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Il corrosivo: Chi ha ucciso il Premio Teramo?

3 minuti

Ho le mie buone ragioni per dire che il sindaco Brucchi sia consapevole di aver affidato il Premio Teramo in pessime mani e che se ne rammarichi. Non ho altrettante buone ragioni per ritenere che sia pentito delle sue nomine, ma ne ho per sostenere che non sarebbe costato molto tenere in vita una delle iniziative più prestigiose, forse l’unica, della nostra città.
Tra le tante che si sarebbero potute salvare, non è certamente la più costosa: quattro paghe per il lesso ai giurati, quattro lire per l’organizzazione complessiva, qualche euro in più per i premi, che non sono mai stati troppo consistenti e non è detto che debbano essere per forza assicurati da enti e fondazioni che killer non certamente ignoti hanno assassinato.
Ho le mie buone ragioni per ritenere che il nuovo assessore (lo è davvero? lo sarà?) abbia la seria intenzione di tentare di risuscitare un Premio che è già morto, ammazzato non si sa da chi o forse sì. Penso che stia già attrezzandosi per praticare una decisiva respirazione bocca a bocca. Non so se gli verranno date un minimo di attrezzature necessarie per compiere l’operazione o se lo si lascerà profeta disarmato e lanciato allo sbaraglio o al fallimento.
Ho le mie buone ragioni per credere che il Premio Teramo sia sempre stato il fiore all’occhiello di ogni amministrazione comunale nel momento della sua massima eleganza, quando si  è presentata come fa il buon villano la domenica andando alla Messa con il vestito buono della festa.
Salvo a deporre vestito e occhiello nei momenti della povertà, quelli che costringono un sindaco ad apparire dimesso, con i vestiti logori di ogni giorno e qualche volta con le pezze al sedere. Ricordo ottime edizioni del Premio all’apice delle Giunte Chiodi, ricordi carenze ed assenze nei periodi crisi. 

Troppe volte questo Premio che nelle prime edizioni, almeno fino alla decima e qualcosa di più risultò brillante e in ottima forma, ha singhiozzato, sofferto, fino ad esalare l’ultimo respiro o quasi. Molte altre cose a Teramo hanno proceduto a singhiozzo, in un vai e vieni vergognoso, con decadimenti e improvvisi sussulti di orgoglio e di dignità, prima di ricadute vergognose. Ma in questi ultimi anni si è raggiunto il fondo del barile e il Premio è praticamente scomparso.
Perché? Disaffezione?
Mancanza di fondi, di iniziative o di che altro?
Chi lo ha ucciso e perché? Come sempre, la risposta è di genere kantiano e implica i ruoli del mezzo e del fine. Quando si scambia l’uno con l’altro succedono disastri. Sì che quando qualche sciagurato ha cominciato a considerare il Premio Teramo non più un fine, ma un mezzo per perseguire altri fini...

 

La spiegazione del delitto è tutta qui, credo. Ho buoni motivi per crederlo.

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Commenti

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purtroppo non è morto solo il Premio Teramo , ma anche la città, ma la colpa, se c'è una colpa, è anche di noi cittadini che non possiamo o forse non vogliamo resuscitare. Forse abbiamo imparato a subire e soffrire.. ma non è giusto per chi si dà da fare e vuole credere che non sia finita qui. E' ora di riprenderci quello che è nostro, che ci spetta di diritto... una città dignitosa!
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Prufessò, ma che Premio Teramo? Vu matte, nghe la sagre de li mmazzafame a Scaprijine? Ma che tti mattite? "Premio Teramo".... Auarde m'bò cussu...
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Magari, forse eh, chi sà, perché tale iniziativa a Teramo è rimasta nelle mani dei solitissimi noti, sia in giuria che alla segreteria. Magari perché il livello, anche a causa del bando di concorso, si era abbassato a tal punto da risultare ridicolo. Magari per l'organizzazione che non si è mai aperta alla cittadinanza, preferendo di gran lunga la frequentazione dei solitissimi (e due) conventicoli. Magari perché a Teramo si fa come con "Teramo Poesia": quattro incontri e una sola poetessa, peraltro l'immensamente brava Mariangela Gualtieri - il cui incontro, peraltro, si è tenuto a Atri. Insomma c'è qualcuno a Teramo in grado di occuparsi del "Premio Teramo"?