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La Pasqua all'Ospedale Mazzini tra timballo e scrippelle mbusse

3 minuti

Tutti felici, tutti pronti ad organizzare la gita di Pasquetta, mentre si pensa cosa fare il giorno di Pasqua. C'è chi cucina, chi prepara lo sdijuno.  (foto Timballo-maestro Maurizio Anselmi)
Le tradizioni teramane legate alla Pasqua non moriranno mai, anche a dispetto di chi vuole salvare agnelli che da tempo immemore rappresentano l'economia del nostro territorio. Non serve D'Annunzio a ricordarcelo, bastano i racconti delle nonne, il loro impegno a radunare figli e nipoti attorno a una tavola imbandita, con i più piccoli che attendevano la fine per rompere le uova di cioccolato e scoprire la sorpresa.Dietista Piersanti

Ma da sempre non è, e non sarà, Pasqua per tutti allo stesso modo. Ci sarà chi sarà costretto (di questi tempi viene da dire per fortuna) a lavorare, ma ci sarà anche chi la Pasqua la dovrà trascorrere in un letto di ospedale. Una situazione che non si augura a nessuno ma che quest'anno, per chi sarà ricoverato all'ospedale Mazzini di Teramo, ha un piccolissimo aspetto positivo. Si avvertirà la giornata di festa grazie al menù. Ricco, pasquale e, soprattutto, teramano. Il merito va dato alla responsabile del servizio di ristorazione del Mazzini, la dottoressa Anna Piersanti, dietista, che è incaricata di scegliere, a livello nutrizionale, quello che la Pap deve portare ogni giorno nelle diverse corsie ospedaliere.

E sarà un pranzo di Pasqua per i malati, logicamente quelli che non sono stati sottoposti dai  medici a particolari regimi alimentari. Il primo del menù di Pasqua sarà il classico timballo alla teramana. Scrippelle rigorosamente fatte nella cucina del Mazzini dalle cuoche che dovranno provvedere anche alla realizzazione delle pallottine.
Nulla di industriale, nulla che sembri a una mensa aziendale. Per secondo agnello. In due versioni: al forno e “cacio e ove”. Patate al forno e insalata di finocchio il contorno, prima del dolce.
L'agnello è di provenienza dall'Appennino. Anche in questo caso la tradizione alza la voce. Per tutti un fetta di Pizza di Pasqua accompagnata da un pezzetto di uovo di cioccolato. Un vero e proprio pranzo di Pasqua per cercare di portare un sorriso a chi soffre. Tradizionale anche il pranzo della vigilia, con pasta e ceci, baccalà al forno  accompagnato da patate e spinaci. 

<Per le feste abbiamo sempre cercato di far vivere un mometo di sollievo psicologico – ha sottolineato la dottoressa Piersanti – da quando seguo il servizio di ristorazione ho anche puntato molto sulla qualità, inserendo carne di razza marchigiana, frutta e verdura di stagione, laddove possibile a chilometri zero. Il riscontro è stato molto positivo ma anche le critiche sono sempre bene accette per migliorare e soprattutto per avere un ulteriore controllo, direttamente dai pazienti, sul servizio della Pap, che ha vinto la gara d'appalto>
I ricordi positivi portano la dottoressa Piersanti nel reparto di oncologia, lo scorso inverno, e la felicità di un malato ricoverato alla vista delle scrippelle mbusse. <E' previsto dalle linee guida inisteriali che il paziente riesca a sentirsi un poco coccolato, ciò allevia il peso della malattia, a volte riduce anche i tempi di degenza>.

Buona Pasqua a chi purtroppo dovrà trascorrerla in ospedale, buon pranzo. E la dottoresa Piersanti è pronta a sentire elogi e critiche da parte di ogni paziente ricoverato.

Fabio Capolla

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Commenti

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Chapeau!

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Finalmente una opera meritoria.........complimenti alla dott.ssa Puersanti ed un augurio di buona Pasqua a tutti i ricoverati ed un buon appetito a chi potrà' degustare questo gustosissimo menu'.
Carlo

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Mi fa piacere che per Pasqua si serva un padto decente. Dalla mia esperienza di ricoverata a Teramo nel mese di sett 2016 posso solo dire che, per sapere cosa stavo mangiando, dovevo ricontrollare il biglietto di accompagnamento soprattutto per il pesce (non si capiva cosa fosse) Brodo insipido, pasta salata, polpette piene di odori forse per camuffare la carne. Frutta e verdura a km 0, ma dove ???

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Gentile Patrizia Casaccia,
spesso molti utenti non segnalano (in questo caso alla Asl) per vie ufficiali (con mail o raccomandata, lettera ecc.) disservizi o pessimi servizi di società che vincono appalti pubblici. Accade che anche se a volte è noto che il servizio reso risulti pessimo, gli enti non hanno documenti che attesti ció e quindi si trova nell'impossibilità di prendere provvedimenti.