le liste erano stilate dai partiti. 5. "Perché saltano gli equilibri e le garanzie che sono l’asse di una Costituzione. Il leader del partito vincitore, infatti, anche se rappresentasse solo il 20% degli elettori, sarà padrone del Quirinale e potrebbe esserlo anche delle authority, della Corte costituzionale, della Rai: è una prospettiva autoritaria. Tutto questo grazie a una legge elettorale che infarcirà la Camera di capilista bloccati e controllati dal premier di turno." Argomento non pertinente e falso. La riforma elettorale non viene votata nel referendum di dicembre e comunque occorre superare il 40% dei voti per avere il premio di maggioranza o vincere al ballottaggio col 50,01%. Accade già coi sindaci e finirà il ricatto dei partitini e il complesso italiota di volere governi sempre in bilico. 6. "Perché non è vero che viene toccata 'soltanto' la seconda parte della Costituzione. Quando si stravolge la struttura dello Stato, quando saltano gli equilibri e le garanzie, vengono direttamente intaccati i diritti e le libertà sanciti nella prima parte." Paura! Certamente già si può immaginare Renzi coi baffetti da Hitler che apre forni crematori alla Leopolda. Sorriso. 7. "Perché la riduzione dei costi è ridicola rispetto ai costi per la democrazia: la Ragioneria generale dello Stato ha stimato in 57,7 milioni di euro i risparmi della riforma. Se veramente si fosse voluto realizzare questo obiettivo, si sarebbe dovuto dimezzare il numero dei parlamentari e/o scegliere con coraggio la strada di una Camera unica." Il classico benaltrismo inconcludente. Non è una spending review e comunque un risparmio ci sarà. Curioso criticare chi ti dà un bicchiere d'acqua dicendogli che se non te ne dà due preferisci non bere niente. 8. "Perché non è vero che con la riforma ci sarà più stabilità di Governo. Infatti, se le maggioranze alla Camera e al Senato saranno diverse, quest’ultimo con diversi strumenti potrà ostacolare ancora di più l’attività legislativa dell’altra Camera." Falso. Sarebbe risolto proprio questo problema che si verifica oggi. La Camera deciderebbe sempre in via definitiva. 9. "Perché gli strumenti di democrazia diretta non vengono valorizzati. Anzi, le firme da raccogliere per le leggi di iniziativa popolare passeranno da 50 a 150 mila e il quorum per i referendum si ridurrà solo con un aumento delle firme da 500 mila a 800 mila." È vero il contrario. Ottima modifica che premia realmente i quesiti più richiesti dalla sottoscrizione evitando le spese per inutili referendum senza quorum 10. "Perché l’autorevolezza di una Costituzione dipende anche da come è scritta. La nostra Carta è un esempio di brevità, eleganza, semplicità. Il linguaggio utilizzato dalla riforma Renzi-Verdini invece deturpa il testo della Carta e così ne ridimensiona la forza." Rivolgersi alla Accademia della Crusca. 11. "Perché col SI saremmo succubi dell' Unione europea e delle politiche sugli immigrati " Lo siamo già abbondantemente a causa dei Trattati a cui abbiamo aderito in applicazione degli artt. 10 e 11 della Costituzione vigente. Per rompere quelle catene non basta usare il bianchetto ma serve un atto politico rivoluzionario di governo e parlamento. E' comico ascoltare questa critica proprio da coloro che hanno firmato i Trattati in questione come i leghisti e gli ex AN o che al governo mai hanno posto la questione di Uscitalia. Costituzione attuale: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Con la riforma, esso cambierà così: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali”. Tradotto: non cambia un cavolo di niente perché "i vincoli comunitari" quando dalla CEE siamo passati alla UE sono diventati "dell' Unione europea". 12. " Io voto NO perché i parlamentari potranno continuare a cambiare partito senza mollare la POLTRONA e perché gli italiani dovranno inchinarsi alle FOLLIE dell'Unione Europea, senza mai potersi esprimere nel merito con un referendum." Argomento che denota profonda ignoranza. Da UE e SEBC si esce per scelta governativa traumatica mentre i Trattati internazionali già non sono sottoposti a referendum. Il mandato imperativo non è previsto neanche dalla Costituzione attuale. 13. "Se vince il NO Renzi va a casa sennò diventa più forte" Bisogna invece che maturi la parabola renziana e comunque vada, lui non si dimetterà. Indebolire Renzi subito senza una alternativa di governo imminente giocherebbe paradossalmente a svantaggio delle opposizioni, oggi assolutamente impreparate a sostituirlo.
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Mi permetto sommessamente di far notare che è falso che il premier avrà il potere di sciogliere le camere con la nuova Costituzione, qualora dovesse vincere il sì: questo è stato chiarito più volte, i suoi poteri restano totalmente immutati. Per il resto non credo che a pochi giorni dal referendum ci sia ancora spazio per far cambiare idea a chi ha già deciso cosa votare, per questo non entro nella discussione (e sia chiaro, non dico né mi preme far sapere se ho già deciso di votare e, se sì, cosa).
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Non ho molto tempo per argomentare in maniera compiuta, come fa il prof. Alessio. Mi limito qui ad alcune osservazioni: 1, Una volta c'erano i Calamandrei, oggi c'è la Boschi, la Madia - dice Alessio; dimentica di dire che una volta c'erano i Togliatti, i De Gasperi, i Saragat i Pertini oggi i Brunetta, i Gasparri il guitto genovere e.....i Di Maio e i Di Battista, i Salvini da una parte, i Dalema i sel, i Renzi dall'altra; 2. Viene espropriato il diritto di eleggere il Senato- aggiunge. Da tempo ormai il cittadino non sceglie più i suoi rappresentanti (i disonorevoli teramani dlle ultime generazioni il T, il G, il S. quando mai sarebbero arrivato allo scranno parlamentare, se non ci fossero le liste bloccate?) , E il famoso listino alle regionali non ha fatto schifo fino a ieri ai puristi dell'oggi! 3. Si va verso un regime antidemocratico , (la Riforma elettorale da un premio di maggioranza osceno a favore del partito che vince e il parlamento risulta così depotenziato da ridursi a semplice comparsa). Debbo ricordare che da 20 anni si legifera per decreti con successiva 'questione di fiducia'. Ma questa è storia antica, da Crispi in poi; poi la DC, poi Craxi, poi Berlusca nnostante le sue maggioranze bulgare, poi il ghibellin ciarliero. Posso ricordare peraltro che dal 1985 un terzo del parlamento è stato puntualmente composto o da inquisiti o condannati in primo grado o da salvati dalla solidarietà-immunità parlamentare. E' un sistema parlamentare serio, questo? 4. C'è un pasticcio nelle attribuzione stato-regioni e nella definizione delle competenze legislative (art.70). E' vero: questa riforma per confusione e verbosita linguistica quasi batte quella di Calderoli (altro grande giurista ideatore del porcellum, fatto proprio per far perdere al Senato chi vince alla camera), ma almeno tenta di correggere i danni fatti dalla Rifoma Dalema che per le attribuzioni alle Regioni di competenze e autonomia di spesa ha contribuito a creare dei mostri amministrati in settori nevralgici per la società e accelerato il processo di generale corruttela della pubblica amministrazione. 5. alcune urgenze personali mi tolgono il tempo per dilungarmi: aggiungo due cose dimenticate: a. questo paese non ha storia maggioritaria. Da Berlusconi n poi ci si affatica a proporre e imporre riforme in senso maggioritario con operazioni-riforme elettorali banditesche. Si grida allo scandalo oggi o ieri, ma pochi gridano allo scandalo per l'abbandono del sistema proporzionale, l'unico che davvero riconosce il diritto della rappresentanza; b. nei dibattiti che ascolto - a parte l'intervento di Di Egidio , che solo in alcuni passaggi coglie nel segno, il ritornello grillino, popolare, salviniano, della plebaglia, peraltro gratificata da diverse iniziative governtive, con prebende, erogzioni, leggi a favore ecc. ecc. è: mandiamo Renzi a casa, riduciamolo al silenzio, cacciamolo a pedate. E' un referendum sul governo e non sulla riforma della Costituzione. Debbo schierarmi con Brunetta? con lo sgrammaticato Di Maio? con l'ignorante Di Battista?con l'epigone del kgb baffino, che per due volte tradì Prodi? Con il magnate Ottuagenario riplasmato dalla incerta memoria e dall'inaffidabile stretta di mano? con la truculenza del rozzo Padano? Sinceramente no. Preferisco, come dicono l'indigeribile Feltri o il barbuto Cacciari, l'isterico Sgarbi per citarne alcuni, con sofferenza votare SI.
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10,100,1ooo volte NO alla schiforma di NAPOLITANO & VERDINI.
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@Avv. Pietro Ferrari, un sindaco o un consigliere regionale è retribuito per svolgere al meglio quello che dovrebbe già essere un impegnativo compito. Le pare normale che debba occuparsi anche dei lavori del parlamento, considerato che la riforma consentirebbe al senato di osservare e ridiscutere tutte le leggi approvate dalla camera? Per me, NO. È democrazia quando un partito, magari padronale, con un 25% di consensi potrebbe aquisire attraverso un ballottaggio e una legge super truffa un potere quasi assoluto? Per me, NO. Non solo per Renzi, che grazie alle sue politiche liberiste sta spingendo lavoratrici, lavoratori e classi sociali più deboli nelle grinfie dei demagoghi della destra, ma proprio perchè al peggio non c'è mai fine e gli aspiranti uomini soli al comando abbondano. Caro Arpinate, nemmeno a me piace la compagnia di Brunetta e Salvini, ma nemmeno quella di Verdini, di Marchionne, di Briatore, di banchieri, finanzieri e faccendieri che abbondano fra i sostenitori del si. Lo stesso Berlusconi ha condiviso le controriforme renziane e oggi prende timidamente le distanze solo per ragioni tattiche. Cosa avremmo da guadagnare nel tapparci il naso per aumentare i poteri di un governo generoso con i grandi evasori e forcaiolo con i poveracci che non hanno soldi per pagare il canone rai? Che senso avrebbe sostenere un governo che continua a regalare soldi a chi ne ha già tanti e risparmia su assistenza, scuola e stato sociale? Un governo sedicente di sinistra che porta avanti politiche classiste, come l'abolizione dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori, può fare danni molto più grandi di un governo dichiaratamente filo padronale, riconoscibile e per questo più semplice da contrastare. L'unica cosa da fare in questa drammatica fase storica è limitare i poteri di politiche e politici asserviti ai grandi interessi privati, ed evitare di aumentarli a dismisura.
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Tutti esperti costituzionalisti ed economisti, la verità è che per il popolo non cambierà un bel niente, la crisi resterà comunque , non è che se vince il NO/SI le fabbriche riapriranno e ci sarà lavoro per tutti , questo referendum si poteva benissimo evitare, il parlamento poteva benissimo decidere da solo, è stato eletto per decidere..........ed avremmo sicuramente risparmiato 500 milioni ( no bruscolini)..........
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COME SI FA AD ESSERE ANCORA PERPLESSI? CONDIVIDETE VOTATE E FATE VOTARE : NO
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Una comunicazione di servizio: abbiamo organizzato un pullman per partecipare alla manifestazione nazionale in sostegno del NO domenica 27 ("c'è chi dice No"). Partenza ore 10.00 ritorno previsto per le 00.00 (circa. Si ripartira da roma alle 21.30/22.00). Gli estremi per partecipare si trovano su fb: "C'è chi dice No (autobus da Teramo)" oppure chiamando al numero 3911777469. Grazie e buona giornata!
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IO VOTO NO senza se e senza ma
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Io voto no!nessuno sente il bisogno di cambiare la Costituzione! Qui contano solo l'onestà e la fermezza contro i ladri del futuro!
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Io voto no!nessuno sente il bisogno di cambiare la Costituzione! Qui contano solo l'onestà e la fermezza contro i ladri del futuro!